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Olimpiadi, rischio Italia senza bandiera né inno

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Olimpiadi, rischio Italia senza bandiera né inno

Di Redazione

Per lo sport italiano il tempo ora è davvero scaduto. Mercoledì mattina si riunisce il Comitato esecutivo del Cio e, tra gli argomenti all’ordine del giorno, c'è anche la questione della mancata autonomia del Coni. Una vicenda che si trascina da oltre due anni, da quando cioè la riforma inserita in Finanziaria dall’allora sottosegretario con delega allo sport Giancarlo Giorgetti ha trasformato Coni Servizi in Sport e Salute, società che ha inglobato dipendenti e asset del Comitato olimpico nazionale e i cui vertici sono nominati direttamente dal Governo. Il problema, sollevato dal Cio già nel giugno del 2019, in occasione dell’assegnazione all’Italia dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, e poi ribadito a più riprese nei 18 mesi successivi attraverso incontri e lettere, non ha trovato soluzione nella legge delega. Neanche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è riuscito a dare seguito alle promesse fatte al numero uno del Cio Thomas Bach, che ora insieme al Comitato esecutivo valuta le possibili sanzioni per l’Italia: gli atleti azzurri rischiano di partecipare ai Giochi di Tokyo senza bandiera e inno.  Una possibilità, però, "espressamente vietata dalla carta olimpica", ha ribadito Malagò: "Sport e Salute è legittimamente il braccio operativo del Governo e i comitati olimpici nazionali non possono operare tramite l’Esecutivo". 

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"Bisogna mettere avanti l’immagine del Paese - ha dichiarato Simone Valente, due anni fa aveva sostenuto in prima linea la riforma Giorgetti da responsabile sport del Movimento 5 Stelle - Serve un intervento chirurgico da parte del Governo, da fare il prima possibile in modo che venga ridata autonomia al Coni. Serve una soluzione per mettere un punto una volta per tutte a questa situazione". Dal suo canto il presidente e ad di Sport e Salute, Vito Cozzoli, ha rilanciato l’ipotesi del contratto di servizio: "Creare doppioni con nuove Spa sarebbe uno spreco di risorse e un ritorno al passato. La realtà è cambiata, questa soluzione andrebbe scongiurata", ha dichiarato Cozzoli, rimarcando come la Sport e Salute "mai abbia inciso o tentato di incidere sull'autonomia del Coni, dai dipendenti agli acquisti fino ai fornitori. Per questo abbiamo proposto una soluzione istituzionale, peraltro sollecitata proprio dal Coni nel settembre 2019, un contratto di servizio per garantire autonomia totale al Comitato". 

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