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28 aprile 2026 - Aggiornato alle 13:32
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VERSO L'ESTATE

Sei spiagge libere, bellissime (secondo il Guardian) e ancora quasi intatte in Italia: una è in Sicilia

Viaggio in sei approdi dove il mare non ha ancora ceduto al lido, dove la costa resta pubblica, scenografica e sorprendentemente autentica

28 Aprile 2026, 11:58

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Sei spiagge libere, bellissime (secondo il Guardian) e ancora quasi intatte in Italia

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C’è un paradosso tutto italiano che chi arriva dal Nord Europa, dall’Australia o perfino da altre sponde del Mediterraneo nota subito: in un Paese con oltre 8.000 chilometri di coste, trovare un tratto di riva davvero nudo, aperto, essenziale, non sempre è così semplice. Eppure esiste ancora un’Italia balneare che resiste ai filari di ombrelloni, ai deck in legno, alla colonna sonora diffusa e alla grammatica prevedibile dei beach club. È l’Italia delle spiagge libere e dei litorali dove a dominare sono ancora il vento, i sentieri, la macchia mediterranea, il profilo delle falesie e il suono secco dei ciottoli sotto i piedi. In un momento in cui la pressione turistica si concentra sempre più sugli stessi luoghi e l’erosione costiera avanza in molti tratti del Paese, questi lembi di costa hanno un valore che va oltre la bellezza: sono un bene paesaggistico, culturale e civile.

L’articolo del Guardian, firmato da Katie McKnoulty e pubblicato ieri 27 aprile, parte proprio da questa frizione: da una parte i lidi privati che occupano porzioni importanti della costa italiana, dall’altra la ricerca di spiagge rimaste più naturali, meno urbanizzate, ancora accessibili senza filtri. Le sei destinazioni selezionate – Riviera del Conero, Gargano, Ponza, Pantelleria, Elba e Maremma – hanno un tratto comune: non promettono comfort artificiale, ma un rapporto più diretto con il paesaggio. E sono proprio per questo le più memorabili.

Riviera del Conero, Marche: il bianco dei sassi, il verde dei pini, il blu che cambia a ogni ora

A sud di Ancona, il Parco Regionale del Conero protegge un tratto di costa che, nel contesto adriatico, ha qualcosa di quasi inatteso: un promontorio alto 572 metri a picco sul mare, l’unico da Trieste al Gargano, e un’area tutelata di 6.011 ettari. Qui il paesaggio non è quello della spiaggia infinita, ma di baie raccolte, pareti calcaree, sentieri ombrosi e ciottoli chiari che riflettono la luce in modo quasi abbacinante.

La scelta più convincente, per chi cerca mare e natura senza rinunciare alla facilità di accesso, resta l’asse tra Sirolo e Portonovo. La spiaggia di San Michele, raggiungibile con una discesa a piedi tra gli alberi, conserva una qualità paesaggistica rara: niente lungomare invasivo, niente urbanizzazione incombente, solo la parete del monte alle spalle e un’acqua limpida che tende al verde nelle ore centrali del giorno. Più a nord, Portonovo mescola piccoli stabilimenti discreti e ampi spazi liberi, oltre a custodire un elemento che molti trascurano: la piccola chiesa romanica di Santa Maria di Portonovo, uno di quei casi in cui l’architettura non compete con il paesaggio ma gli appartiene. Il parco conta inoltre 18 sentieri escursionistici: un dettaglio che cambia il modo di vivere la spiaggia, perché qui il bagno può essere solo una tappa di una giornata più ampia, fatta di cammino, belvedere e soste panoramiche.

Il consiglio pratico è semplice: arrivare presto, viaggiare leggeri e considerare il Conero come una costa da percorrere, non da consumare. Chi si ferma qualche giorno può usare Sirolo come base: il borgo è piccolo, ben tenuto, ancora leggibile nella sua impronta storica, e permette di alternare mare e passeggiate senza dipendere troppo dall’auto.

Gargano, Puglia: il promontorio che sembra un’isola

Il Parco Nazionale del Gargano, istituito nel 1991, copre 118.144 ettari ed è uno dei mosaici ambientali più complessi d’Italia: falesie, pinete, foreste, zone umide, calette, grotte marine. Dal punto di vista biologico, ricordano le fonti del parco, il promontorio si comporta quasi come un’isola, separata dal resto della penisola dalla piana del Tavoliere. È forse per questo che il Gargano, pur essendo Puglia, sfugge agli stereotipi con cui oggi si racconta la regione. Qui il mare non è solo caraibico: è geologico, verticale, scavato.

Tra le spiagge più riuscite ci sono Vignanotica e Portogreco. La prima è una lama di ghiaia chiara sotto una falesia bianca scenografica, accessibile dalla litoranea Vieste-Mattinata con un ultimo tratto a piedi tra vegetazione fitta e profumata. In agosto si anima, è vero, ma fuori dai picchi stagionali mantiene una forza quasi teatrale, anche perché il fondale scende rapidamente e il rapporto visivo tra scogliera e acqua resta dominante. Portogreco, più piccola e raccolta, è invece il luogo giusto per chi associa il bagno al nuoto, allo snorkeling, ai tuffi dagli scogli e a un’idea meno statica di giornata di mare.

Il Gargano va però letto nel suo insieme. La costa è solo una faccia di un territorio che comprende la Foresta Umbra, gli habitat carsici, i trabucchi e una biodiversità notevole; lungo i sentieri del parco, in primavera, fioriscono anche le celebri orchidee garganiche e non è impossibile avvistare rapaci come il falco pellegrino. Questo significa che una vacanza qui funziona meglio se alterna spiagge e interno, mare e bosco, pranzo sul trabucco e passeggiata nell’entroterra. È la Puglia meno patinata e, proprio per questo, una delle più convincenti.

Ponza, Lazio: il mare migliore si conquista dall’acqua

Ponza non è una destinazione da spiaggia lineare. È un’isola di cale, pareti tufacee, approdi piccoli, scorci che si rivelano un pezzo per volta. Il suo rapporto con il mare è più nautico che balneare: anche quando si resta fermi, si ha la sensazione che l’isola si capisca davvero solo navigandole intorno. Per questo l’indicazione del Guardian è centrata: molte delle nuotate più spettacolari si raggiungono dal mare, non dalla strada.

La spiaggia di Frontone, la più lunga dell’isola, resta il punto d’appoggio più pratico. Si raggiunge con i taxi boat dal porto e anche nel 2026 il servizio stagionale collega regolarmente Ponza e la spiaggia, con corse estive distribuite dalla fine di maggio a metà settembre. Una parte del litorale è organizzata, ma rimangono tratti liberi e soprattutto gli scogli sul lato meridionale, scelti da chi cerca più spazio e meno formalità.

Poi c’è Chiaia di Luna, che continua a essere l’immagine simbolo dell’isola: un’ansa perfetta, quasi irreale, incorniciata da alte pareti color miele. È uno di quei luoghi che esistono due volte: dal vivo e nell’immaginario. Oggi, però, è bene parlarne con prudenza. La sua fruizione negli anni è stata condizionata dai problemi di sicurezza legati al distacco di materiale dalla falesia, e per questo chi programma Ponza dovrebbe informarsi sempre sulle condizioni effettive di accesso e sulle eventuali limitazioni vigenti. In ogni caso, anche solo osservarla dall’acqua o dai punti panoramici terrestri conserva una forza quasi cinematografica.

Ponza richiede un piccolo cambio di mentalità: meno “giornata da stabilimento”, più esplorazione. Noleggiare un gommone con o senza skipper, se le condizioni del mare lo consentono, non è un vezzo ma il modo più sensato per capire l’isola. E per trasformare il bagno in esperienza, non in abitudine.

Pantelleria, Sicilia: nessuna sabbia, nessuna posa, solo pietra vulcanica e acqua viva

A Pantelleria si arriva già spostati di coordinate mentali. Più vicina alla Tunisia che alla Sicilia, l’isola ha un carattere che non somiglia a nessun’altra costa italiana: vento, roccia lavica, vasche naturali, odore di capperi, muri a secco, dammusi. Il Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria, istituito nel 2016, occupa circa l’80% del territorio insulare, pari a 66,4 km². È un dato che spiega bene la sensazione dominante sull’isola: la natura qui non è cornice, è struttura.

Non ci sono vere spiagge sabbiose e il bagno si fa su piattaforme naturali di lava modellate dal mare. Balata dei Turchi, sul versante meridionale, è uno dei luoghi più intensi: una baia remota, nera, severa, perfetta per chi cerca immersione visiva e snorkeling in acque trasparenti. Poco distante, l’area di Nikà è nota per la presenza di sorgenti termali sottomarine: un dettaglio che fa di Pantelleria un’isola dove il mare, letteralmente, ribolle di geologia.

Ancora più singolare è il Laghetto delle Ondine, sul tratto nord-orientale tra Punta Spadillo e Cala Cinque Denti: una piccola vasca di acqua salata, poco profonda, alimentata dal mare, raggiungibile sia via terra sia via mare. Il paesaggio sembra quasi lunare, ma non va sottovalutato: davanti al laghetto il mare aperto presenta fondali profondi e correnti anche sostenute, come ricordano le informazioni turistiche locali. Pantelleria, del resto, premia chi la affronta con rispetto e attenzione, non chi la tratta come una classica isola da tuffo facile.

Qui la spiaggia libera coincide con un’idea più radicale di libertà: non servizio, ma essenzialità; non sabbia da cartolina, ma materia viva. E proprio in questa sua asprezza, Pantelleria diventa indimenticabile.

Elba, Toscana: la baia giusta per chi cerca quiete, non repertorio

L’Isola d’Elba è spesso raccontata per accumulo: le spiagge bianche, le miniere, Napoleone, i paesi, le cale, i trekking. Tutto vero. Ma il rischio è non vedere ciò che la rende speciale per chi vuole mare libero: la possibilità di scegliere angoli ancora poco teatrali, laterali, quasi domestici. Il portale turistico dell’isola ricorda una costa lunga oltre 147 chilometri e un numero impressionante di spiagge e calette, stimate tra 150 e 200. In questo arcipelago di possibilità, la differenza la fa la base scelta e la voglia di uscire dalle rotte più note.

Nel pezzo del Guardian la preferenza va a Nisporto, baia appartata incorniciata da colline verdi e amata da famiglie e da chi pratica snorkeling. Le informazioni locali segnalano invece in dettaglio Nisportino, a pochi chilometri di distanza, raggiungibile da Rio nell’Elba con una strada panoramica di circa 5 chilometri dopo il bivio, o da Nisporto con un collegamento più stretto e tortuoso. Al di là della micro-geografia, il senso del suggerimento resta solido: questa parte orientale dell’isola offre baie più tranquille, meno esibite, dove il mare trasparente e i fondali ricchi rendono sensato portare maschera, pinne leggere, magari un kayak.

L’Elba, poi, ha un vantaggio spesso sottovalutato: è vicina eppure sufficientemente grande da scoraggiare il turismo mordi e fuggi più superficiale. Per questo merita almeno qualche notte. Solo fermandosi si capisce che non è un’isola da “spiaggia più bella”, ma da spiaggia più adatta al proprio ritmo. E che quelle meno appariscenti, spesso, sono anche le più fedeli.

Maremma, Toscana: l’ultima lezione della costa è il silenzio

Se si dovesse scegliere un luogo che smentisce, da solo, l’equazione italiana tra estate e stabilimento, quel luogo sarebbe il Parco Regionale della Maremma. Qui il litorale non cerca di essere comodo: cerca di restare integro. Le spiagge di Marina di Alberese e Collelungo sono il contrario della costa addomesticata: niente file di lettini, pochissime strutture, dune, pineta, sabbia, legni portati dal mare, fauna, luce piena. È un ambiente in cui il paesaggio detta le regole e il visitatore è invitato, per una volta, ad adeguarsi.

Il parco raccomanda la bicicletta come mezzo privilegiato per raggiungere il mare da Alberese: la pista ciclabile attraversa la piana dell’Ombrone, tra prati seminaturali dove pascolano bovini e cavalli maremmani, e prosegue fino alle aree da cui si accede alla parte più selvaggia di Collelungo. Da Marina di Alberese si può infatti continuare fino al parcheggio bici sotto la torre e da lì guadagnare il tratto più appartato della spiaggia. Nei periodi di maggiore afflusso esistono anche servizi navetta e regole specifiche per parcheggio e accessi: un dettaglio utile da verificare prima della partenza, soprattutto in alta stagione.

La Maremma, più di ogni altra meta in questa lista, impone un’altra temporalità. Non è costa da consumo veloce, ma da permanenza: pedalata lenta, bagno lungo, pranzo semplice, ritorno nel tardo pomeriggio con la sabbia ancora addosso. È anche il luogo in cui il concetto di spiaggia libera recupera il suo significato più pieno: non solo gratuita, ma non mediata, non addomesticata, non spiegata troppo. In una parola, rara.

Queste sei destinazioni non sono soltanto belle spiagge. Sono sei modi diversi di sottrarsi a un’idea standardizzata di vacanza balneare. Nel Conero il mare si conquista a piedi; nel Gargano si misura con la roccia; a Ponza si capisce dall’acqua; a Pantelleria diventa materia vulcanica; all’Elba trova il suo ritmo nelle baie laterali; in Maremma torna quasi primordiale. In comune hanno una promessa sobria ma preziosa: ricordare che la costa italiana sa ancora essere pubblica, naturale e sorprendente. E che, a volte, il vero lusso non è il servizio in prima fila, ma un asciugamano steso dove il paesaggio è ancora più forte dell’infrastruttura.