IL RITRATTO
Giada De Blanck, dall’Isola ai palazzetti: ritratto aggiornato di una figlia d’arte che ha scelto il dietro le quinte
Dalla tv alla pallavolo passando per le lingue: l’inedita parabola di una “contessina” che ha trasformato la notorietà in lavoro manageriale, tra studio, sport e discrezione
Una sala gremita, i loghi del Coni sullo sfondo, l’eco dei palloni che rimbalzano nei video celebrativi. In prima fila, non in posa ma operativa, Giada De Blanck coordina sponsor, ospiti e atlete: badge al collo, telefono in una mano, scaletta nell’altra. Oggi ha annunciato la morte della madre, la contessa Patrizia De Blanck.
Chi ricorda Giada De Blanck, unica figlia della contessa - come “naufraga” tv resta spiazzato: la seconda classificata alla prima edizione de L’Isola dei Famosi oggi è una dirigente che parla più di progetti che di passerelle. È l’istantanea che racconta meglio la sua metamorfosi: da volto televisivo a professionista della comunicazione sportiva, con una scelta netta di campo maturata lontano dai riflettori.
Le origini: un cognome ingombrante, una biografia in controtendenza
Nata a Roma il 18 febbraio 1981, Giada De Blanck è come detto l’unica figlia della contessa Patrizia De Blanck e del console Giuseppe Drommi. Un’infanzia e adolescenza inevitabilmente associate a un cognome celebre, che negli anni Duemila l’ha resa riconoscibile al grande pubblico. Ma la sua traiettoria personale non si è esaurita davanti a una telecamera. Nel suo percorso, infatti, compaiono lo studio delle lingue straniere, la gavetta televisiva, l’exploit nei reality, quindi una progressiva e consapevole ritirata, fino alla svolta manageriale in ambito sportivo.
La “palestra” tv: Miss Italia, Chiambretti, L’Isola
L’avvicinamento al piccolo schermo comincia con il circuito dei concorsi di bellezza: tra fine anni Novanta e 2000, Giada prende parte a Miss Italia raggiungendo la fase conclusiva della kermesse (fonti concordano su “finale” o “semifinale”: dato che le graduatorie ufficiali variano a seconda delle edizioni, è prudente indicare che arrivò almeno alla fase nazionale). Questa vetrina le apre le prime porte mediatiche.
Nel 2002-2003 diventa presenza del talk “Chiambretti c’è” su Rai 2, una palestra in cui affina confidenza con platee e dirette.
Il salto di popolarità arriva nel 2003 con la prima edizione de L’Isola dei Famosi su Rai 2, condotta da Simona Ventura e ambientata nella penisola di Samaná (Repubblica Dominicana): 57 giorni di gara, 11 concorrenti, finale il 14 novembre 2003. Vince Walter Nudo, Giada è seconda. In quell’edizione subisce anche una profonda ferita alla caviglia durante una prova, suturata con 14 punti: decide comunque di proseguire, episodio che la consacra volto “tenace” presso il pubblico.
Il giorno in cui restarono in due: la semifinale che cambiò tutto
Nella penultima puntata, l’8 novembre 2003, l’eliminazione di Adriano Pappalardo e Davide Silvestri spalanca a Giada la finale contro Walter Nudo. Le cronache del tempo restituiscono il clima: televoti serrati, lacrime in diretta e un ultimo atto che la vedrà “vicecampionessa”. Un passaggio decisivo per l’immagine pubblica della giovane romana.

Dopo l’onda lunga della ribalta: studio, discrezione e un addio progressivo alla tv
All’indomani del reality, Giada De Blanck partecipa come ospite e opinionista a vari programmi, ma progressivamente sceglie altro: potenzia la formazione linguistica, coltiva la comunicazione e inizia a esplorare ruoli organizzativi dietro le quinte. Una traiettoria non rumorosa, ma coerente con un temperamento che – al netto del cognome – rifugge sovraesposizioni non necessarie. Le ricostruzioni più affidabili parlano di un allontanamento via via più netto dalle apparizioni tv entro la metà degli anni 2010.
La svolta: la pallavolo come lavoro, valori e missione
Il vero cambio di passo arriva nel 2017, quando Giada entra nel management della Giò Volley Aprilia: tesserata come dirigente, si occupa di eventi, pubbliche relazioni, prima squadra e sviluppo relazioni con sponsor e territorio. Il suo ruolo di PR Manager e dirigente viene descritto come “regia” tra area sportiva e commerciale, con un impegno a 360 gradi che include anche progetti sociali e la rappresentanza del club in contesti istituzionali. È la sua seconda vita professionale, in cui mette a frutto competenze linguistiche e comunicative.
Non solo campo: eventi, charity, territorio
Nel racconto della Giò Volley compaiono iniziative solidali e progettualità territoriali – dalle serate di fine stagione alle raccolte fondi e ai momenti dedicati a bambini e famiglie – dove la gestione degli eventi e la PR ricoprono un ruolo strutturale. In questa cornice, la figura di Giada funge da interfaccia tra società, istituzioni sportive (FIPAV Lazio), sponsor e media locali, contribuendo a dare al club un’identità comunicativa coerente.
Il rapporto con la madre, la cronaca più recente e il peso degli affetti
L’identità pubblica di Giada De Blanck resta intrecciata alla figura della madre, Patrizia De Blanck, icona pop della tv italiana, scomparsa a 85 anni l’8-9 febbraio 2026 (la notizia è stata diffusa il 9 febbraio). L’addio affidato ai social da Giada restituisce la misura di un legame che è stato familiare e professionale: “coraggio, forza e luce” sono parole che ricorrono nel messaggio di congedo. Un dolore composto, condiviso con discrezione.
Allo stesso modo, la biografia familiare include la figura del padre, Giuseppe Drommi – console di Panama – scomparso nel 1999 per un tumore: un lutto che Giada ha ricordato più volte come spartiacque umano. Le ricostruzioni biografiche collocano il matrimonio dei genitori nel 1971 e la sua nascita nel 1981, dati che aiutano a mettere in fila cronologie spesso confuse nel mare del web.
L’impatto dell’“Isola” sui numeri: contesto e memoria collettiva
La prima edizione de L’Isola dei Famosi non fu solo un trampolino personale: segnò un cambio di passo per Rai 2, con puntate-evento e picchi di share tipici dei grandi appuntamenti. Tra il 19 settembre e il 14 novembre 2003, il reality catalizzò l’attenzione raccontando dinamiche inedite per l’epoca, con Giada tra i volti-chiave del racconto mediatico. In più di un’occasione, la sua presenza in studio e sull’isola divenne oggetto di parodie e citazioni, ulteriore prova dell’eco culturale dell’edizione inaugurale.
Studi e lingue: un capitale invisibile ma decisivo
Se c’è un filo rosso nel dopo-tv di Giada, è il ritorno testardo alle lingue: lo studio universitario e l’uso professionale in ambito sportivo e corporate sono un capitale invisibile che spiega tante scelte. Nelle interviste, Giada sottolinea di parlare quattro lingue e di lavorare su dossier che richiedono contatti con aziende, istituzioni e territori diversi: un profilo più vicino a una PR manager che a una ex concorrente di reality.