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il caso

Tiberio Timperi, la diffamazione alla ex finisce in prescrizione: quindici anni di carte e ferite

La Corte d’Appello di Roma dichiara prescritto il reato, ma conferma il risarcimento per l’ex moglie

29 Gennaio 2026, 19:32

Tiberio Timperi, la diffamazione finisce in prescrizione: cosa resta dopo quindici anni di carte e ferite

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A Roma, nella sede della Corte d’Appello – terza sezione penale – cala il sipario sul processo per diffamazione che vedeva imputato Tiberio Timperi. Un processo nato da frasi pronunciate e scritte nel 2010, diventate cassa di risonanza nei settimanali dell’epoca, e che hanno innescato un lungo duello giudiziario con l’ex moglie, Orsola Adele Gazzaniga. Il reato si prescrive, ma non tutto si spegne: i giudici riconoscono le statuizioni civili in favore della donna. 

La decisione di oggi: la prescrizione non cancella tutto

La terza sezione penale della Corte d’Appello di Roma ha dichiarato “estinta per intervenuta prescrizione” l’accusa di diffamazione a carico di Tiberio Timperi, confermando però, “ai soli effetti civili”, quanto stabilito nei precedenti gradi di giudizio a favore di Orsola Adele Gazzaniga. In sostanza: sul piano penale non si va oltre, ma sul piano civile la responsabilità resta e la persona offesa ha diritto al risarcimento. È il meccanismo previsto dall’articolo 578 del codice di procedura penale, che permette al giudice dell’impugnazione di decidere comunque sulle domande di natura civile quando il reato è dichiarato estinto per prescrizione. Una soluzione giudicata compatibile con i principi costituzionali dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 2/2026 depositata il 16 gennaio 2026.

I fatti all’origine del caso: interviste, una lettera e parole che hanno fatto male

Per ricostruire il contesto bisogna tornare al 2010. In quel periodo Timperi rilasciò interviste a vari settimanali raccontando le difficoltà di un padre separato: parlò di ostacoli nella relazione con il figlio nato dal matrimonio con Gazzaniga, arrivando – secondo i capi d’imputazione – ad accusare l’ex coniuge di “sottrazione di minore” e di “manipolare” il bambino. Circolò anche una lettera firmata dal conduttore e pubblicata da un periodico il 10 settembre 2010, nella quale rivendicava il diritto dei “padri separati” a vedere i figli, denunciando un sistema che – a suo dire – favorirebbe la madre affidataria. Quelle affermazioni spinsero Gazzaniga a sporgere querela per diffamazione.

Il primo grado del 2018: ammenda e risarcimento da quantificare

Otto anni dopo i fatti, nel 2018, il Tribunale monocratico di Roma ha ritenuto Timperi colpevole di diffamazione, condannandolo a un’ammenda di 1.500 euro e rimandando la quantificazione del danno in sede civile. La decisione fu accolta con soddisfazione dal legale di Gazzaniga, l’avvocato Attilio Soriano, che sottolineò la “dolosa falsità” di quelle accuse. La sentenza di oggi non riscrive quel passaggio: ne ferma gli effetti penali per decorso del tempo, ma lascia intatte le conseguenze sul fronte civilistico.

Quando la prescrizione matura in appello o in Cassazione, l’articolo 578 c.p.p. prevede che il giudice possa comunque pronunciarsi “ai soli effetti civili” se in primo grado c’è stata una condanna al risarcimento (anche generica). Proprio quanto avvenuto nel caso Timperi: reato estinto, ma riconoscimento a Gazzaniga del diritto al ristoro per il danno all’onore e alla reputazione. La Corte costituzionale, con la recente sentenza n. 2/2026, ha confermato la legittimità di questo schema, ritenendo che non violi la presunzione di innocenza.

Un matrimonio breve, un contenzioso lungo

Tiberio Timperi e Orsola Adele Gazzaniga si erano sposati nel 2005: il matrimonio, stando alle ricostruzioni di stampa, durò meno di un anno; da quella unione è nato un figlio, oggi ventenne. Negli anni successivi alla separazione la conflittualità è salita: incontri, provvedimenti, incomprensioni. Il pubblico ha conosciuto la vicenda soprattutto attraverso le parole del conduttore, all’epoca volto noto dei programmi mattutini della Rai, che in più occasioni si è definito “padre negato”. Quelle parole, oggi è definitivo, sono costate un processo e un risarcimento.

Perché nel 2018 arrivò la condanna

Quando nel 2018 il tribunale condannò Timperi a un’ammenda di 1.500 euro, la decisione si fondò sull’idea che alcune espressioni – anche se inserite in un discorso più ampio – travalicassero il perimetro della critica al “sistema” e colpissero direttamente la reputazione di Gazzaniga, attribuendole condotte specifiche (tra cui la “sottrazione di minore”), non coperte dall’esimente del diritto di cronaca o di critica. Il tribunale rimandò poi a separata sede la quantificazione del danno. Oggi, la Corte d’Appello non riscrive quella ricostruzione: prende atto del tempo trascorso e applica le regole sulla prescrizione, salvaguardando però il profilo civile in capo alla persona offesa.