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La mobilità sostenibile muove i primi passi con un'App siciliana

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La mobilità sostenibile muove i primi passi con un'App siciliana

Di Giorgia Lodato

Un anno fa il finanziamento per lanciare un’applicazione che rispondesse ai concetti di sport city e mobilità sostenibile. Oggi Ustep, piattaforma made in Sicily in fase di sperimentazione, sta già riscontrando un enorme successo tra i tester che l’hanno scaricata, con circa 250 download per una media di 50 utenti attivi ogni settimana. Si può dire che Ustep sia già un’istituzione tra i runners, gli sportivi e gli amanti delle lunghe passeggiate, che ogni giorno si attrezzano con scarpe comode e tanta buona volontà per camminare, collezionare step coins e scalare la classifica settimanale. Non solo a Catania, ma anche in Italia e in Europa.

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«Attraverso i social promuoviamo la possibilità di diventare tester di Ustep e partecipare alla crescita dell’app, anche usufruendo di piccoli vantaggi», spiega Marco Loteta, ceo e co-founder insieme ad Antonio La Rocca, Andrea Cantarella, Federico Pardu e Federico Pagliara, che hanno recentemente inglobato nel team anche Alberto Porto e Antonio Russo. «L’aspetto che più sta funzionando - continua Loteta - è quello del concetto di gioco. Le persone si sentono parte di un ecosistema e si sfidano per vincere il titolo di Ustepper che ha fatto più passi all’aperto». Sono quelli che si trasformano in step coins e dunque in premi, che stimolano i runners ad andare sempre più lontano. Sostenuti anche da una vera e propria community attiva su Facebook che ha lo scopo di creare un contatto diretto con chi sta testando l’applicazione, agevolare la comunicazione degli aggiornamenti e dare la possibilità di far parte concretamente del mondo Ustep dando consigli, stilando le pagelle settimanali e promuovendo una competizione sportiva sana. «Ci voleva Ustep per farmi camminare», «mi sento stimolato», «faccio molta più attività» dicono gli utenti che la stanno testando arrivando a fare anche 98 mila passi settimanali, che gareggiano anche, ma non solo, per vincere gadget brandizzati come mascherine, borracce, magliette, pantaloncini, ma anche buoni sconto in negozi del territorio. Come Zoe, che rappresenta la prima partnership volta a sostenere le imprese locali e il commercio a km 0. Ustep, infatti, non è solo un gioco. «Il nostro valore cardine è la sostenibilità - chiarisce Marco Loteta - un connubio importante tra la persona e l’ambiente. E dopo il risultati ottenuti per il black Friday, che per noi è stato un “victoria Friday”, su questo ci stiamo muovendo anche per il futuro, aumentando il valore dei passi segnalando quanta CO2 si risparmia muovendoci a piedi».

«Da quando ho scaricato Ustep mi sono messa in testa che voglio partecipare alla maratona di New York, oltre al cammino di Santiago», afferma scherzando, ma neanche tanto, Sabrina Savoca, 29 anni, avvocato che sta studiando per il concorso di Magistratura. Sabrina ha vinto le prime due challenges, ma si è sempre garantita un posto sul podio. «Sono arrivata a fare 27 chilometri in un giorno, l’idea di Ustep mi piace tantissimo e l’ho sposata subito perché di base ho sempre fatto sport e camminato a piedi. Mi rilassa perché è l’unico momento della giornata in cui posso ascoltare musica, ragionare e riflettere. Tra l’altro mi sono resa conto che studio e lavoro meglio».

Da quando l’ha scaricata, dice, non può più farne a meno. «È bellissimo vedere i passi convertiti in step coins e sapere che c’è un sistema premiante per una cosa banale, che non ti costa nulla e ti regala dei premi. La competizione con gli altri è simpaticissima, qualche giorno fa stavo studiando e all’improvviso mi sono alzata e sono uscita a camminare perché ho visto che mi stavano raggiungendo. È un ottimo modo per tenersi in forma e mantenersi in contatto, soprattutto in questo periodo in cui molte cose non si possono fare, ma camminare e stare all’aria aperta sì. Insomma, fa bene a tutti. All’ambiente, alle persone, allo spirito. E anche se l’applicazione è ancora in fase di test e i ragazzi siano molto giovani, trovo che l’organizzazione sia molto professionale, anche nella risoluzione dei problemi».

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