22 febbraio 2026 - Aggiornato alle 13:57
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Itinerari

La cascata da scoprire nel Parco dei Nebrodi: un "salto" magico e fragoroso di 30 metri

Un luogo di grande bellezza e suggestione, una passeggiata nella natura tra "pagghiari", "Serra dei ladri" e Marmitta dei Giganti"

18 Febbraio 2026, 18:41

21 Febbraio 2026, 18:03

La cascata del Catafurco, un "salto" fragoroso nel Parco dei Nebrodi

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Le giornate si allungano, il bel tempo sembra fare capolino, un tepore di primavera inizia a colorare i fine settimana. Il periodo ideale per andare a scoprire tesori a due passi da casa. La Sicilia oltre alle più note località turistiche, ai beni archeologici e culturali conosciuti in tutto il mondo, alle spiagge caraibiche, offre scorci insoliti e di grande suggestione. Per chi cerca un luogo di grande bellezza e non troppo frequentato a contatto con la natura vale assolutamente la pena di andare a vedere la Cascata del Catafurco, a meno di due ore da Catania. Ci troviamo nel Messinese, nel Parco dei Nebrodi, ricco di paesaggi naturalistici, vicino a Galati Mamertino. Si tratta di una bellissima cascata di 30 metri alimentata dal torrente San Basilio, una gita facile e adatta a tutti soprattutto in questo momento o in primavera  quando la cascata è ancora alimentata e il “salto” fragoroso e davvero suggestivo. E in più, si può camminare senza soffrire la calura estiva.

Da Catania il percorso più semplice è arrivare percorrendo la Catania-Messina e poi la Messina-Palermo  (oppure andare a Floresta, da lì a Tortorici, quindi verso Galati Mamertino con una strada particolarmente tortuosa ma con paesaggi bellissimi) uscendo in direzione Galati Mamertino da dove ci si dirige verso Alcara Li Fusi. Lungo il percorso si incontrano i cartelli verso la cascata. Bisogna arrivare alla frazione di San Basilio. L’auto si può parcheggiare sul bordo della strada all’ingresso del sentiero che è segnalato. Da qui il percorso è circa 3,5 km, una camminata facile di poco più di un’ora su uno sterrato, una passeggiata da fare guardandosi intorno. Qualcuno, soprattutto se con fuoristrada,  si lancia sullo sterrato per parcheggiare il più avanti possibile, ma se si incontrano altri mezzi – e capita di frequente perché ci sono alcune associazioni che portano a visitare la cascata avvicinandosi  con le jeep  - si corre il rischio di incastrarsi. 

Lungo il sentiero, tracciato e delimitato da staccionate di legno,  ci si può riempire le borraccia alla fontana all’inizio del percorso, fermarsi a fotografare la valle o le montagne, o le mucche, le pecore che si si possono incontrare, o esplorare a metà percorso circa un antico villaggio di pastori, Borgo Molisa, con i tipici pagghiari. Anche qui c’è una fonte d’acqua. Lungo la strada sono presenti anche tavoli da pic-nic dove fermarsi a riposare o a mangiare. 

Foto del Parco dei Nebrodi

Poco prima di arrivare c’è un piccolo bivio, un sentiero porta alle cascate, l’altro, ma si tratta di pochi passi, alle "lacrime di Maria", una piccola statua della Madonna sotto una piccola grotta su cui cadono le gocce di una cascatella. La parete della “Serra dei ladri” è in ombra e da lì l’acqua della cascata precipita fragorosamente, offrendo davvero uno spettacolo magnifico. Ai piedi della cascata si trova una piccola piscina naturale chiamata “Marmitta dei Giganti”. 

Si torna indietro lungo lo stesso percorso e si può sostare a Galati Mamertino, borgo medievale abbarbicato su un "pizzo", con il Palazzo del principe, il Museo dei fossili, i ruderi del castello e l'area dei caprioli,  oppure proseguire la gita ad Alcara li Fusi,  con la sua bella fonte di pietra con l’acqua freschissima e il piccolo centro antico e autentico, dove si possono vedere i grifoni, nel luogo dove sostano i rapaci reintrodotti dal Parco, fino alle Rocche del Crasto, spettacolari formazioni rocciose calcaree amate dagli arrampicatori, ammirando Rocca Calanna (lungo la strada, trattorie di cucina casalinga e familiare propongono maccheroni fatti a mano, sugo di maiale nero dei Nebrodi, castrato, grigliate). In questo scorcio di Sicilia la natura, i monti, le aquile, i grifoni, i corsi d'acqua, si incrociano con i miracoli del patrono locale. E’ possibile visitare l’Eremo di San Nicolò Politi e la grotta del Lauro (più impegnativa, solo per escursionisti esperti, da fare con la guida autorizzata), o arrivare a Longi (dove si può fare, con le guide, un trekking fluviale, l'escursione alla Stretta di Longi, una gola molto profonda  su uno strapiombo ripido dove scorre il torrente Milè, uno dei siti naturalistici più importanti del Parco), lasciandosi guidare dal tempo a disposizione, dal ritmo lento della passeggiata nella natura o semplicemente dal piacere della scoperta. 

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