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il caso

Venti minuti di Mozart mai ascoltati prima d'ora: spunta un manoscritto inedito tra gli archivi parigini

Sette brani mai ascoltati per flauto e arpa: così un quaderno dimenticato cambia la storia intima del compositore

20 Giugno 2026, 17:31

17:40

Venti minuti di Mozart mai ascoltati prima d'ora: spunta un manoscritto inedito tra gli archivi parigini

Dai maestosi fondi della Bibliothèque nationale de France (BnF) di Parigi è emerso un piccolo quaderno manoscritto, scampato a oblio e polvere per quasi due secoli e mezzo: contiene sette brani per flauto e arpa finora ignoti al repertorio ufficiale attribuiti a Wolfgang Amadeus Mozart.

Non una monumentale partitura teatrale, ma un oggetto fragile e prezioso: un autentico laboratorio musicale in presa diretta. Una scoperta che il presidente della BnF, Gilles Pécout, ha definito fra le più rilevanti degli ultimi decenni e che illumina da un’angolatura inedita il modo in cui il compositore insegnava, elaborava le idee e dialogava con una sua allieva.

Il ritrovamento è datato 2 febbraio 2026, durante un ordinario lavoro di ricognizione e ricatalogazione nei vasti depositi della biblioteca. François-Pierre Goy, conservatore del Dipartimento Musica e responsabile delle collezioni anteriori al 1800, ha individuato tra una ventina di manoscritti in riordino un fascicolo di 44 pagine, senza titolo, rilegato in carta marmorizzata.

All’apparenza modesto, ma rivelatore per un occhio esperto: cancellature, fitte correzioni, il disegno delle chiavi, il tratto delle legature. Indizi minimi e decisivi, per un paleografo, come un’impronta digitale.

La prima verifica è arrivata da Laurence Decobert, studiosa mozartiana e curatrice nel 2017 di una grande mostra dedicata al genio salisburghese. La conferma definitiva è giunta a fine aprile 2026 con il parere di Armin Brinzing, direttore della Bibliotheca Mozartiana dell’Università Mozarteum di Salisburgo, istituzione che custodisce il più vasto corpus di manoscritti, lettere e documenti della famiglia Mozart. Il suo assenso ha dato al reperto una solidità filologica inattaccabile, trasformando un’intuizione in notizia di portata internazionale.

Più che una partitura compiuta, il taccuino è un ibrido affascinante: lezioni di composizione redatte con minuzia, abbozzi, ripensamenti e i sette brevi pezzi per flauto e arpa, per una durata complessiva di circa venti minuti. La scrittura, elegante e misurata, si muove entro i confini dello stile galante, a metà strada tra serenata e suite di danze.

Il dettaglio forse più rivelatore è però un altro: non tutto è vergato dalla mano di Mozart. Gli studiosi hanno rilevato goffaggini e incertezze nella notazione che segnalano l’intervento diretto dell’allieva, l’aristocratica Marie-Louise-Philippine de Bonnières de Guînes. Ne risulta un documento a due voci, la traccia concreta di un rapporto didattico vivo.

Per coglierne appieno il senso biografico ed emotivo bisogna tornare alla Parigi del 1778. Mozart, ventiduenne pieno di ambizioni, vi soggiornò dal 23 marzo al 26 settembre nel tentativo di affrancarsi da Salisburgo, che gli andava stretta. Fu una stagione amara, segnata da fatiche professionali, delusioni e, soprattutto, dalla morte della madre Anna Maria, avvenuta a Parigi il 3 luglio.

Per sostenersi, il giovane musicista impartì lezioni nei salotti dell’aristocrazia, entrando così in rapporto con la famiglia de Guînes: il duca Adrien-Louis, flautista dilettante molto apprezzato, e la figlia Marie-Louise-Philippine, promettente arpista, alla quale Mozart insegnò composizione tra maggio e giugno di quell’anno.

Questa riscoperta ridisegna il quadro dei rapporti con i facoltosi committenti, andando oltre la celebre commissione del Concerto per flauto e arpa in do maggiore K. 299. Emerge la pratica quotidiana del maestro: esercizi, esempi, piccoli brani probabilmente concepiti per un uso domestico o formativo.

Colpisce ancor più se si considera che Mozart non nutriva particolare simpatia per l’arpa — all’epoca amatissima nei salotti parigini ma quasi assente nel suo catalogo — e tantomeno per il flauto. Eppure, il quaderno ce lo restituisce meticoloso e severo con se stesso, tra pentimenti e revisioni: una finestra privilegiata sul suo processo creativo e sul metodo pedagogico.

Come è arrivato questo laboratorio cartaceo dalla dimora dei de Guînes agli scaffali della BnF? L’ipotesi più plausibile, avanzata da Goy, rimanda alle massicce confische della Rivoluzione francese. Negli Archivi Nazionali compare infatti un inventario che registra, il 4 maggio 1794 a Parigi, il sequestro di "due mazzi di musica" appartenenti alla famiglia de Guînes. In pieno Terrore l’aristocratico era già fuggito in Inghilterra. La vicenda rende il ritrovamento una testimonianza tangibile della mobilità dei beni culturali e della fragilità delle collezioni private travolte dai sommovimenti politici.

Il manoscritto, tuttavia, non resterà silente. La prima esecuzione pubblica — quando l’archivio torna a farsi suono — è programmata per il 21 giugno 2026, in coincidenza con la Fête de la Musique, nella splendida Salle Ovale del sito Richelieu della BnF. A darle voce saranno la flautista Mathilde Caldérini e l’arpista Nicolas Tulliez, entrambi dell’Orchestre Philharmonique de Radio France, chiamati a un cimento senza tradizione esecutiva né memoria discografica. L’integrale sarà diffusa il giorno successivo, 22 giugno 2026, nel programma radiofonico "Relax!" su France Musique.