la visita della principessa
Bagno di folla a Reggio Emilia per Kate tra selfie, bandiere e cappellini in stile Elisabetta
«Bambini e asilo modello, sono affascinata dal vostro metodo». Poi chiede la ricetta dell'erbazzone
Il primo viaggio all’estero dopo la malattia che l’aveva costretta a un lungo stop istituzionale è stato per la principessa Kate un bagno di folla emozionante e, insieme, una missione ben definita: osservare da vicino, ascoltare e sperimentare il Reggio Emilia Approach, la filosofia pedagogica che caratterizza le scuole d’infanzia comunali della città emiliana.
Un metodo nato nel Dopoguerra quando un gruppo di donne, insieme al pedagogista in bicicletta Loris Malaguzzi, scelse di ripartire dai bambini, riconoscendoli come cittadini a pieno titolo, portatori di diritti e meritevoli di rispetto.
La due giorni reggiana si è aperta in piazza Prampolini e in Municipio, dove Kate ha ricevuto il primo abbraccio del pubblico emiliano: tra 2-3 mila persone, bandierine, fiori, cappellini estrosi e dichiarazioni d’affetto.

Avendo studiato da studentessa a Firenze, la principessa ha potuto rivolgere qualche parola in italiano ai presenti, in particolare ai più piccoli che l’hanno accolta con entusiasmo e senza timidezza.
In un completo color ceruleo firmato dalla canadese Edeline Lee, ha colpito per la sobria eleganza e per la concretezza con cui si è dedicata all’obiettivo della visita: assimilare il più possibile dell’approccio reggiano per arricchire ed estendere il lavoro del Royal Foundation Centre for Early Childhood, di cui è madrina.
In Comune, il sindaco Marco Massari le ha consegnato il riconoscimento del primo Tricolore. Subito dopo, nella sala rossa, durante l’incontro con tre memorie storiche del Reggio Approach – le pioniere Ione Bartoli, Carla Moroni ed Eletta Bertani – Kate è andata al cuore del tema: «Voglio sapere perché è così importante mettere i bambini al centro», ha domandato.
Il confronto è proseguito al Centro internazionale Loris Malaguzzi, dove la principessa ha rivolto numerose domande, interessandosi in particolare al funzionamento dei gruppi di studio internazionali e al coinvolgimento delle famiglie nella vita scolastica. Ha inoltre sottolineato il valore della traduzione dei testi nelle diverse lingue.

Il metodo si manifesta compiutamente alla scuola comunale d’infanzia Anna Frank, tra quelli che vengono definiti «gli asili più belli del mondo» – un’espressione che, vedendoli, trova conferma. Incontrando alcune mamme, Kate ha osservato che studiarne i principi è una cosa, ma «vederlo è meraviglioso».
L’insegnante Elisa e la pedagogista Teresa le hanno illustrato la filosofia educativa accompagnandola tra gli spazi, con piccoli gruppi di bimbi impegnati nelle attività. I bambini hanno dialogato con lei e le hanno mostrato i loro lavori. Nell’atelier, dove la principessa si è trattenuta, era in corso un progetto sulle «forme del vento», tra collage, pittura e disegno.

Come in tutte le scuole ispirate al Reggio Approach, gli ambienti interni dialogano costantemente con l’esterno, un dettaglio che ha colpito molto Kate. Gli spazi si organizzano attorno a una «piazza» centrale, su cui si affacciano le sezioni e le aree creative come l’atelier.
La scuola Anna Frank è nata nel 1964, voluta dal quartiere per il quartiere. Ha colpito la principessa anche la scelta del nome, frutto di un’assemblea pubblica: intitolarla ad Anna Frank, bambina simbolo della Shoah, per un significato ideale, «Una visione per le nuove generazioni. Che sarebbero cresciute in pace e in libertà», le hanno spiegato.

A conclusione della visita, l’incontro con le cuoche davanti a una selezione di specialità locali, «ma rivisitate». L’erbazzone, la celebre torta salata reggiana di recente riconosciuta Dop, ha attirato la sua curiosità: Kate ha chiesto la ricetta e ne ha assaggiato una fetta.
Dopo la foto di gruppo con bambini e personale, un piccolo ha rotto il protocollo fermandola al momento dei saluti: «Puoi venire un’altra volta qui?». «Sì, certo», ha risposto lei in italiano.