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il caso

Barbie ascolta, non solo posa: Mattel presenta la prima bambola che rappresenta l’autismo

Dalla cuffia antirumore al fidget spinner, passando per uno sguardo laterale: un nuovo modello di inclusione entra in vetrina. Ma dietro gli accessori c’è una strategia industriale (e culturale) più ambiziosa.

Fabio Russello

12 Gennaio 2026, 18:47

Barbie ascolta, non solo posa: Mattel presenta la prima bambola che rappresenta l’autismo

Mattel ha proposto la prima Barbie pensata per rappresentare persone con disturbo dello spettro autistico. Un lancio che apre un fronte nuovo nel mercato dei giocattoli e accende una discussione cruciale: come si racconta la neurodiversità senza ridurla a un cliché?

La nuova Barbie arriva nella linea Barbie Fashionistas, la più sperimentale e inclusiva della casa di El Segundo. È frutto di un lavoro di oltre 18 mesi con l’Autistic Self Advocacy Network (ASAN), associazione guidata da persone autistiche, e — per la campagna francese — con la content creator Rofrane Bambara (nota come “Mumofquad”), madre di quattro gemelli autistici e voce seguita sui social. L’obiettivo dichiarato: mostrare “alcuni” modi in cui l’autismo può manifestarsi, evitando la trappola del modello unico.

Sul piano del design, i dettagli contano. Le braccia sono articolate a gomiti e polsi per consentire movimenti auto‑stimolatori — una forma di stimming che molte persone nello spettro usano per regolare l’input sensoriale. Lo sguardo è leggermente decentrato, per riflettere il fatto che non tutte le persone autistiche mantengono il contatto visivo diretto. Gli accessori non sono un vezzo estetico: le cuffie antirumore aiutano a mitigare la sovrastimolazione sensoriale; il fidget spinner offre un canale di autoregolazione; il tablet per la CAA (Comunicazione Aumentativa e Alternativa) richiama gli ausili usati da chi comunica tramite simboli. Anche l’abbigliamento segue criteri “sensory-friendly”: un abito ampio, con tessuti meno a contatto con la pelle, e scarpe basse per stabilità.

Un ulteriore segnale, spesso trascurato: il volto della bambola incorpora tratti ispirati a donne di origine indiana, una scelta nata — spiegano i partner del progetto — per rappresentare gruppi sottorappresentati nella comunità autistica e, insieme, ampliare la diversità etnica della gamma.

Prezzo, distribuzione e la “politica” dello scaffale

Il modello è proposto a 11,87 dollari al lancio negli Stati Uniti, con disponibilità immediata su Mattel Shop e nei punti vendita Target a partire da oggi, 12 gennaio 2026; l’arrivo negli store Walmart è previsto per marzo. Prezzo accessibile e distribuzione capillare non sono dettagli logistici: in categoria giocattolo, l’accessibilità è spesso il primo discrimine tra rappresentazione simbolica e rappresentazione che “arriva davvero” nelle mani dei bambini.

Come ricorda la responsabile globale della categoria bambole, Jamie Cygielman, l’inclusione è diventata un asse strategico della gamma: dalla Barbie con sindrome di Down lanciata nel 2023 al modello con diabete di tipo 1 dell’estate scorsa, fino alle versioni con protesi, apparecchi acustici, vitiligine, sedia a rotelle e corpi “tall”, “petite” o “curvy”. Questa nuova Barbie si inserisce in una traiettoria industriale che ha già riposizionato il brand dopo il boom cinematografico del 2023, con un messaggio: il gioco come spazio in cui ogni bambino può “vedersi”.

Dal giocattolo alla cultura: cosa cambia per bambine e genitori

C’è un particolare che colpisce: la nuova Barbie visualizza il “non vedere” — con quello sguardo laterale che rifiuta il contatto visivo obbligato — e normalizza oggetti di supporto come cuffie antirumore o fidget spinner. È un gesto simbolico e pratico insieme: nel gioco, una bambina può sperimentare che “guardare altrove” non è maleducazione, ma una strategia; che l’auricolare non è un travestimento, ma un aiuto. E che alcuni bambini comunicano con simboli su un tablet. È così che si sposta la norma: non riducendo tutto a “differenza speciale”, ma mostrando comportamenti quotidiani.

Anche il ruolo di Rofrane Bambara come ambasciatrice in Francia non è di contorno. La sua esposizione mediatica — costruita nel racconto della vita con i quattro figli nello spettro — aiuta a collegare il prodotto a storie reali, spesso complesse, e a una rete di famiglie che cercano legittimazione sociale più che “ispirazione”. La campagna francese punta proprio su questo ponte tra retail e comunità.