Impianti sportivi
Celeste, “ultimo stadio” tra Comune e il Messina: «Così non è possibile»
Botta e risposta tra Palazzo Zanca e club. Il presidente Davis lamenta le difficoltà: «Servono condizioni di lavoro adeguate». La risposta di Basile: «Accolte tutte le loro richieste»
francesco triolo
Il pallone rotola pericolosamente nei corridoi di Palazzo Zanca. Una sorta di palla avvelenata per l'Amministrazione perchè l'appello del presidente del Messina Justin Davis ha scoperchiato una situazione che, allo stadio “Celeste”, è di difficile gestione da tempo. Da quando, in pratica, è stato riaperto all'utilizzo delle società. L'assenza di una gestione “comunale” ha comportato una sorta di autogestione delle società che però si è rivelata inadeguata. Dalla pulizia dei locali spogliatoi alla gestione degli orari di allenamenti. Perchè se il Messina ha tenuto per sé gli orari mattutini, non senza difficoltà soprattutto il sabato per la rifinitura, al Celeste dalle 15 alle 23 è un susseguirsi di allenamenti: Atletico Contesse, Messana, Virtus Messina, Atletico Messina, Real Gescal, più formazioni giovanili del Messina e delle società e la squadra femminile del Messina. E da questa settimana, nella palestra del Celeste sono arrivate anche le ragazze del volley. Con una gestione promiscua inopportuna degli spogliatoi...
Un sovraffollamento sottolineato anche dai tifosi del Messina con uno striscione appeso proprio in tribuna coperta al Celeste.
Il Messina di Davis, che prima ha chiesto e ottenuto il Franco Scoglio per tutta la stagione, adesso vorrebbe trasferirsi al Celeste per ridurre i costi di gestione e giocare lì anche le partite di campionato. Una disponibilità che, adesso, diventa complicata. Per questo la nota di Davis. «Quando sono arrivato a Messina, quasi per caso, mi sono innamorato della bellezza di questa città e del calore della sua gente», ha scritto il presidente. Il presidente rivendica inoltre l’impegno economico sostenuto nell’ultimo anno per salvaguardare il titolo sportivo ma, secondo Davis, le risorse economiche da sole non sono sufficienti. Servono condizioni di lavoro adeguate.
«Non possiamo pensare di vincere un campionato allenandoci in un campo dove, dopo un’ora e mezza, ci sono già due squadre in attesa», scrive Davis. Nel mirino anche la gestione della rifinitura del sabato, che sarebbe stata spostata alle 9 del mattino, e l’assenza di uno spogliatoio dedicato nel quale poter custodire le attrezzature della squadra.
Davis fa riferimento agli infortuni dovuti «al continuo cambio di campo tra lo stadio Celeste e il Franco Scoglio», un aspetto che anche il tecnico Torrisi aveva sottolineato nei giorni scorsi. Ma il passaggio più netto è quello che Davis fa nel finale della lettera. «Ho fatto una promessa e se non potrò mantenerla per la mancanza di strutture adeguate o per scelte che non tengono conto delle esigenze di chi rappresenta Messina sul campo, preferisco essere chiaro con la città che mi ha accolto: salutare e ringraziare tutti».
La nota del Messina ha colto di sorpresa Palazzo Zanca. E non è stata certo accolta bene. L’assessore Massimo Finocchiaro, che ha la delega agli impianti sportivi, ha dato mandato agli uffici di verificare tutte le richieste («esaudite») della società e il sindaco Federico Basile ha ricostruito le interlocuzioni sugli impianti sportivi: «Leggo con stupore le dichiarazioni del presidente dell’ACR Messina. La realtà raccontata oggi alla città non corrisponde a quella che emerge dalle comunicazioni ufficiali», ha detto con tono deciso.
«Le richieste sono cambiate più volte, l’Amministrazione ha seguito l’iter e garantito la disponibilità. Dialogo sì, ma nel rispetto delle regole e delle responsabilità di ciascuno». Quindi una ricostruzione, pec per pec, di tutta la corrispondenza tra Comune e Acr Messina. E una chiosa: «Il Comune mette a disposizione gli impianti che ha e continuerà a farlo nel rispetto delle regole e delle esigenze di tutte le società sportive della città. Non può però garantire a una sola squadra condizioni di utilizzo esclusive, sottraendo gli impianti alle altre realtà sportive».