la storia
Il SUV, i feriti e la smentita: i punti oscuri del caso Rodriguez
Tra presunte fughe di notizie e segreti d'ufficio violati, il team legale di Belén si oppone al processo mediatico sui fatti del 23 maggio
Il caso Belén Rodriguez si è trasformato da episodio di viabilità in un intricato affaire giudiziario. Tutto avrebbe avuto origine il 23 maggio 2026 quando il SUV riconducibile alla showgirl argentina avrebbe provocato due distinti sinistri nel centro di Milano. Il primo urto sarebbe avvenuto in via Melzi d’Eril contro lo specchietto di un’auto in sosta; poco dopo, un secondo impatto in via San Marco avrebbe coinvolto uno scooter e altre vetture parcheggiate, causando lievi ferimenti a tre persone.
Stando alle prime indiscrezioni, il veicolo non si sarebbe fermato dopo gli urti e, anche grazie alle fotografie scattate da alcuni testimoni, la Procura di Milano ha aperto un fascicolo, iscrivendo Rodriguez nel registro degli indagati e disponendo il ritiro della patente.
La narrazione ha però subito una brusca sterzata con il deciso intervento del difensore, l’avvocato Giuseppe Russo. Il legale ha smentito in modo perentorio l’ipotesi di omissione di soccorso, bollando come “artificiosa” la ricostruzione circolata sui media. Oltre a respingere le accuse relative alla condotta alla guida, l’avvocato Russo ha acceso i riflettori sulla gestione delle informazioni sensibili e sul corto circuito tra giustizia e informazione. Ha denunciato con sorpresa l’ingiustificata comparsa del nome del pubblico ministero in alcuni articoli di stampa, ipotizzando una grave violazione del segreto d’ufficio. Il profilo più delicato della denuncia riguarda tuttavia la sfera sanitaria della showgirl: il legale lamenta un’“illecita diffusione di notizie riservate” da parte di strutture sanitarie e pubblici ufficiali.