Nozze
Il sì dopo 25 anni d'amore di Eva Herzigová e Gregorio Marsiaj
Matrimonio discreto a Torino che conferma una famiglia già formata, unendo il glamour internazionale dell'ex modella alla tradizione imprenditoriale torinese
Un matrimonio tardivo, rispetto alla nascita della loro unione, ma proprio per questo carico di valore e significato: l'ex modella cecoslovacca Eva Herzigová e Gregorio Marsiaj si sono sposati ieri a Torino. Non l’urgenza del gesto, ma la sua attesa. In un tempo che consuma amori e immagini con la stessa velocità con cui scorrono i feed, la top model simbolo degli anni Novanta e l’imprenditore torinese hanno scelto di dirsi sì dopo 25 anni insieme, tre figli e una vita già pienamente costruita. Non un inizio, dunque, ma una conferma. E forse è proprio questo che rende le loro nozze, celebrate sabato 11 luglio 2026 a Torino, così interessanti per chi osserva il costume oltre il gossip.
La giornata si è svolta nel segno della discrezione, ma alcuni dettagli sono emersi con chiarezza. La Gazzetta dello Sport ha indicato la Chiesa di San Vito come luogo della cerimonia e Palazzo Carignano come sede delle celebrazioni successive, con cena finale al ristorante Del Cambio. Altre fonti, fra cui Tgr Piemonte / RaiNews, hanno invece parlato del “sì” nella Sala Plebisciti di Palazzo Carignano, già annunciato nei giorni precedenti come rito civile riservato. La scansione esatta dei momenti non è stata chiarita in modo univoco dai diretti interessati; ciò che appare verificato è che l’evento si è concentrato tra San Vito, Palazzo Carignano e Del Cambio, nel cuore simbolico di una città che la coppia ha scelto da tempo come casa.
Un matrimonio atteso da anni, diventato realtà a Torino
Le nozze erano nell’aria da tempo. Già a maggio le pubblicazioni di matrimonio comparse sull’albo pretorio del Comune di Torino avevano trasformato una voce ricorrente in un fatto concreto. Per una coppia tanto esposta, ma da sempre gelosa della propria intimità, è stato il primo indizio formale che questa volta il passo sarebbe arrivato davvero. La stessa Città di Torino ricorda che la pubblicazione serve ad accertare l’assenza di impedimenti e a rendere pubblica l’intenzione degli sposi, passaggio obbligatorio sia per il matrimonio civile sia per quello religioso.
Nei mesi scorsi, diverse testate avevano anticipato una cerimonia per circa 100 invitati, programmata in un contesto volutamente elegante ma non mondano nel senso più esibito del termine. RaiNews aveva parlato di un rito fissato alle 18 nella Sala Plebisciti, con accompagnamento musicale affidato a sei brani eseguiti al pianoforte a coda Erard presente nella sala; Oggi aveva descritto lo stesso scenario come il coronamento di una lunga storia d’amore “da film”. Il risultato finale, al netto delle differenti ricostruzioni, è stato coerente con l’immagine che la coppia ha sempre dato di sé: prestigio, misura, nessuna ostentazione gratuita.
La sposa: Eva Herzigová, da icona globale a donna che ha scelto il Piemonte
Per capire perché questo matrimonio abbia avuto una risonanza che va oltre la cronaca rosa, bisogna tornare a chi è Eva Herzigová. Nata nella allora Cecoslovacchia, diventò un fenomeno mondiale nel 1994 con la campagna Wonderbra “Hello Boys”, una delle immagini pubblicitarie più memorabili degli anni Novanta. Da lì, passerelle, copertine, campagne internazionali, cinema, televisione. In Italia il grande pubblico la ricorda anche per il Festival di Sanremo 1998, dove apparve accanto a Raimondo Vianello e Veronica Pivetti, consolidando un legame con il nostro Paese che col tempo sarebbe diventato molto più profondo di un semplice passaggio professionale.
Il matrimonio con Gregorio Marsiaj segna anche un capitolo personale importante: per Herzigová si tratta infatti del secondo matrimonio, dopo quello con Tico Torres, batterista dei Bon Jovi, durato dal 1996 al 1998. Da allora, la sua parabola pubblica ha progressivamente cambiato centro di gravità: meno l’icona distante, più la donna che costruisce una quotidianità fatta di famiglia, equilibrio e radicamento. Non a caso oggi molte fonti la descrivono ormai come presenza stabile a Torino, città dove vive con il compagno e i figli.
Lo sposo: Gregorio Marsiaj, il profilo basso di una famiglia industriale torinese
Se Eva Herzigová rappresenta l’immaginario internazionale, Gregorio Marsiaj porta con sé una storia profondamente torinese, industriale e familiare. È figlio di Giorgio Marsiaj, figura di primo piano dell’imprenditoria piemontese, e appartiene alla famiglia che guida Sabelt, azienda fondata a Torino nel 1972 dai fratelli Piero e Giorgio Marsiaj. Sul sito ufficiale dell’azienda si legge che oggi Sabelt fornisce 7 team su 10 di Formula 1 e che Gregorio e il fratello Massimiliano ricoprono il ruolo di vicepresidenti, affiancando la guida familiare in una strategia di lungo periodo.
Questo dettaglio non è secondario: racconta una coppia in cui il glamour internazionale si è intrecciato con una delle più solide tradizioni imprenditoriali torinesi. Da un lato una donna che ha attraversato il sistema moda globale; dall’altro un uomo legato a un mondo di industria, motorsport, innovazione e territorio. Forse è anche per questo che il loro matrimonio ha assunto il tono di un evento cittadino prima ancora che mondano: non solo due nomi noti, ma due biografie che in modi diversi parlano di Torino.
Dove tutto è cominciato: Varigotti, l’incontro e una relazione lunga 25 anni
Secondo le ricostruzioni più accreditate, Eva Herzigová e Gregorio Marsiaj si sono conosciuti a Varigotti, in Liguria, nel 2001. Da allora non si sono più lasciati, pur attraversando — come hanno ricordato alcune testate — anche fasi più complesse finite sporadicamente sulle pagine del gossip. Ma il dato che oggi conta è un altro: la loro è una relazione sopravvissuta a due decenni e mezzo di riflettori, cambiamenti personali, lavoro internazionale e genitorialità. In un ambiente dove le relazioni famose vengono spesso raccontate solo nel momento della rottura o dell’eccesso, il loro legame ha finito per imporsi per resistenza.
Insieme hanno avuto tre figli: George, il maggiore, oggi 19enne secondo La Gazzetta dello Sport, e i più piccoli Philippe ed Edward, con Edward indicato come 12enne. Alcune fonti precedenti, pubblicate nelle settimane che hanno preceduto il matrimonio, riportavano per George ancora 18 anni, dettaglio coerente con il fatto che il compleanno fosse imminente o recente; in ogni caso, l’ordine familiare non cambia: una coppia arrivata alle nozze quando il nucleo era già pienamente formato. Proprio questa immagine — non la promessa di una famiglia futura, ma la celebrazione di una famiglia già esistente — è uno degli aspetti più forti e meno banali dell’evento.
Tra San Vito, Palazzo Carignano e Del Cambio: la geografia di un sì molto torinese
La mappa delle nozze dice molto della loro estetica. San Vito, sulla collina torinese, appartiene a una dimensione più raccolta e residenziale; Palazzo Carignano, invece, è uno dei luoghi più densi di storia civile della città e dell’Italia. Il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, che ha sede nel palazzo, definisce il piano nobile una cornice unica, in un edificio sito UNESCO e “simbolo dell’Unità d’Italia”. La Sala Plebisciti, scelta o comunque coinvolta nella giornata nuziale secondo più fonti, è dunque tutt’altro che neutra: non solo bella, ma carica di stratificazione storica e istituzionale.
Poi c’è Del Cambio, approdo finale della festa. Non una location qualsiasi, ma un’istituzione cittadina. Il sito ufficiale racconta che il ristorante è stato fondato il 5 ottobre 1757 nel cuore di Torino e lo descrive come luogo in cui si incontrano storia, arte e gastronomia. Oggi il Ristorante Del Cambio è presentato come realtà da una stella Michelin, affacciata su Piazza Carignano, dunque a pochi passi dal palazzo che ha ospitato una parte cruciale della giornata. È il tipo di scelta che sintetizza perfettamente lo stile della coppia: non il lusso gridato, ma il lusso che si appoggia alla memoria dei luoghi.
Gli ospiti, il meteo nervoso e quella mondanità mai urlata
Le cronache raccontano una festa elegante, osservata da fotografi, curiosi e addetti ai lavori con l’attenzione che si riserva agli eventi rari. La Gazzetta dello Sport ha riferito che, nonostante il forte vento e i fulmini che minacciavano tempesta, molti invitati hanno raggiunto Del Cambio a piedi dopo il passaggio a Palazzo Carignano. Tra i presenti sono stati citati Francesca Barra, Jill Cooper, Mariacarla Boscono e Marpessa Hennink; si era parlato anche della possibile presenza di Naomi Campbell, mai confermata sul posto. RaiNews e altre testate avevano inoltre già descritto la lista degli ospiti come volutamente ristretta e top secret.
Interessante anche il tono scelto dagli sposi e dal loro entourage: nessuna spettacolarizzazione social dell’evento, nessuna sovraesposizione programmata, pochissime dichiarazioni. Un dato quasi sorprendente se si pensa che la sposa appartiene a una generazione di supermodelle che hanno definito l’estetica del visibile. In questo caso, invece, a parlare sono stati i luoghi, gli ingressi, i dettagli rubati, il passaparola della città. Ed è forse proprio questa sottrazione ad aver aumentato il fascino del matrimonio.
L’abito, i dettagli e la forza di una sposa che non ha bisogno di dimostrare nulla
Sull’immagine di Eva Herzigová sposa convergono diversi dettagli. RaiNews l’ha descritta con un abito bianco morbido, lungo fino a sopra la caviglia, con i capelli raccolti. La stampa spagnola di ¡Hola!, che ha seguito con attenzione le nozze, ha aggiunto che il bouquet era bianco e che la chiesa era decorata con rose bianche e color pesca, oltre a indicare un abito in stile boho firmato Lanvin; su questo ultimo dettaglio, in assenza di una conferma ufficiale della maison o della sposa, conviene mantenere prudenza. Più solida è l’impressione complessiva: una sposa lontana dall’effetto costume, fedele a un’eleganza matura, sottratta, personalissima.
Anche lo sposo è apparso in linea con il tono generale della giornata. La Gazzetta dello Sport lo ha definito elegantissimo, mentre il figlio maggiore George è stato notato per un abito scuro con cravatta color canarino, un dettaglio piccolo ma visivamente memorabile. Sono frammenti che restituiscono la dimensione più riuscita di queste nozze: non il lusso come esibizione, ma come cura del particolare.