IL PERSONAGGIO
Pio Esposito non è più una promessa: il nuovo 9 dell’Italia è già qui
Sette gol in 13 presenze, un’altra rete decisiva contro la Turchia e una certezza che cresce partita dopo partita: Il ragazzo di Castellammare di Stabia ha iniziato a prendersi la Nazionale. Mancini lo accompagna, lui risponde sempre nello stesso modo: segnando
Pio entra, vede la porta e la prende. Ancora. È quasi diventata una piacevole abitudine per l’Italia di Mancini: quando il ragazzo di Castellammare di Stabia mette piede in campo, prima o poi il pallone finisce dalle parti della rete. Contro la Turchia è successo ancora una volta. Minuto 86, partita da chiudere, la palla che arriva sporca nell’area e lui che fa quello che sa fare meglio: esserci. Una zampata, 3-1, partita finita. E settimo gol in tredici presenze con la maglia azzurra.
Non è più una sorpresa. È un segnale. Anzi, una certezza che cresce partita dopo partita. Pio Esposito ha 21 anni, compiuti lo scorso 28 giugno, e un rapporto con la Nazionale che comincia ad avere numeri da centravanti navigato. Sette gol in tredici partite significano una media impressionante, soprattutto considerando che non sempre è partito dall'inizio e che il suo percorso in azzurro è ancora nella fase iniziale. Ma il dato più interessante non è soltanto quello statistico. È il modo in cui arrivano questi gol.
Pio non ha bisogno di dieci occasioni. Non pretende la partita perfetta per lasciare il segno. Gli basta uno spazio, un pallone vagante, mezzo metro. A Bursa, nella prima sfida contro la Turchia, aveva già mostrato questa qualità: prima l'assist per Kayode, poi il gol che aveva chiuso il 4-1. A Bologna, una settimana dopo, ha aspettato il suo momento entrando al posto di Scamacca e lo ha sfruttato nel finale. È il mestiere del centravanti. Quello vero. Mancini lo sa bene. E infatti lo sta accompagnando senza fretta, ma senza paura. Il commissario tecnico lo ha inserito dentro una Nazionale che sta cambiando pelle, affidandogli responsabilità sempre maggiori. Prima la convocazione, poi i minuti, poi i gol. Adesso la sensazione è che Pio Esposito non sia più semplicemente uno dei ragazzi del nuovo corso azzurro: sia uno degli uomini sui quali costruirlo.
Perché l'Italia ha bisogno di un centravanti. E possibilmente di un centravanti che abbia davanti a sé dieci anni di Nazionale. Scamacca resta un'opzione importante, Raspadori può giocare in più ruoli, Kean garantisce caratteristiche diverse. Ma Pio ha qualcosa che incuriosisce e convince: la fame del ragazzo che sa di essere arrivato in un posto speciale e contemporaneamente sente di non aver ancora fatto nulla. La sua storia azzurra è appena cominciata, eppure il tabellino racconta già una confidenza particolare con il gol.
C'è anche un dettaglio che dice molto del personaggio. A Bursa aveva giocato insieme al fratello Sebastiano, diventando con lui una delle coppie di fratelli schierate insieme nella storia della Nazionale. Pio aveva segnato il suo sesto gol in azzurro quella sera, dedicandolo alla nonna. Una notte di famiglia diventata anche una notte di calcio. Poi è arrivata Bologna. Altri minuti, altra rete.
E qui sta forse la differenza rispetto a qualche mese fa: Pio non sembra più un ragazzo che deve dimostrare di poter stare in Nazionale. Sembra un ragazzo che sta cominciando a chiedere spazio.
La sua crescita si incastra perfettamente con quella dell'Italia. Mancini ha cambiato molto, ha lanciato giovani, ha ridato identità alla squadra dopo il brutto esordio con il Belgio. In quattro partite gli azzurri hanno perso all'Olimpico, travolto la Turchia a Bursa, fermato la Francia a Parigi e battuto nuovamente Montella a Bologna. E dentro questa rivoluzione Pio Esposito ha trovato un posto sempre più grande. Non è ancora il titolare indiscusso. E forse non serve che lo diventi subito. Perché il lusso, oggi, è un altro: sapere di avere un ragazzo che può entrare e cambiare la partita. Un attaccante che non ha paura dell'area, che attacca la profondità, che sente la porta e soprattutto che sembra avere una relazione naturale con il gol.
Sette reti in tredici presenze non sono una promessa. Sono già un rendimento. Il resto lo farà il tempo. E lo farà Mancini, che dovrà decidere quando trasformare Pio da giovane talento da accompagnare a centravanti attorno al quale costruire l’attacco. Ma una cosa è già chiara: il nove dell'Italia del futuro potrebbe essere arrivato prima del previsto. Si chiama Francesco Pio Esposito. Viene da Castellammare di Stabia. Ha ancora tutto da dimostrare. Eppure, quando veste l'azzurro, sembra sapere esattamente dove mettere il pallone.