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il caso

Rocco Siffredi passa al contrattacco e querela le attrici hard che lo hanno accusato di abusi sessuali sul set

L'attorno porno era stato tirato in ballo da una ventina di performer in una trasmissione tv. Ora la palla passa alla Procura di Milano

05 Marzo 2026, 18:00

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Rocco Siffredi passa al contrattacco e querela le attrici hard che lo hanno accusato di abusi sessuali sul set

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Rocco Siffredi passa al contrattacco e porta in tribunale le donne che lo avevano accusato in televisione. In una mattina di fine inverno, il 5 marzo 2026, l'attore e produttore sessantunenne ha depositato presso la Procura di Milano un voluminoso esposto per diffamazione contro una ventina di attrici protagoniste dell'inchiesta televisiva de Le Iene. Attraverso la sua legale, l'avvocata Rossella Gallo, l'icona del porno europeo ha deciso di rispondere alle pesanti accuse mediatiche del 2025 non con ulteriori dichiarazioni, ma con un'offensiva giudiziaria in piena regola.

L'esposto presentato a Milano non si limita a respingere le accuse, ma è supportato da un imponente apparato probatorio. La difesa ha infatti consegnato ai magistrati un hard disk contenente "dati, documenti, liberatorie e il girato integrale" e non montato dei momenti incriminati sui set. Questo materiale, unito a scambi di comunicazioni e a interviste rilasciate dalle stesse performer in altri contesti con toni considerati "diversi", mira a smontare categoricamente la narrazione delle costrizioni. A supporto di Siffredi si sono schierati anche diversi professionisti del settore, come cameraman e costumisti, i quali si sono detti pronti a testimoniare a suo favore, dopo aver denunciato sui social l'impossibilità di esporre la loro versione dei fatti in TV.

Ma da dove nasce questa aspra contesa legale? Il caso era deflagrato mediaticamente tra aprile e maggio del 2025, attraverso sette puntate di un'inchiesta de Le Iene. Davanti alle telecamere, alcune attrici avevano raccontato di aver subìto "pressioni" e "imposizioni", descrivendo i set tra Italia e Budapest come ambienti "non sicuri". Le performer avevano denunciato pratiche sessuali ritenute "oltre i limiti" o non concordate, provini improvvisati e un clima di pressione psicologica in cui il rifiuto risultava difficile per via di vulnerabilità economiche e contrattuali.

Il perno su cui ruota l'intera strategia difensiva di Siffredi è un dato di fatto specifico: quelle drammatiche testimonianze televisive non si sono mai tradotte, fino a questo momento, in formali denunce penali per violenza sessuale a carico dell'attore. Siffredi ha sempre respinto le accuse, parlando di "testimonianze non verificabili" e denunciando come la sua stessa intervista rilasciata al programma fosse stata "tagliata" in fase di montaggio, alterandone il reale contesto.