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l'intervista

La stilista Yasmin Mansour siciliana d'adozione: «Bellezza e cultura pilastri, ma chi governa quest'Isola non lo capisce»

Non solo moda. La stilista qatariota sedotta dal barocco del Val di Noto. «Non riesco a fare a meno di venire qui, ma noto i tanti giovani persi nel degrado »

24 Maggio 2026, 11:59

12:02

La stilista internazionale Yasmin Mansour siciliana d'adozione: «Bellezza e cultura pilastri, ma chi governa quest'Isola non lo capisce»

Quando nel 2019 l’archistar francese Jean Nouvel, inaugurò a DohaLa Rosa del Deserto”, ovvero il Museo nazionale del Qatar, nessuno avrebbe immaginato che quell’opera, le cui forme geometriche astratte, i dischi intrecciati e le silhouette spigolose - che ricordano perfettamente un particolare tipo di minerale del deserto - avrebbe influenzato un’intera generazione di artisti arabi emergenti. E che tutti loro, dalla musica alla pittura, dalla moda all’architettura, grazie al supporto diretto dello sceicco Tamim bin Hamad Al -Thani avrebbero scalato, e in fretta, le classifiche dei nomi mondiali della cultura.

Yasmin Mansour, egiziana di nascita, ma qatariota d’adozione, ha tratto moltissimo da quelle forme. E i suoi abiti, che spesso sembrano vere e proprie sculture di tessuto che avvolgono il corpo, l’hanno resa una delle prime designer di alta moda nella regione del Golfo e portata a basare intere collezioni sull'uso di tessuti sostenibili, materiali riciclati e processi produttivi a basso impatto ambientale per dimostrare che il lusso estremo e l'alta moda non devono necessariamente danneggiare il pianeta.

Ma qual è il legame di Yasmin con la Sicilia? «Nessuno - sorride - e la mia famiglia me lo chiede tutti i giorni. Resta il fatto che da quando ci ho messo piede per la prima volta, qualche anno fa, non posso fare a meno di tornarci e di restarci mesi».

Quando la incontri, Yasmin Mansour ti sembra uno scricciolo, minuta e discreta, ma con i tipici occhi neri e profondi delle donne del deserto, ti accorgi subito che la stilista dimostra molto meno dei suoi anni anagrafici. Vincitrice nel 2024 del Fashion Trust Awards - premio internazionale promosso direttamente dalla famiglia reale del Qatar - con loro non ha un legame di sangue, di parentela o matrimoniale, bensì un rapporto di forte mecenatismo culturale e istituzionale, soprattutto con la sceicca Al Mayassa bint Hamad Al -Thani, sorella del Re. E, sebbene si sappia che suo padre, il cui nome di battesimo rimane segreto, sia uno dei più fedeli consiglieri di Al-Thani, la famiglia reale, che governa il Qatar da oltre 150 anni, ha identificato in Yasmin Mansour in una delle figure di punta per posizionare il Paese sulla mappa del mercato globale del lusso.

Nel gennaio 2025, infatti, durante la prestigiosa Paris Couture Week, la Sheikha Al Mayassa Al -Thani, tra le più potenti donne al mondo nel campo culturale e dell’arte, ha ospitato personalmente una cena di gala d'onore, a Parigi, per celebrare il talento e la scalata internazionale di Yasmir Mansour, invitando i vertici della moda mondiale, come Giambattista Valli, Vip e tutti i manager del gruppo LVMH. «Sono grata al mio Paese, mi sento araba nel cuore e nel sangue e, benché io abbia il passaporto britannico e tutte le mie scuole sono state all’estero, sono molto legata alle tradizioni del Qatar e rispetto quella cultura che nessuno di voi conosce a fondo. Per la verità però, ogni volta che ritorno nella vostra isola, nel Siracusano per l’esattezza, sento un vento che mi appartiene, un qualcosa di familiare che mi fa respirare gli odori di casa».

Per la verità, invece, la Mansour conosce ben poco di quest’isola porta dell’Europa e quando, lo scorso settembre, ha partecipato a un elegantissimo evento presso la Tonnara di Marzamemi, non aveva idea di quali nobili discendenze abbiano i siciliani e niente le era stato raccontato dei secoli di storia che accomunano la Sicilia agli arabi, nell’arte come nelle usanze. Divertente quando le si mostra uno dei riti più antichi legati alla cultura araba, la sponsa del gelsomino, il piccolo bouquet profumato che le donne di una volta amavano ricevere. «Da quando mi è stata raccontata la storia del celebre mazzolino di fiori - sorride - che si vendeva nelle vostre strade e che si usava regalare alle donne in amore, non faccio altro che pensare a quanto sia romantico e anche un peccato che nessuna delle vostre, e nostre, tradizioni migliori sia stata protetta e mantenuta. Naturalmente parlo del gelsomino, non vorrei entrare nei dettagli della politica e dello stato dell’arte di una terra così bella, variegata e misteriosa, che però è lasciata del tutto in balia di se stessa».

La stilista soggiorna tra Noto e Modica sia d’estate che d’inverno. «Con tutte le complicazioni che ci sono, vuol dire che ci metto tanto amore. Innanzitutto, non è facile per me arrivarci, visto che la mia produzione - è tutto realizzato a mano dalle sarte italiane - sta a Bologna e che devo dividermi tra la mia famiglia in Qatar e i miei affari a Parigi. Tra l’altro sono cresciuta e sono stata residente a Londra fino a poco tempo fa, ma tutto il mio business e la mia casa stanno per trasferirsi nella capitale francese».

Perché Parigi? «La Francia ha stretto un accordo di agevolazioni fiscali con alcuni Paesi del Golfo ed è stata lungimirante, perché oggi moltissimi di noi, della nostra comunità, ormai abbiamo scelto di stare lì come base al centro dell’Europa. Con tutto quello che ne consegue».

I gusti di Yasmin Mansour rifiutano le regole rigide e le forme tradizionali e le sue collezioni traggono ispirazione dal cinema, dalla fotografia, dall'arte contemporanea e da grandi icone storiche. Tra i creativi che influenzano maggiormente la sua sensibilità personale ci sono gli architetti Oscar Niemeyer e Pierre Jeanneret, i leggendari couturier Yves Saint Laurent ed Elsa Schiaparelli - da cui eredita il gusto per il surrealismo e l'audacia - e il designer d'interni Jean-Michel Frank.

«La strada può insegnarti molto - dice Mansour - ma è lo studio, quello vero, che ti fa appassionare a una cosa, la storia e l’evoluzione del nostro mondo sono fondamentali per un giovane che vuole elevarsi socialmente e nell’anima. Per questo trovo molto triste quando vedo nelle vostre strade tanti ragazzi perduti, è la cosa che più mi è saltata all’occhio nei primi mesi di frequentazione della Sicilia, quando ho girato per la prima volta le città. Lo Stato o la vostra Regione cosa fanno per la formazione, la salute e l’elevazione morale e civile dei cittadini? Come si può pensare che i giovani debbano convivere con lo spaccio di droga, l’assenza di un efficace e sano welfare, con l’abusivismo in ogni dove, con la sporcizia? Chiunque governa in Italia o in Sicilia non ha per nulla l’idea della bellezza. E la bellezza e il rigore nello studio possono salvare il mondo. Oltre ad attirare investitori, mecenati e artisti».

Nonostante tutto, essendo Yasmin laureata anche in Art Directing ed essendo una grande appassionata di cinema e fotografia, la stilista è naturalmente attratta dalla forte carica visiva della Sicilia. «I forti contrasti dell'isola - la pietra vulcanica scura dell'Etna, il bianco accecante del barocco di Noto, la luce del Mediterraneo e le atmosfere cinematografiche senza tempo - risuonano nelle mie orecchie e brillano nei miei occhi. Il barocco, soprattutto, per le silhouette scultoree e i volumi teatrali. Adoro, inoltre, le strutture tridimensionali, il ricamo elaborato e le texture complesse (come le sue famose plissettature geometriche, ndr) che sposano perfettamente l'estetica siciliana. I dettagli dell'artigianato locale, l'opulenza dei palazzi storici e la drammaticità delle forme dell'isola mi offrono stimoli continui per il mio concetto di abito inteso come "architettura vivente”».

E intanto, mentre raccoglie le mandorle verdi di Pizzuta, ogni suo vestito è desiderato dalle più belle e ricche donne del pianeta e la Cycas bag, la sua borsa realizzata con l'iconica tecnica sartoriale mille-feuille, è sold out in tutto il mondo.