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La prima luna aliena mai scoperta, esterna al sistema solare

L'esosatellite osservato, con il telescopio Vlt, orbita attorno a una piccola stella morta

22 Luglio 2026, 18:51

19:00

La prima luna aliena mai scoperta, esterna al sistema solare

Può sembrare un pianeta gigante ma è tecnicamente una luna aliena, più precisamente un esosatellite: è stato osservato per la prima volta un oggetto celeste in orbita attorno a una piccola stella morta che a sua volta ruota attorno a una grande stella. A scoprire il primo esosatellite della storia, grazie alle immagini del telescopio VLT dello European Southern Observatory in Cile, è il lavoro pubblicato su Nature e guidato da Kevin Hoy, dell’Università Diego Portales in Cile, con la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

«Nel Sistema solare esiste una netta distinzione tra i pianeti e il Sole, quindi definire oggetti come le lune è semplice», ha detto Alice Zurlo, dell’Università Diego Portales e dell’Inaf. «Nel sistema CD-35 2722, invece, dove i confini tra stelle, pianeti e lune diventano sfumati, l’intero quadro risulta molto più complesso da descrivere - ha aggiunto - e per quanto esotico possa apparire, questo sistema è davvero unico e rappresenta una svolta: la prima rilevazione plausibile di un esosatellite».

La stranezza di questa nuova luna - o satellite - è che a differenza delle lune tradizionali è decisamente grande, simile al nostro Giove, e non orbita attorno a un pianeta ma attorno a una stella praticamente morta, una nana bruna, che ha una massa pari a 30 volte quella di Giove. Dati che la farebbero apparire come un pianeta ma la nana bruna orbita a sua volta attorno a una stella. Motivo per cui, pur non somigliando alle nostre lune rocciose, dovrebbe essere considerato una luna, una luna aliena perché fuori dal nostro Sistema solare.

Per studiare questo strano sistema stellare, denominato CD-35 2722, i ricercatori hanno utilizzato uno degli strumenti installati sul telescopio VLT dell’ESO, in Cile, usato già da tempo per scoprire esopianeti e che usa una tecnica detta delle velocità radiali. Una tecnica che permette di rilevare le piccole oscillazioni della nana bruna causate dall’oggetto in orbita attorno a essa. Oltre all’importanza di aver scoperto una nuova tipologia di oggetto, ancora da definire in modo formale, la scoperta di satelliti in altri sistemi planetari ci mostra quanto i processi di formazione possano essere variegati e complessi. Avanzamenti nell’uso della tecnica fanno anche sperare che nel prossimo futuro diventi sempre più facile riuscire a individuare altre esolune.

«Questa scoperta così particolare apre il percorso verso la rivelazione di esosatelliti più simili a quelle del Sistema solare, che sarà possibile usando alcuni strumenti attualmente in costruzione», ha detto Silvano Desidera, ricercatore all’INAF di Padova e coautore dello studio. In particolare, lo spettrografo Andes, a guida italiana, che sarà installato sul futuro super telescopio ELT in fase di completamento proprio in Cile e che sarà ancora più sensibile nell’osservare piccolissime variazioni. «Potremo quindi applicare questa tecnica - ha concluso Desidera - a un numero maggiore di pianeti o nane brune e raggiungere sensibilità che ci porteranno a scoprire esolune ed esosatelliti più piccoli».