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L'Akragas si salva, ecco il pagellone di fine anno

Lega Pro: protagonista il tecnico Lello Di Napoli, il voto più basso al patron Giavarini. Il più alto al portiere Pane

L'Akragas si salva, ecco il pagellone di fine anno

Il pagellone di un’annata di Lega Pro dell’Akragas conclusa con una salvezza che sa di miracolo per via delle vicissitudini societarie, il quasi smantellamento nel mercato di gennaio, la giovane età – forse troppo giovane età - della squadra e la rosa corta a disposizione di Lello Di Napoli. E i voti sono alti, altissimi, perché l’impresa è di quelle da ricordare.

Pane, 9 – Forse ha toppato una sola partita di tutte quelle giocate quest’anno, quella con la Reggina. Ma se l’Akragas resta in serie C è perché Pasquale Pane a Melfi, nel play out di andata, ha letteralmente salvato l’Akragas da una dèbacle che poteva essere talmente pesante che al ritorno sarebbe stata impossibile da recuperare. Sempre sicuro, sempre concentrato. E se vogliamo mescolare il sacro e il profano va detto che una volta ad Agrigento si conosceva come miracoloso solo il pane di San Calogero, da oggi c’è anche il Pane che sta in porta.

Russo, 7,5 – L’Akragas ha giocato a tre là dietro e lui è stato la prima alternativa, ma non il titolare. Qualche errore, ma alla fine e a conti fatti ha retto la pressione anche perché sa fare il centrale e l’esterno, quindi ha dalla sua la duttilità. Bene in tutti e due gli spareggi contro il Melfi.

Riggio, 8 – A ventuno anni si è trovato titolare in Lega Pro e non ha mai deluso le aspettative perché è stato una delle colonne della difesa biancazzurra. Di gol l’Akragas ne ha presi sì tanti, ma se si vede anche lo score delle altre squadre, anche di quelle che si sono salvate senza passare dai play out, non è stato male. Protagonista dello sfortunato autogol contro il Melfi, ma la sua è stata una deviazione fortuita, e protagonista anche di un salvataggio sempre contro il Melfi che ha evitato lo 0 a 2 che avrebbe chiuso quasi certamente i giochi.

Thiago Cazè 8,5 – Una ottima stagione quella del centrale e capitano brasiliano biancazzurro, che ha passato tutte le fasi dei primi due anni di Lega Pro: quasi sparito nel disastro Legrottaglie, recuperato con Pino Rigoli e leader con Lello Di Napoli. Per una squadra che ha spesso subìto l’iniziativa degli avversari lui non è mai affondato.

Mileto, 8 – Arrivato tra i dubbi nel mercato di gennaio, anzi era a febbraio ed era svincolato, si è saputo conquistare la sua fetta di gloria nella lotta per la salvezza. Ha dovuto colmare il vuoto di Marino e Carillo e, con il senno di poi, non è andato per nulla male. Anzi.

Bramati, 8,5 – Anche lui è arrivato da svincolato e circondato dai dubbi e dalle perplessità. Eppure il centrocampista si è subito inserito in squadra e, al netto di qualche problema fisico, è stato l’uomo che ha completato il reparto agrigentino. Forse quando è stato in campo non si è mai notato, ma si è invece sentita la sua mancanza quando non è potuto scendere in campo. Significa che per questa squadra è stato importante.

Palmiero, 8 – La sua stagione non è stata negativa perché il ragazzo ha una buona tecnica ed è stato uno dei migliori piedi del centrocampo biancazzurro. Ma sul suo bilancio pesano due errori decisivi perché (forse) sono costati dei punti in classifica: il rigore sbagliato contro il Lecce e l’espulsione con la Juve Stabia. Ma dai suoi piedi è passato il gioco dell’Akragas.

Coppola, 8 – Tra i più giovani di un gruppo di titolari già molto giovane che qualche volta ha sentito la pressione. Però ha sempre giocato, in tanti ruoli e si è sempre adattato. Duttile e utile. Se l’Akragas si è salvata il merito è anche suo. E ha praticamente sempre giocato perché la panchina corta ha imposto a tutti gli straordinari.

Pezzella, 8,5 – Peccato per le ultime giornate dove a causa dell’infortunio alla spalla non è potuto scendere in campo e la squadra ha sentito la sua mancanza. Della sua stagione però resta impresso nella mente di tutti l’eurogol che ha affondato il Catania all’Esseneto.

Sepe, 8,5 – Forse uno dei migliori dell’Akragas targata Di Napoli, una squadra dove lui, a 25 anni, è stato costretto a fare quasi da chioccia ai compagni. Magari tecnicamente non è Garrincha, però ha sempre messo in campo voglia e tenacia. Per chi deve salvarsi in Lega Pro sono caratteristiche fondamentali.

Longo, 8,5 – Ha giocato in quasi tutti i ruoli di centrocampo e pure in attacco dove gli è mancato solo di fare il centravanti. Ha segnato in campionato solo un gol, ma è stato il gol più importante di tutto l’anno perché è quello che ha regalato la salvezza all’Akragas. Il giudizio non può prescindere da questo perché nel calcio conta non solo quanti gol fai, ma anche quando lo fai. Longo ha segnato al 78’ il gol che i tifosi dell’Akragas ricorderanno per sempre e che racconteranno ai nipotini più o meno così: “Sai una volta all’Esseneto? Stavamo quasi per retrocedere, poi Longo ha segnato e ricordo solo che ho gioito così tanto che ho abbracciato mezza curva (o gradinata, o tribuna, fate voi).

Leveque, 8,5 – Uno che ha solo 18 anni, che gioca (bene) il play out di andata e che in quello di ritorno dà l’assist decisivo per il gol salvezza, è stato, nonostante il numero limitato di presenze, comunque decisivo. Di Napoli ci ha sempre creduto ed ha avuto ragione.

Salvemini 8 – Peccato che sia mancato per infortunio per quasi mezzo campionato perché il ragazzo è fisicamente forte (anche se fragile). La tecnica è da affinare, ma è (pure lui) giovane. I suoi gol anche se pochi sono risultati importantissimi per vincere a Caserta e per passare in vantaggio contro il Catania all’Esseneto (più altri due, ininfluenti, uno a Castellammare di Stabia e un altro all’Esseneto contro l’Andria).

Cocuzza 8 – Forse è arrivato un po’ bollito ad Agrigento e non è forse un caso che sia durato solo un mese e mezzo tra marzo e aprile quando ha dato – con tre reti consecutive - una spinta fondamentale all’Akragas: rigore dell’1 a 0 a Taranto, rigore della vittoria in casa col Matera e gol decisivo contro il Siracusa. Da qui il voto nettamente positivo. Ma quattro anni fa era arrivato per fare panchina ad Agrigento in serie D, come pensare che potesse fare di meglio da titolare in LegaPro e con 4 anni in più? Ma bollito o meno è sempre stato corretto, mai una parola o un gesto fuori posto (anche quando dagli spalti sono piovute, per usare un eufemismo, aspre critiche).

Klaric 8 – Quando tutti si sono chiesti come mai Di Napoli abbia schierato a Melfi Cocuzza e non Klaric la ragione c’è e non è stata una follia del tecnico. Klaric è rimasto fuori perché prima viene il gruppo e poi il singolo. Il mezzo punto in meno è solo per questo, perché il ragazzo comunque si è guadagnato la sua pagnotta con due gol importanti a Messina e in casa con la Casertana. E il gol salvezza col Melfi nasce da una sua caparbia azione.

Cochis, 8 – Il campo lo ha visto poco, poche volte da titolare, ed ha segnato 2 gol, uno che poi è servito a poco a Siracusa (ma se avesse segnato il 3 a 0 forse l’Akragas non avrebbe perso) e quello che ha regalato un successo importante a Vibo contro la Vibonese

Addario, 8 – E’ il secondo portiere, ma poteva essere decisivo quando in casa, contro la capolista Foggia, ha parato il rigore a Mazzeo. Poi Di Piazza ha gelato l’Esseneto, però lui quando è stato chiamato in causa non ha mai fallito.

Sicurella, 8,5 – La sua favola l’ha vissuta quando al 96’ di Akragas Fondi ha segnato l’euro gol che ha regalato all’Akragas un insperato pareggio. Indimenticabile. Persino Maurizio Capraro lo speaker tifoso non aveva capito chi cavolo fosse quel ragazzo che aveva segnato quel gol spettacolare.

Caternicchia e Rotulo 8 – Ragazzini della juniores che qualche volta sono stati gettati nella mischia. Si sono fatti le ossa, vedremo l’anno prossimo se con una rosa più ampia avranno più tempo per maturare.

Marino, Salandria, Zanini e Gomes, 8 – Se ne sono andati, forse nonostante la loro volontà, a gennaio e nonostante tutto Zanini e Gomes restano i capocannonieri dell’Akragas con sei gol a testa. Di Zanini resta soprattutto il gol al 90 a Massimino di Catania che ha regalato all’Akragas uno storico successo. Marino in difesa è stato un baluardo, Salandria uno che poteva fare nell’arco della stessa partita almeno cinque o sei ruoli diversi.

Carillo, Carrotta s.v. - Non hanno lasciato pressoché traccia prima di essere ceduti.

Raffaele Di Napoli, allenatore, 10 – Ha avuto la squadra di gran lunga più giovane del campionato, uno dei budget più bassi dell’intero girone, la rosa più striminzita che si ricordi in terza serie, eppure non ha mai mollato e ha sempre tenuto ben salda la barra del timone. La salvezza è un miracolo ed è lui il principale artefice. Certo, l’Akragas non ha giocato quasi mai bene (forse mai) ma il convento passava questo pane e lui lo ha fatto diventare un bel cannolo alla crema. Chapeau.

Marcello Giavarini, patron, 5 – Sì, va bene: due anni fa senza di lui l’Akragas non si sarebbe iscritta al campionato e di questo gliene siamo grati. Ma in questi due anni però ha spesso mollato e poi ci ha ripensato, in un tourbillon di dichiarazioni alcune delle quali anche fuori contesto, come quando si lamentava dei cori contro il Licata. Dai… Deve decidersi una volta per tutte: o fa l’imprenditore nel calcio, accettando anche le regole del mondo del calcio, che è diverso da quello delle aziende dove lui è abituato ad operare, o forse è meglio che passi la mano. Il problema è però serio: a chi la deve passare la mano? Vedremo da qui a luglio.

Silvio Alessi, presidente, 9 – Se l’Akragas, nonostante tutto, sia ancora viva è il merito è suo perché ha fatto da cuscinetto tra il mondo Giavarini e la cosiddetta minoranza della società che non si sono mai troppo amati (anzi, forse si detestano). Ha tenuto insieme i pezzi quando sembrava che tutte fosse sul punto di andare in frantumi. E c’ha pure messo un sacco di soldi di tasca sua. Silvio è sì ricco, ma non abbastanza per mantenere da solo una squadra in terza serie.

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