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Il Calcio Catania e il tifo organizzato: storia d’un amore mai finito (e i risultati non c’entrano)

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Il Calcio Catania e il tifo organizzato: storia d'un amore mai finito (e i risultati non c'entrano)

Di Giovanni Finocchiaro

CATANIA -  I tifosi e il Catania. «Noi, voi, la maglia». C’è un patto di ferro tra una consistente fetta di sostenitori e la squadra (più l’allenatore). Un’intesa esclusiva senza il coinvolgimento della società, esclusa dall’affetto di chi per settimane non è entrato allo stadio perchè distante anni luce dalla gestione degli ultimi quattro anni.

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La novità dov’è? I catanesi non possono stare lontani dalla propria squadra, hanno intravisto spiragli di miglioramento. Hanno percepito come sia nato un gruppo di persone che hanno rinunciato ad altri ingaggi (o non hanno avuto richieste) e sono rimasti a Catania al di là di contratti, soldi (pochi) e prospettive di gloria.

Sporchi, speriamo anche cattivi. Con un portafoglio limitato. Sempre gonfio se si fa il paragone con 500 lavoratori di una catena di supermercati che hanno scaffali vuoti e saracinesche forzatamente abbassate e che aspettano di conoscere il proprio domani. Ecco, per favore, non facciamo paragoni perchè in questo caso, purtroppo, non ci sono accostamenti che tengono.
In ogni caso, il Catania (squadra) ha dato dimostrazione di impegno. Ed è raro, in una città che ha vissuto le glorie del recente passato e i tentativi di rinascita sulle macerie lasciate cinque anni fa, applauda una squadra reduce da due pareggi di fila senza gol.

Il pubblico ha scelto di tifare a prescindere. Quel pubblico che è entrato allo stadio, al meno. C’è chi ha deciso di allontanarsi perchè non ne può più e preferirebbe un azzeramento immediato. C’è chi spera in una cordata che abbia cifre e spessore per rilevare club e Torre del Grifo. Marzo porterà qualche spiffero importante, in questo senso.

Ci sono poi le scadenze. Lucarelli sabato scorso ha detto che non ci saranno problemi, nè sorprese di vario genere. Speriamo sia vero, perchè adesso arriva, dicevamo, un marzo pazzerello tra schiarite, piogge improvvise e altre scadenze da onorare.
E, poi, c’è (anche) il calcio giocato. Domenica Catania-Ternana potrebbe segnare una totale rinascita di una squadra che si è chiusa bene in difesa, ma che non segna. Mbende e Silvestri giganti, Calapai e Pinto che spingono e recuperano. Il centrocampo che frena e rilancia. E l’attacco? Silenzio, anche se con Beleck che sta entrando nel vivo del gioco si può solo migliorare, aspettando il recupero del miglior Curcio che nelle ultime due partite è stato impiegato part time e in condizioni fisiche precarie.

Lunedì la squadra s’è concessa una pausa, ieri ha ripreso a lavorare e oggi a Torre del Grifo ci sarà un allenamento a porte aperte, proprio per permettere al pubblico di stare vicino alla squadra anche in una giornata infrasettimanale assistendo a uno degli allenamenti pomeridiani del Catania. Piccoli gesti dovuti da tempo, ma attesi da una tifoseria che, comunque, s’interroga sul futuro degli etnei e sul ruolo che avrà l’amministratore Di Natale da qui a fine stagione e forse anche oltre. C’è da stabilire se con l’attuale proprietà o se ci sarà un cambio dirigenziale. Di Certo l’ad non è un traghettatore o un personaggio di comodo o di secondo piano.

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