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Il personaggio

Daniele Nolasco, il “globetrotter” dei cieli pronto a salvare chi sfida le vette del Nepal

Il pilota taorminese d'alta quota combatte anche gli incendi in Portogallo, sospinto da passione e nostalgia per la sua terra

25 Maggio 2026, 14:27

14:30

Daniele Nolasco, il “globetrotter” dei cieli pronto a salvare chi sfida le vette del Nepal

Daniele Nolasco, 55 anni, conosciutissimo a Taormina ed anche a Giardini Naxos, può essere considerato un autentico "globetrotter" dei cieli del mondo.

"Ho fatto il corso da civile per ottenere il brevetto per condurre gli elicotteri - racconta da Katmandu, la capitale del Nepal, dove si trova in questi giorni - comando il velivolo "H125", un airbus".

Qui svolge un ruolo importantissimo: raccoglie quanti tentano di sfidare le montagne dell'Himalaya, ma purtroppo, sono costretti a tornare indietro. Colpa del insidioso male di montagna. È questo un malessere causato dalla carenza di ossigeno ad alte quote, ipossia, solitamente si manifesta sopra i 2.500 metri. I sintomi principali includono cefalea, nausea, vertigini e stanchezza, simili ad una sbornia. La prevenzione chiave è la salita graduale, mentre la cura immediata è la discesa. Compare ore dopo l'ascesa e se trascurato, può evolvere in conseguenze più gravi.

"Giornalmente alcuni scalatori - racconta Daniele - manifestano questo malessere dovuto all'altitudine. Specialmente oltre i diecimila piedi, l'area è rarefatta e non si sentono bene. Ogni volta che arrivano al limite, scatta l'allarme decollo. Li raccolgo al campo base, ubicato a cinquemila trecento metri ed il campo "2", che si trova, invece, a seimila. Da qui li trasporto in ospedale che si trova a Katmandu. Questo tipo di intervento è molto usuale quando vi è una grande presenza di turisti. Ne faccio anche due tre a settimana. Adesso anche qui si sta sentendo la crisi turistica, dettata ad esempio, dalla guerra in Iran. Non vi sono collegamenti perché si deve evitare lo spazio aereo degli Emirati Arabi".

Insomma, Daniele effettua un servizio essenziale per la salvaguardia di tanti temerari che vogliono raggiungere il "tetto del mondo". Gli scenari che si aprono alla vista di Daniele sono assolutamente fantastici ed anche mistici. Gli antichi popoli, infatti, su entrambi i versanti della catena, hanno sempre identificato le più alte montagne del mondo come la sede dei loro dei. Ancora in questi giorni viene, talvolta, rispettata, un'antica tradizione.

Alcune spedizioni alpinistiche usano fermarsi un metro sotto la vetta per un senso di rispetto e omaggio verso la casa di qualche entità superiore.

Per l'elicotterista, comunque, non è finita qui. Proprio in questi giorni cambieranno gli scenari della sua intensa e pericolosa attività quotidiana. Dopo una breve pausa che trascorrerà nella sua abitazione di via dietro i Cappuccini a Taormina centro, partirà alla volta del Portogallo per combattere gli incendi.

"Mi trasferirò nel nord del paese, vicino Porto - la base da dove decollare è ubicata in una zona interna. Da qui si cerca di salvaguardare le foreste da roghi improvvisi. Carichiamo l'acqua che serve a riempire il cestello, ovunque, piscine, laghi, piccole cisterne appositamente preparate per l'antincendio".

Anche qui il pericolo è dietro l'angolo. "Le manovre spesso - dice ancora il comandante - sono difficili. Quando dobbiamo domare, ad esempio, roghi molto estesi, l'aria è molto calda. Crea turbolenza e l'elicottero reagisce in maniera anomala. È necessaria, dunque, una grande manualità. Ma vi sono difficoltà nel condurre il velivolo anche a Katmandu. Come l'uomo deve affrontare situazioni estreme anche l'elicottero ad alte altitudini ha una potenza ridotta. Anche in questo caso è necessario adattarsi a queste condizioni non usuali".

Ma il pensiero va sempre all'Italia e alla "sua" Sicilia. "Per un'attività professionale ed anche rischiosa come la mia - dice con rammarico - nella nostra nazione pagano pochissimo. I contratti non sono molto remunerativi per la nostra professione. Per questo motivo ho lasciato l'Italia nel 2010. Fino alla pandemia ho lavorato in Brasile. Sono sposato con una brasiliana ed ho anche una figlia di 12 anni. Entrambe abitano a San Paolo. Poi è arrivata l'offerta di lavoro in Portogallo ed ho subito accettato. Mi piacerebbe tornare in Italia, ma vediamo in futuro".

Avrebbe potuto seguire le orme di papà Biagio, che gestiva un noto magazzino all'ingrosso a Giardini Naxos, ma ha deciso di dedicarsi ad una vita, per certi versi, più avventurosa. "Consiglio a quanti vorrebbero intraprendere la mia attività - racconta ancora - di farlo non certo per denaro ma per passione. La mia è nata per puro caso. Ero in vacanza nel Trentino, mi trovavo con il mio amico Claudio Mendolia, con il quale ho condiviso la mia passione per gli sport estremi. Abbiamo ingaggiato un elicottero per fare Eliski. Ti lasciano ad alta quota e scendi in fuori pista, con una guida, dopo avere sorvolato queste zone così belle, ho deciso di intraprendere la carriera di pilota". La sua storia è stata raccontata anche da Antonio Macrì, l'edicolante che spesso raccoglie le vicende particolari del territorio. "Nonostante il successo professionale all'estero - scrive - la sindrome del siciliano doc, quel legame viscerale e malinconico con l'isola, si fa sentire. Spinto dal desiderio di rientrare, Daniele torna qualche volta a casa, ma il suo talento è troppo prezioso per restare a terra. Pilota instancabile, Daniele combatte le fiamme dall'alto, salvando proprietà, bestiame e vite umane in scenari ad alto rischio. Ma per chi è abituato a guardare il mondo dall'alto, l'orizzonte non è mai abbastanza lontano. Spinto dal desiderio di testare i propri limiti e di mettersi al servizio del prossimo nelle condizioni più estreme del pianeta, Daniele ha deciso, appunto, di puntare alle vette più alte del mondo. Dopo aver proposto la sua candidatura, viene chiamato per una missione leggendaria: il salvataggio d'alta quota sull'Everest.

Ai comandi del suo elicottero, opera nella "zona della morte", dove l'aria è rarefatta e ogni manovra richiede una precisione millimetrica. Il suo compito è vitale: monitorare e soccorrere gli scalatori che sfidano gli 8 mila metri della vetta. Da Taormina all'Himalaya, la parabola di Nolasco è la dimostrazione che non è mai troppo tardi per cambiare rotta e che, a volte, per ritrovare se stessi bisogna imparare a volare altissimo.