IL RETROSCENA
Paola Ferrari torna all'attacco di Diletta Leotta: «Il problema non è la libertà»
La giornalista rilancia la sua critica al modello di esposizione femminile nel calcio in tv, boccia la gestione Gattuso e rivela: «Dopo gli Europei vinti mi lasciarono fuori»
Paola Ferrari torna a puntare il dito contro un modello di esposizione femminile nel calcio televisivo, e il riferimento alla conduttrice catanese Diletta Leotta, pur non ripetuto ossessivamente, resta il convitato di pietra dell'intervista rilasciata a "Chi".
Per la giornalista di Rai Sport il problema non è la libertà di una donna di mostrarsi come preferisce, ma il fatto che l'attrazione fisica sia diventata la principale chiave di legittimazione nel racconto calcistico. Ferrari rifiuta la giustificazione più diffusa — "le donne sono libere" — perché, sostiene, la libertà non può essere invocata ogni volta che il mercato costruisce e premia un'immagine femminile ancorata alla desiderabilità. Il punto, per lei, è capire quali modelli ricevono visibilità e quale messaggio arriva alle professioniste più giovani.
Dietro il ragionamento c'è anche la sua storia personale: per anni bersaglio di commenti offensivi sul corpo e sull'età, Ferrari ha ribadito di sentirsi giudicata da chi considera una donna "fuori scena" dopo i 60 anni.
Il giudizio su Gattuso
Nell'intervista Ferrari si sposta anche sul piano tecnico, sostenendo che Rino Gattuso non fosse il profilo adatto per la panchina azzurra e che con Roberto Mancini o Claudio Ranieri l'Italia sarebbe stata ancora nel racconto del Mondiale 2026. Un giudizio che arriva a percorso concluso — la FIGC aveva ufficializzato Gattuso ct il 19 giugno 2025, con la risoluzione consensuale dell'incarico il 3 aprile 2026 — ma che conserva un peso retrospettivo non banale per la nettezza con cui viene espresso.
"Condussi gli Europei vinti, poi mi lasciarono fuori"
Il passaggio più personale riguarda un'esclusione mai del tutto digerita: dopo aver condotto il programma degli Europei vinti dall'Italia, Ferrari sarebbe stata estromessa dal seguito della Nazionale, al punto che per i Mondiali successivi sarebbero stati chiamati una quarantina di giornalisti, ma non lei. Un racconto che, pur senza fare nomi, solleva una domanda più ampia su quanto in tv contino davvero i risultati rispetto agli equilibri interni.
Il presente e il possibile addio
L'intervista arriva mentre Ferrari è di nuovo in video sui Mondiali 2026 con Simona Rolandi, Paulo Roberto Falcão e Marco Tardelli, in una fase di ascolti solidi per la Rai: la partita inaugurale Messico-Sudafrica ha raggiunto 4 milioni 871mila spettatori e il 27,5% di share, seguita da Sudafrica-Canada con 3 milioni 741mila spettatori e il 25,6%. Secondo quanto riportato da ANSA, la giornalista ha anticipato che potrebbe trattarsi del suo ultimo Mondiale in quella veste, con un possibile ritiro entro uno o due anni — senza escludere però nuovi progetti, come un podcast.
Al di là della polemica con Leotta, la vicenda riporta al centro un nodo mai chiuso del giornalismo sportivo italiano: quali corpi diventano centrali nel racconto del calcio, quali competenze vengono premiate, e quanto sia davvero cambiato lo spazio concesso alle donne nello sport più maschile del Paese.