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IL PERSONAGGIO

Fabrizio Corona si racconta: «Mio padre mi protegge e mio figlio Carlos è un dono»

Dopo il silenzio sui social, l'ex re dei paparazzi parla nel podcast "Radici" tra famiglia, Garlasco e l'accusa a Signorini: «Sono stato corruttibile, ora non più»

21 Giugno 2026, 20:23

20:35

Fabrizio Corona si racconta: «Mio padre mi protegge, mio figlio Carlos è un dono»

Dopo una fase di silenzio forzato sui social, il catanese Fabrizio Corona torna a raccontarsi nel salotto di "Radici", il nuovo podcast di Ughetta Di Carlo. L'ex re dei paparazzi si mostra nella sua versione più fragile, tra il rapporto con il padre, il legame con i figli, il prezzo pagato per il successo e gli affondi contro il sistema dell'informazione.

Il racconto più intimo riguarda la figura paterna, Vittorio Corona. «Sento la protezione di mio padre in tante occasioni particolari della mia vita, e anche in tanti processi - racconta -. Sono accadute cose per cui penso che mio padre mi protegga, e lo testimonia anche il mio avvocato Chiesa». Un'eredità che per Corona è soprattutto professionale: «Mio padre ci ha lasciato dei geni, anche ai miei fratelli, e sicuramente la genialità, la creatività e il senso della notizia. Quello o ce l'hai o non ce l'hai. Il dono e l'insegnamento più grande che mi ha lasciato è proprio questo: se hai una notizia, la devi dare». Poi la differenza che lo separa dal genitore: «Mio padre aveva un pregio che io non vorrei: nelle sue idee era incorruttibile. Io sì, sono stato corruttibile, ma adesso sono diventato incorruttibile». Con la madre, invece, regala un siparietto giocoso durante l'intervista, segno di un affetto sincero pur restando, come sempre, critico nei suoi confronti.

Il momento più tenero è dedicato al figlio Carlos, affetto da sindrome di Asperger: «Un ragazzo straordinario, sono fortunato ad avere un figlio così speciale, è veramente un dono». Carlos vive in comunità ma torna sempre a casa, dove ritrova l'affetto della famiglia - va d'accordo con Sara e adora Thiago — e anche quello dei collaboratori storici di Corona, che lavorano con lui da oltre vent'anni e che per il ragazzo sono ormai una vera famiglia.

Dal piano familiare a quello professionale, Corona si sofferma sul caso Garlasco con una posizione netta: «Penso che sia stato Sempio, ma che potrebbe addirittura non essere rinviato a giudizio. Credo che non troveranno mai il colpevole e che non avranno mai le prove». Da qui parte un attacco al mondo dell'informazione, accusato di sfruttare lo share legato alle tragedie di cronaca facendo, a suo dire, sciacallaggio mediatico.

Sul fronte personale, Corona lancia un monito ai giovani sui danni delle droghe, rivendicando però una distanza personale dal problema: «Credo che le droghe distruggano la gente e si vede. Al contrario di quello che pensa la gente, io non sono mai andato sotto. La mia vera droga è l'adrenalina, perché è come vivere appeso a un filo». Una tensione che racconta come bisogno quasi fisiologico: «Ciò che mi spaventa davvero è la paura del vuoto: quella sensazione che provo quando mi trovo nella serenità o nella tranquillità, se non vengo coinvolto in situazioni in cui si vive con il fiato sospeso».

Tornando al passato, Corona riapre il capitolo legato a Lele Mora, ammettendo di aver subito una ferita profonda — la stessa, dice, che spesso pagano i ragazzi per il prezzo del successo. Più diretto l'affondo contro Alfonso Signorini: «Non mi ha neanche portato in giudizio, proprio perché ha paura che si apra un processo. Se si andasse davanti al giudice, io porterei le mie prove e lui sarebbe inevitabilmente inchiodato» — un'accusa pesante, tutta da verificare, che resta sul piano delle dichiarazioni dell'intervistato.

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Sulle battaglie economiche, la confessione è quasi paradossale: a pesare di più, per Corona, non è stata la causa da 160 milioni di euro con Mediaset, ma la cancellazione improvvisa dei suoi profili social da parte di Meta — la perdita della visibilità virtuale descritta come più dolorosa di qualsiasi disputa giudiziaria.

L'intervista si chiude su un registro più leggero e ambiguo: Corona scherza sulla popolarità di Jannik Sinner, definito «grandioso» ma «un po' pesante» per la sua eccessiva perfezione, non riconosce la figura di Del Vecchio e lascia infine spazio a battute e doppi sensi che alimentano l'ambiguità sul piano sessuale — chiusura volutamente sospesa, speculare alla natura mai scontata del personaggio.