il personaggio
Blanco torna tra i banchi: perché un fenomeno pop decide di ripartire dal Liceo delle Scienze Umane
A 22 anni, il cantautore bresciano rientra in classe per riprendersi un diploma lasciato indietro nel 2021: tra lezioni di latino, una stagione di riflessione dopo la bufera dell’Ariston e un nuovo capitolo artistico in arrivo
Torna sui banchi Blanco, all’anagrafe Riccardo Fabbriconi, 22 anni. Non per una visita lampo, non per una sorpresa Instagram: per studiare. Si è iscritto al Liceo delle Scienze Umane e ha ricominciato da dove aveva interrotto nel 2021, quando la musica lo aveva strappato alla classe per spingerlo di colpo in cima alle classifiche. Un gesto semplice e radicale insieme, che racconta meglio di mille dichiarazioni l’urgenza di trovare un nuovo baricentro dopo anni corsi a perdifiato.
Dal boato dell’Ariston al silenzio della classe
Per capire il peso simbolico di questa scelta bisogna riavvolgere il nastro. Tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, Blanco è il volto della nuova ondata pop italiana: con Mahmood vince il Festival di Sanremo 2022 grazie a Brividi, brano che polverizza il record di stream in 24 ore su Spotify Italia con 3.384.192 ascolti e vola fino al quinto posto nella classifica globale della piattaforma. A maggio rappresenta l’Italia all’Eurovision Song Contest 2022 e chiude al 6° posto. Sono numeri, ma non solo: sono il termometro di un’energia generazionale che lo catapulta ovunque, dai palazzetti ai social, fissandolo nella memoria collettiva come l’enfant prodige che trasforma l’urgenza in canzone.
Poi, l’altra faccia del successo: la caduta, pubblica e rumorosa. Nella prima serata di Sanremo 2023, ospite con il singolo “L’isola delle rose”, Blanco perde la calma per un problema tecnico e prende a calci le composizioni floreali sul palco. Fischi, indignazione, indagini per danneggiamento: la clip fa il giro del Paese e la narrativa intorno a lui cambia in un istante. Il caso finirà con l’archiviazione e l’assoluzione, ma la ferita di immagine resta, insieme alla stanchezza di chi si scopre al centro di un frullatore mediatico.
Una pausa necessaria, nuove canzoni per gli altri
Quell’episodio, e soprattutto ciò che ne è seguito, spiega perché oggi il ritorno a scuola non sia un semplice “buon proposito”, ma un capitolo coerente di un percorso di ricentratura. Tra 2024 e 2025, invece di forzare la mano con un rientro da protagonista all’Ariston, Blanco sceglie la retrovia: non gareggia a Sanremo 2025, ma firma testi e melodie per altri, cominciando da La cura per me di Giorgia (scritta con Michelangelo), brano tra i più discussi e apprezzati dell’edizione, e proseguendo con contributi per Irama e Noemi. Un lavoro d’autore che lo restituisce alla musica da un’altra angolazione, meno esposta e più concentrata sull’essenziale: la scrittura.
La collaborazione con Giorgia va oltre il Festival e approda in studio: nell’album “G” (uscito il 7 novembre 2025) compare una versione a due voci del brano, segno di una sintonia artistica che resiste alle mode. È la prova che il ragazzo capace di incendiare streaming e stadi ha voluto rallentare l’onda per recuperarne il senso, spostando il fuoco dal clamore al mestiere.
Scuola e palco: due strade che si incrociano
Il rientro in classe non significa spegnere il palco. Tra 2023 e 2025 Blanco ha tenuto insieme lavoro in studio, due prime volte negli stadi (Roma e Milano, 4 e 20 luglio 2023) e un progressivo riordino delle priorità. Per il 2026 si prepara la stagione del ritorno “pieno”, con un nuovo album e un tour nei palazzetti, senza la scorciatoia di Sanremo. È una scelta di tempo e di misura: dopo l’esposizione e la sbandata, un percorso graduale, fondato su canzoni nuove e una temperatura emotiva diversa.
Un futuro più largo: album, palazzetti, maturità
Il 2026 si annuncia come un anno spartiacque: da una parte la maturità (con l’obiettivo di chiudere un conto aperto), dall’altra un disco che dovrà fare i conti con l’asticella alzata da “Blu celeste” e “Innamorato” — rispettivamente sette volte platino e doppio platino — e con un linguaggio che, c’è da scommettere, porterà dentro anche il laboratorio dei classici. In mezzo, un tour nei palazzetti per rimettere le canzoni davanti alle persone, senza scorciatoie televisive. È un ritorno che promette energia, ma con un diverso grado di coscienza: non più la corsa per dimostrare di “esistere”, quanto la volontà di essere la versione migliore di sé.