31 gennaio 2026 - Aggiornato alle 08:55
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Dalle “Letterine” al prime time: chi erano e perché oggi si torna a parlare di Passaparola (e dei pettegolezzi)

Un ritorno di fiamma tra nostalgia, ascolti e polemiche: lo spettatore rivede le “lettere” girare sul tabellone, mentre fuori dallo studio divampa il caso Corona-Scotti e, intanto, il profilo professionale di Silvia Toffanin esce dall’etichetta del passato

30 Gennaio 2026, 18:46

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Dalle “Letterine” al prime time: perché oggi si torna a parlare di Passaparola

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Sono tornate di "moda" le “Letterine” di “Passaparola”. La memoria emotiva è potente, e con essa le domande: che fine hanno fatto le ragazze che animavano lo show e che sono di recente tornate al centro dell'attenzione dopo le rivelazioni di Fabrizio Corona? 

Il ritorno preserale di Scotti (e la nuova “coppia” con Samira Lui)

Nell’ultimo anno televisivo Gerry Scotti ha riportato stabilmente “La Ruota della Fortuna” nella fascia preserale-access di Canale 5, affiancato da Samira Lui, che gestisce il tabellone e interviene con curiosità e raccordi: una riedizione fedele allo spirito del format, modernizzata nel ritmo e nella serialità quotidiana. È la presenza vivace di Samira – formatasi tra tv generalista e reality – a riaccendere la memoria di un’altra “spalla” femminile storica: le Letterine. E i numeri dicono che la scelta ha inciso, con serate da oltre 4,7 milioni e punte oltre il 24-25% di share nell’access, nei momenti più competitivi della stagione. “La Ruota” versione 2025 è accreditata ufficialmente tra i programmi di punta dell’access di Mediaset, con Scotti al timone e Samira Lui al tabellone, formula ribadita nelle schede e nei materiali editoriali di Mediaset Infinity

Le accuse di Corona e le smentite: i fatti verificati

Sul rifiorire dell’attenzione si è innestata la miccia delle accuse lanciate da Fabrizio Corona in un episodio del suo format online “Falsissimo”: insinuazioni su presunti comportamenti scorretti di Gerry Scotti con “più di trenta” ex Letterine ai tempi di “Passaparola”. Immediata la risposta del conduttore, rilasciata in un’intervista al Corriere della Sera e ripresa da numerose testate: “Sono presunte rivelazioni di venticinque anni fa. Sono semplicemente false. Mi sopravvalutano ad attribuirmi relazioni con più di trenta ragazze”. Scotti ha inoltre spostato il focus sul rispetto dovuto alle donne coinvolte nel dibattito, oggi professioniste e madri, stigmatizzando la “viralità” delle menzogne “a scopo di lucro”.

L’eco social del caso ha chiamato in causa, a vario titolo, anche alcune ex Letterine: tra i contenuti circolati, spicca la reazione veemente di Ludmilla Radchenko, che sui social ha mostrato chat in cui prende le distanze dal racconto di Corona e protesta per essere stata trascinata nel tritacarne. Un tassello di contesto, testimoniale, che conferma quanto il tema sia sensibile per chi quell’esperienza l’ha vissuta davvero.

Sui fatti, oggi, il quadro verificabile è uno: a fronte di accuse non supportate da riscontri indipendenti, Gerry Scotti ha opposto smentite nette, e diverse ex colleghe – tra prese di distanza e inviti alla prudenza – hanno rifiutato la narrazione scandalistica. In assenza di elementi probatori, lo spazio giornalistico è quello dell’accuratezza: riportare fedelmente accuse e smentite, e ricordare che l’onere della prova spetta a chi afferma.

Il paradosso mediatico è sotto gli occhi di tutti: l’etichetta “Letterine” torna in trend mentre molte di quelle giovani professioniste hanno costruito carriere solide, o hanno scelto altre strade di vita, lontane dai riflettori. La genealogia del ruolo – spesso ridotto a cliché – racconta invece una palestra televisiva, con coreografie, presenza scenica, tempi comici, gestione del live. E con sbocchi differenti: Alcune hanno intrapreso percorsi artistici o di conduzione, altre sono migrate verso il cinema o la moda; altre ancora hanno cambiato vita. L’elenco è lungo e stratificato, e include – tra le figure più celebri – Ilary Blasi e, appunto, Silvia Toffanin

La traiettoria di Silvia Toffanin

Se c’è un profilo che smonta la retorica della “valletta di ieri” è quello di Silvia Toffanin. Ex Letterina nelle prime stagioni del quiz, Toffanin ha operato una transizione rara, passando dalla presenza scenica alla conduzione giornalistica. È iscritta all’albo dei giornalisti professionisti dal 2004, titolo che certifica un percorso redazionale e deontologico oltre l’intrattenimento.

Nel 2006 eredita la conduzione di “Verissimo”, trasformato da rotocalco quotidiano a talk settimanale di interviste e costume: una sfida editoriale che la vede tuttora al timone, con ascolti spesso competitivi nella fascia pomeridiana del weekend.

Nel 2007 si laurea in Lingue e letterature straniere all’Università Cattolica del Sacro Cuore, relatore Aldo Grasso: un tassello culturale che ha accompagnato la sua metamorfosi professionale.

Negli ultimi anni ha affiancato la guida di “Verissimo” a speciali e prime serate, sperimentando linguaggi più confidenziali e celebrativi, come “This Is Me”, e consolidando una cifra personale che privilegia l’intervista empatica, senza rinunciare alla verifica.

Sul piano biografico, la relazione con Pier Silvio Berlusconi – oggi alla guida editoriale di Mediaset – si mantiene da oltre vent’anni, a riprova di una stabilità privata che ha camminato in parallelo con quella professionale. Le cronache rosa la collocano tra i volti “istituzionali” della rete, ma la tenuta di “Verissimo” nel tempo ha certificato soprattutto una leadership di conduzione e un riconoscimento del pubblico.

Che fine hanno fatto le Letterine: uno sguardo utile al presente

Rispondere alla domanda “che fine hanno fatto” significa aggiornare la mappa: alcune ex Letterine hanno consolidato posizioni di primo piano (la già citata Toffanin, Blasi), altre hanno cambiato settore (dalla pittura all’imprenditoria), altre ancora hanno scelto vite lontane dalla tv. Ma il vero punto è come raccontarle oggi: non come “ex di”, bensì come professioniste con percorsi differenti. Il compito del giornalismo – specie quando il tema si accende – è proprio questo: tenere insieme dati, storia, presente, e sottrarre le persone allo stereotipo.