la storia
Il paradosso del pallone: Giovanni Malagò sarà il commissario di se stesso in Figc
La Giunta del CONI vota all'unanimità la gestione straordinaria della Federazione e affida i pieni poteri al presidente appena azzerato per il cavillo del tesseramento
Cambiano la veste giuridica e le attribuzioni dell’incarico, ma al vertice della Federazione Italiana Giuoco Calcio resta lo stesso protagonista. Il 6 ottobre 2026 la Giunta Nazionale del CONI ha approvato all’unanimità il commissariamento della FIGC, affidando la gestione straordinaria a Giovanni Malagò: lo stesso dirigente che, fino a pochi minuti prima, occupava la poltrona di presidente federale e la cui contestata eleggibilità aveva innescato uno dei più aspri confronti istituzionali degli ultimi anni.
L’intervento del Comitato Olimpico, concepito per sciogliere l’impasse sui requisiti della presidenza, si traduce così nel conferimento dei pieni poteri commissariali al medesimo attore della vicenda. Per cogliere la portata del paradosso occorre tornare al 22 giugno 2026, quando Malagò era stato eletto presidente della FIGC al primo scrutinio, con il 68,58% dei voti espressi dai 266 delegati dell’assemblea, distanziando nettamente Giancarlo Abete, fermo al 29,17%.
Un mandato ampio, successivo agli otto anni di gestione di Gabriele Gravina, che sembrava assicurare una maggioranza solida per avviare le riforme strutturali del sistema. La controversia è deflagrata sull’interpretazione dell’articolo 29 dello Statuto federale, in vigore dal luglio 2024, che disciplina l’accesso alle cariche elettive collegandolo alla regolarità del tesseramento alla data di presentazione della candidatura. Per la Procura Generale dello Sport, la norma presuppone l’esistenza formale del tesseramento al momento della candidatura; di segno opposto la tesi difensiva della FIGC, secondo cui la regolarità formale non esigerebbe necessariamente un tesseramento pregresso già attivo.
Il nodo, affiorato già il 9 giugno 2026 in un parere del Collegio di Garanzia sollecitato da un’interrogazione parlamentare del 19 maggio, è esploso pubblicamente il 1° ottobre, quando il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, ha annunciato la trasmissione a Giunta e Consiglio dei pareri legali sulla posizione di Malagò. Un clima di tensione altissima, segnato dallo scontro con il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, e dalle dimissioni di Diana Bianchedi da capodelegazione della Nazionale. Per evitare una conta traumatica in Giunta e una frattura dell’ordinamento sportivo, si è lavorato a una mediazione. Dopo un contatto telefonico nella serata della vigilia, Buonfiglio e Malagò si sono incontrati stamattina per circa venti minuti, poco prima dell’avvio dei lavori dell’esecutivo olimpico.
L’intesa politica ha consentito di convertire lo scontro frontale in una soluzione condivisa: azzerare la presidenza ordinaria per difetto di tesseramento e, contestualmente, riaffidare a Malagò la reggenza della Federcalcio in qualità di commissario straordinario. L’unanimità della Giunta ha sancito il superamento delle divergenze procedurali, pur lasciando irrisolte le differenti valutazioni di merito sulla legittimità dei passaggi precedenti.
In base allo Statuto del CONI e al decreto legislativo n. 15 del 2004, spetta ora al Consiglio Nazionale del Comitato Olimpico ratificare formalmente la proposta di commissariamento. Il Consiglio è stato convocato d’urgenza per le 14 del 6 ottobre, passaggio necessario per rendere efficace il provvedimento. Sul piano operativo, il passaggio dalla presidenza elettiva all’incarico commissariale modifica profondamente il mandato istituzionale. La durata della gestione straordinaria è fissata in un massimo di sei mesi, periodo nel quale il commissario dovrà garantire l’ordinaria amministrazione e condurre la FIGC a nuove elezioni. Il regolamento federale stabilisce che le candidature siano depositate almeno quaranta giorni prima dell’assemblea e pubblicate sul sito ufficiale con un anticipo minimo di trenta giorni.
L’affidamento della gestione straordinaria a Giovanni Malagò non è un unicum nella storia recente. Nel 2018 la Giunta del CONI, allora presieduta dallo stesso Malagò, deliberò il commissariamento della FIGC, indicando Roberto Fabbricini; fu poi Fabbricini ad affidare a Malagò la guida ad interim della Lega Serie A. Nel caso del 6 ottobre 2026, però, il paradosso è evidente: la perfetta sovrapposizione tra il presidente uscente, travolto dal nodo del tesseramento, e il commissario chiamato a ristabilire l’ordine federale. Solo la pubblicazione del provvedimento ufficiale e i successivi atti del Consiglio Nazionale chiariranno l’esatto perimetro dei poteri attribuiti a Malagò per traghettare la FIGC fuori dall’impasse.