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televisione

Scandalo a Temptation Island: spunta il video a luci rosse di Gabriele e Sara

I due concorrenti travolti dal gossip per vecchie clip intime vendute sul web. L'ombra della pornografia non consensuale e i dubbi sull'autenticità della coppia

25 Giugno 2026, 21:26

21:30

Scandalo a Temptation Island: spunta il video a luci rosse di Gabriele e Sara

Bastano poche ore di televisione per trasformare una dinamica di coppia in un caso nazionale. Il debutto della nuova edizione di Temptation Island, con numeri da record (3,569 milioni di spettatori e il 27,6% di share), ha puntato subito i riflettori su Gabriele e Sara, entrambi venticinquenni, che vivono a Chiasso da sei anni e mezzo.

In poche ore, però, l’attenzione si è spostata dalle gelosie raccontate in prima serata a uno scandalo a luci rosse deflagrato sul web.

A innescare il caso sono stati i noti esperti di gossip Amedeo Venza e Deianira Marzano, secondo i quali in passato la coppia avrebbe gestito un profilo su una popolare piattaforma per adulti, esibendosi in diretta durante momenti di intimità e interagendo con i fan.

Alcuni utenti avrebbero scaricato quei filmati, poi caricati su siti tematici e, in queste ore, rilanciati su X (l'ex Twitter) tramite link diretti, rendendo i protagonisti facilmente identificabili.

A colpire gli utenti della rete, spesso animati da una “ossessione per l’autenticità”, è il netto cortocircuito tra la biografia digitale dei due e il racconto offerto in tv. Su Canale 5, Gabriele e Sara si sono presentati come una coppia logorata da sospetti di tradimento e da una gelosia soffocante. Una narrazione che cozza con l’immagine di una relazione aperta e disinibita emersa dal materiale circolato online, spingendo molti spettatori a ipotizzare un copione costruito a tavolino.

Al di là del prevedibile chiacchiericcio da reality, emerge però un profilo più serio e delicato. Stando alla ricostruzione fornita dallo stesso Gabriele per difendersi dalla bufera, i video contestati risalirebbero a due‑quattro anni fa e la loro attuale diffusione non sarebbe frutto di una strategia promozionale condivisa, bensì di un rilancio non autorizzato operato da terzi.