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Lo studio siciliano che ha misurato l'onda d'urto di una supernova

Di Redazione

Uno studio condotto dal gruppo guidato da Marco Miceli (nella foto), dell’Università di Palermo e associato presso l’Osservatorio astronomico di Palermo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) ha permesso di misurare gli effetti delle onde d’urto generate dall’esplosione di una supernova, l’atto finale di una stella morente che ha esaurito il proprio combustibile nucleare. Esplosioni che producono nello spazio interstellare un’impennata delle temperature di milioni di gradi. Lo studio italiano è stato pubblicato sulla rivista Nature Astronomy.

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Gli autori, grazie alle osservazioni ai raggi X del satellite della Nasa Chandra e a simulazioni al computer, hanno studiato il processo di riscaldamento estremo che subiscono gli atomi pesanti nelle regioni dove oggi si trova il resto della supernova 1987A, esplosa circa 168.000 anni fa nella Grande Nube di Magellano, una delle galassie vicine di casa della Via Lattea. Un processo di riscaldamento diverso da quello che si può sperimentare sulla Terra.


Per Miceli, «mentre nell’atmosfera terrestre il riscaldamento dovuto all’interazione con l’onda d’urto è mediato dalle collisioni fra le molecole d’aria, negli ambienti astrofisici le collisioni fra particelle non sono efficaci viste le basse densità in gioco, e il meccanismo di riscaldamento è, invece, associato a fluttuazioni elettromagnetiche. A differenza di quanto accade sulla Terra, inoltre - ha concluso Miceli - gli ioni più pesanti vengono riscaldati molto più di quelli leggeri». Lo studio, secondo gli autori, aiuterà a capire la fisica delle esplosioni delle supernove, tra i più violenti fenomeni del cosmo. 

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