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Ekipe Orizzonte, il trionfo delle donne straordinarie

Di Redazione

Catania. Quando vinci tanto si rischia che i trionfi vengano dati per scontati. Questo è l’errore più grosso da commettere, perché vincere è difficilissimo. Perdere è assai più semplice. L’Ekipe Orizzonte Catania ha sollevato nel cielo di Padova il suo 21° scudetto e ha trionfato al termine di una stagione complicatissima, condizionata dalla pandemia e da alcuni passaggi a vuoto che ne hanno minato il percorso.

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Ha vinto al termine di una serie di finale contro un avversario di altissimo livello, cui va dato merito di aver tenuto testa alle catanesi fino all’ultimo rigore dell’ultima partita. Ma alla fine ha vinto l’Orizzonte. Ancora un volta.

Alla guida di questa squadra che è ormai leggendaria ci sono due donne, due amiche. Una è Martina Miceli e fa l’allenatrice, l’altra è Tania Di Mario e di professione fa la presidente e sono loro la marcia in più della squadra.

Tania, per come è arrivato, è questo lo scudetto più importante?

«Forse tutto quello che è successo nell’ultimo anno e mezzo tra pandemia, posticipi, rinvii, sconfitte eccellenti, problemi negli spostamenti e negli allenamenti ha complicato il percorso. Forse è per questo che alla fine diventa tutto più eletrico».

La mancata qualificazione del Setterosa alle Olimpiadi ha reso fragili alcune vostre giocatrici. E’ stato quello il momento più difficile?

«L’avere scelto in squadra cosi tante atlete della Nazionale, in un anno cosi importane come questo, è stato un rischio. Ma abbiamo fatto scelte sulle persone e sapevamo che se le cose fossero andate male sarebbe stato difficile. Abbiamo sperato fino alla fine, anche per loro, che il Setterosa si qualificasse per Tokyo. Io sono stata atleta e so il dolore che si prova. Non poter partecipare, in un’età critica come poteva essere per alcune di loro, è peggio di esserci e poi perdere. Quell’avvenimento ha fatto sì che in un secondo alcune di loro non riuscissero a giocare normalmente, quella sconfitta ha pesato troppo, fino all’ultima gara giocata a Padova».

A proposito di gara 5, lei l’avrebbe voluta giocare?

«Chi ha fatto la giocatrice a questi livelli, è inevitabile che abbia il desiderio di giocare certe partite. Queste sono gare che restano nel cuore per sempre. E’ stato bello vedere giocare le nostre ragazze ed è stato bello aver visto Martina guidarle fino alla fine. Mi sono emozionata».

La festa c’è già stata?

«Dopo gara-5 siamo rimaste a Padova e siamo andate a cena con tutte le persone che ci hanno sostenuto in questa stagione particolare. Credo sia un momento importante per chiudere insieme, questa stagione».

Aiello, Gorlero e Garibotti pare lasceranno la pallanuoto, si sta chiudendo un ciclo per l’Orizzonte?

«Credo proprio di sì, ma ne eravamo consapevoli, tutto quello che è successo in questo anno ci ha condotti verso questa considerazione. Ma sono felice che le ragazze se la siano giocata al meglio, è importante nella vita di un’atleta chiudere da vincenti, se lo meritano, poi non so se ci ripenseranno come ho fatto io che ho smesso 7 volte (ride di gusto, ndc). In questo momento stanno riflettendo sul cosa fare, ma tutte sanno che la porta è aperta».

Tornando alle Finali, ci sono stati dei momenti in cui avete creduto fosse una serie stregata?

«Non abbiamo mai pensato che la sfortuna ci avesse voltato le spalle, volevamo solo pensare al momento e questo è stato il segreto. A volte abbiamo pensato che qualcosa stesse andando contro di noi, come dopo gara-1 persa ai rigori, dopo che il rigore di Viacava era dentro nettamente e non è stato visto. Ma in quel momento abbiamo pensato che non serviva a nulla recriminare, abbiamo girato pagina e guardato avanti. In certi frangenti ognuno si comporta come crede, noi siamo andate avanti perché pensavamo di potercela fare, dovevamo solo uscire dall’acqua sapendo di aver dato tutto. Il resto contava poco».

Dopo gara- 4, Padova ha criticato aspramente l’arbitraggio...

«Io mi sono dispiaciuta, ammetto che mi ha fatto stare male. Ho grande esperienza di finali giocate e ho visto tanti errori e sbagli, tra questi, ripeto, il rigore di Viacava trasformato e non assegnato dalla direzione arbitrale. Ma mai, in passato, un singolo errore ha determinato una serie di finale, mi hanno insegnato che se si vuole una cosa, e si ha un’altra opportunità, fai ancora in tempo a conquistarla. Aggiungo che è la prima volta, da quando sono presidente, che mi dispiace per la squadra che non ha vinto. Per le ragazze, per la società e per l’allenatore. So cosa stanno provando».

Ci vuole spiegare il suo rapporto con Martina Miceli?

«Quando ho smesso di giocare è stato naturale continuare ad aiutarla, l’allenatore credo sia la parte più importante di una squadra. Lo credevo prima e lo credo ancora di più adesso che faccio il presidente. Tutti noi abbiamo il compito di sostenerla, ma il lavoro più grande lo fa lei. Mi piace pensare che quello che abbiamo fatto insieme lo abbiamo fatto con un metodo diverso. Da donne, con pregi e difetti, ma il metodo ha portato risultati importanti e di questo ne vado fiera. Vuol dire che delle donne che hanno fatto pallanuoto possono dirigerla».

E se un domani il Ct del Setterosa fosse una donna?

«E se fosse Martina? Sarebbe bello».

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