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Quanto costano davvero le monarchie in Europa: dal balzo del budget britannico alla sobrietà spagnola

Tra restauri da centinaia di milioni, rendite secolari e piccoli grandi aumenti, ecco come e perché i conti dei reali tornano (o non tornano)

16 Febbraio 2026, 12:28

Quanto costano davvero le monarchie in Europa: dal balzo del budget britannico alla sobrietà spagnola

Tra restauri da centinaia di milioni, rendite secolari e piccoli grandi aumenti, ecco come — e perché — i conti dei reali tornano (o non tornano)

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Il cantiere a Buckingham Palace è aperto. E la monarchia si misura qui, nel costo della manutenzione di un edificio che non può permettersi di invecchiare. È dentro questo retroscena, poco fotogenico ma decisivo, che leggere il brusco aumento del bilancio della monarchia britannica: un salto da £86,3 milioni a £132,1 milioni per l’esercizio 2025/26, spinto dal meccanismo della Sovereign Grant e dalla necessità di completare il grande “Reservicing Programme” di Buckingham Palace. E mentre a Londra si discute di cavi, tubi e nuovi mezzi di trasporto per i reali, a Madrid il bilancio della Casa de S.M. el Rey resta fermo a €8.431.150 nel 2026, con un sobrio +1,5% delle retribuzioni per i membri attivi. Due modelli che raccontano molto più di quanto non sembri, se li si osserva con gli strumenti giusti.

Il cuore del sistema britannico è una formula: la Sovereign Grant, fissata oggi al 12% degli utili netti del Crown Estate registrati due anni prima. Nel 2023/24 l’ente patrimoniale della Corona ha segnato profitti record per circa £1,1 miliardi, sospinti dall’onda lunga dei canoni e delle opzioni legati all’offshore wind. Ne deriva, per il 2025/26, una sovvenzione di £132,1 milioni, pari a un aumento in valore assoluto di oltre £45 milioni rispetto all’anno precedente. È vero che nel 2023 la quota era stata ridotta dal 25% al 12% per contenere proprio l’“effetto vento” sul bilancio reale; resta però che, con utili così elevati, anche il 12% “pesa”.

Accanto alla formula, c’è il cemento (e la storia): il Reservicing Programme di Buckingham Palace, un cantiere decennale da £369 milioni per sostituire impianti elettrici e meccanici ormai obsoleti e ridurre rischi di incendio e allagamento. Nel 2024-25 il Grant è rimasto a £86,3 milioni (con una quota dedicata proprio ai lavori), ma l’accelerazione di spesa sul biennio successivo ha reso più visibile l’impatto del programma. Un ritorno, se vogliamo, anche in termini di fruizione pubblica: l’East Wing — quella del celebre balcone — si è aperta per la prima volta ai tour, contribuendo ad alzare gli introiti extra da £21,5 milioni. Modernizzazione, dunque, ma anche tentativo di parziale “auto-finanziamento” attraverso i visitatori.

C’è poi il capitolo trasporti ufficiali, spesso simbolico e quasi sempre contestato. I costi di viaggio nel 2024-25 sono saliti a circa £4,7 milioni; in parallelo, la decisione di ritirare il Royal Train entro il 2027 illumina un’idea di monarchia più leggera nei simboli ma non per questo meno mobile: l’asse si sposta su elicotteri e voli a minor impatto, anche grazie all’uso di biocarburanti dove possibile. Il contesto britannico vede inoltre una più ampia modernizzazione della componente rotary delle forze armate che, sebbene non “royal” in senso stretto, forniscono capacità e supporti operativi impiegati anche in trasferte ufficiali. Segnali coerenti con l’idea di una Household più efficiente, seppur ancora costosa.

Se Londra accelera, Madrid tiene la barra dritta. Il bilancio 2026 della Casa de S.M. el Rey resta fissato a €8.431.150, invariato dal 2021. All’interno, le retribuzioni dei membri attivi crescono dell’1,5%: Felipe VI a €290.000, Letizia a €160.000, Sofía a €131.000. Nessuna assegnazione per Juan Carlos I né per le figlie dei sovrani. Contestualmente, la struttura ricalibra la spesa: personale in calo di oltre il 22% per effetto di aggiustamenti interni e riallocazioni; più risorse invece su beni e servizi e investimenti (questi ultimi in forte aumento per l’ammodernamento di dotazioni e sistemi). Un’impostazione sobria, con un accento ormai stabile su trasparenza e pubblicazione dei dati.

Un confronto rapido aiuta a contestualizzare. Nei Paesi Bassi, la “Begroting van de Koning” per il 2026 prevede complessivamente circa €60,8 milioni tra indennità costituzionali e spese funzionali, con la particolarità — spesso discussa — del regime fiscale del Sovrano e dei membri della Casa d’Orange-Nassau. Per le sole “A-component” (le indennità personali), le cifre 2026 restano nell’ordine di €1,163 milioni per Willem-Alexander, €461.000 per Máxima, €658.000 per Beatrix, €345.000 per Amalia (che negli anni di studio ha rinunciato in gran parte all’emolumento). Numeri che, presi da soli, possono perfino superare gli stipendi spagnoli, ma che si inseriscono in un quadro di costi operativi più ampio e trasparente.

L’Europa monarchica rimane dunque un mosaico: il Regno Unito con una dote agganciata a un grande patrimonio commerciale pubblico e a un cantiere-simbolo; la Spagna con un bilancio misurato e stabile; i Paesi Bassi con un sistema iper-strutturato e periodicamente sotto i riflettori dell’opinione pubblica. Il punto comune è l’esigenza di giustificare, ogni anno, come e perché si spende.