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il processo

"Non è solo su di me": Harry trasforma la sua battaglia contro il Daily Mail in un test per l’etica dei media britannici

Al Royal Courts of Justice il dibattimento: accuse di intercettazioni, investigatori privati, un fronte di personalità famose e costi legali milionari

22 Gennaio 2026, 11:12

"Non è solo su di me": Harry trasforma la sua battaglia contro il Daily Mail in un test per l’etica dei media britannici

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Alla Royal Courts of Justice il Prince Harry alza la mano destra, giura e poi fissa il banco dei legali della controparte. Il silenzio si spezza quando pronuncia una frase che ricuce anni di rancori e carte bollate: “Questa causa non riguarda soltanto me”. Il duca di Sussex trasforma così l’ennesimo capitolo della sua guerra ai tabloid in una contesa simbolica: non una faida dinastica, ma un banco di prova su cosa significhi, oggi, interesse pubblico e diritto alla privacy. Con voce a tratti spezzata, afferma che le tecniche di raccolta illecita di informazioni adottate dal gruppo editoriale del Daily Mail hanno “reso la vita di Meghan un inferno assoluto”, minando relazioni, fiducia e salute mentale. La difesa respinge tutto: “accuse infondate, pretestuose e tardive”.

Il cuore dell’accusa: intercettazioni, false identità, investigatori privati

Al centro del processo c’è l’azione legale contro Associated Newspapers Ltd (ANL), editore del Daily Mail e del Mail on Sunday. Secondo i querelanti, tra cui Prince Harry, il gruppo avrebbe attuato una “pratica chiara, sistematica e prolungata di raccolta illecita di informazioni” tra il 1993 e il 2018: intercettazioni di messaggi vocali, ascolto in diretta di telefonate, uso di investigatori privati, pedinamenti, accesso abusivo a dati sensibili, stratagemmi ingannevoli per ottenere informazioni confidenziali. La tesi della difesa è speculare: le notizie contestate sarebbero frutto di fonti lecite, tra cui persone vicine ai protagonisti e contatti maturati in contesti pubblici; nessuna “phone hacking” o “bugging” a carico dei giornalisti del gruppo.

Durante l’udienza Harry consegna una dichiarazione scritta in 23 pagine e affronta un controinterrogatorio serrato. Ribadisce che “non c’erano falle nella mia cerchia sociale”, negando che amici o conoscenti abbiano rivelato informazioni confidenziali. In più, segnala una costante: se le fonti fossero state legittime, sostiene, non ci sarebbe stato bisogno di investigatori pronti a scavare nell’intimità della sua vita privata.

Chi c’è con Harry: un fronte trasversale

Nella causa contro ANL non c’è solo la figura ingombrante del duca. Con lui hanno presentato istanza altre sei personalità molto diverse tra loro, unite dal racconto di un’intrusione sistematica: il cantautore Sir Elton John e il regista David Furnish, che parlano di violazioni percepite come una minaccia alla sicurezza della loro famiglia e dei figli; l’attrice Elizabeth Hurley e la collega Sadie Frost, che denunciano un monitoraggio costante di relazioni, spostamenti, routine familiari; l’attivista Baroness Doreen Lawrence, madre di Stephen Lawrence, per la quale le presunte pratiche illecite avrebbero riaperto ferite mai rimarginate e il politico Sir Simon Hughes, che indica nella macchina dei tabloid un apparato capace di condizionare reputazioni e carriere.

Il disegno comune, sostengono, è l’uso “normalizzato” di metodi illegali per alimentare il ciclo delle notizie, con l’avallo (o la consapevolezza) di giornalisti e dirigenti. Associated Newspapers rigetta con forza l’idea di una “cultura” dell’illegalità: parla di calunnie volte a screditare “professionisti seri” e annuncia che chiamerà in aula ex direttori e cronisti per confutare, punto su punto, la ricostruzione avversaria.

Il campo di gioco: numeri, tempi, articoli

L’istruttoria si concentra su circa 50 articoli contestati in capo all’editore; per Harry, in particolare, sono al centro 14 pezzi apparsi tra il 2001 e il 2013, che a suo dire non sarebbero spiegabili senza ricorrere a informazioni trafugate. La durata stimata del dibattimento è di nove settimane, con un impegno processuale che potrebbe protrarsi fino a inizio primavera 2026. Stime di stampa indicano costi legali potenzialmente nell’ordine di decine di milioni di sterline: si è parlato fino a 38 milioni di sterline, qualora il contenzioso scivolasse in ulteriori gradi o si allargasse a nuove istanze.