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La catanese Giorgia Bartolini candidata al “Compasso d’oro” alla Milano Design Week
Un progetto capace di mettere in discussione i codici tradizionali
“Orografie”, il progetto di design ideato dall’imprenditrice visionaria Giorgia Bartolini che ridefinisce il rapporto tra design e territorio, protagonista alla Milano Design Week e in nomination al Compasso d’Oro 2026. Il lavoro svolto in questi anni dalla Bartolini a supporto dei giovani designer si distingue per la capacità di offrire al territorio formazione e opportunità professionale ai talenti, sia italiani che stranieri, attraverso l’artigianalità del design aprendo così nuove prospettive sul modo in cui leggiamo e rappresentiamo lo spazio. La piattaforma “Orografie” emerge tra i candidati al Compasso d’Oro 2026 come un progetto capace di mettere in discussione i codici tradizionali.
Orografie protagonista alla Milano Design Week 2026 con un’installazione e ben tre nomination al Compasso d’Oro.
«Assolutamente sì, stavolta siamo protagonisti appunto sia con “Tell me” un’installazione posizionata nel cuore di Brera, una sorta di confessionale en plein air dove i giovani avranno la possibilità di “confessarsi” con i designer di fama, in una tre giorni intensa ed entusiasmante. Contestualmente per l'edizione XXIX, il brand ha tre prodotti in nomination: la piattaforma Emersivi, il piatto Pocopiano del designer Paolo Gentile e lo sgabello Trespolo del designer Giulio Iacchetti. Negli anni precedenti avevamo già avuto altre nomination ma avere quest’anno anche la piattaforma Emersivi per me è ancora più gratificante, testimonia che la mia visione e il nostro lavoro sta andando nella giusta direzione».
Essere tra i protagonisti del FuoriSalone è frutto di un lungo percorso iniziato nel periodo della pandemia.
«Proprio così, esattamente 5 anni fa con un lavoro progettuale assai impegnativo avviato tre anni prima nel 2018. Ricordo che quell’edizione di Mdw a causa della pandemia si tenne nel mese di settembre e in occasione della nostra “prima” decidemmo di esporre in una location di forte visibilità, Palazzo Litta. La collezione che portammo allora alla design week, e che da subito riscontrò grandi consensi, venne realizzata da designer big, fondamentali per suscitare un maggiore appeal e slancio al brand, e da designer giovani proprio perché l’obbiettivo di Orografie è sempre stato anche quello di offrire un’opportunità professionale ai talents, creare quindi una contaminazione di idee tra professionisti di fama e giovani designer sia italiani che stranieri. Ad esempio tra gli oggetti della nuova collezione abbiamo un pezzo realizzato da un giovane designer cinese».
Come nasce l’idea del concetto di design rimodulato in chiave esperienziale?
«Da siciliana ho scelto di investire nella mia terra iniziando già 16 anni fa un percorso di sviluppo e crescita del brand spazio raffineria, un laboratorio di idee la cui mission è sempre stata quella di realizzare oggetti unici, personalizzati e realizzati artigianalmente rendendoli così intramontabili. Nel tempo una serie di passaggi evolutivi del brand si sono accompagnati anche al cambio di denominazione (dapprima spazio raffineria, poi spazio design, a seguire Gi.Ba) sino ad arrivare oggi a Orografie. Il filo conduttore è sempre il networking, Orografie si coniuga ad altre aziende di settore creando una collaborazione tra visione e artigianalità. Per me è sempre stato fondamentale mettere in risalto l’artigianalità attraverso la rete di maestranze, dall’ebanista, al fabbro, al vetraio, e seguirle sino al raggiungimento dell’obiettivo ovvero l’oggetto di design esclusivo. Oggi Orografie punta anche al progetto custom, ovvero progettare e creare un prodotto tailor-made in funzione degli spazi da arredare… proprio come un abito cucito su misura».
“Nuovi riti da abitare”, così definisce il brand Orografie.
«Orografie è di fatto un sogno trasformato in progetto, da qui la definizione “nuovi riti da abitare”. Una definizione che indica anche il consolidamento progettuale e strutturale determinato dall’ingresso dell’art director, l’architetto Vincenzo Castellana, una figura professionale che completa il mio progetto imprenditoriale».
Avete coniato e introdotto il termine “design anfibio”, cosa significa?
«Design anfibio rappresenta una dualità tra quello che è il design dal punto di vista concettuale ed estetico e quello funzionale. Unisce quindi la bellezza dell’oggetto con la funzione dello stesso».