il caso
Trump: «Felice che il principe Harry e Meghan Merkle se ne siano andati via dagli Usa»
Il tycoon liquida il trasferimento dei duchi di Sussex nel Regno Unito come privato cittadino ed esprime fedeltà incondizionata all'istituzione monarchica
WASHINGTON – Si inasprisce lo scontro politico e mediatico tra la Casa Bianca e i duchi di Sussex.
Mercoledì 2 settembre 2026, intervenendo con i cronisti alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è dichiarato ufficialmente “felice” che il principe Harry e Meghan Markle abbiano lasciato gli Stati Uniti per rientrare nel Regno Unito.
Trump, che ha rimarcato di non aver mai apprezzato la coppia, ha inoltre accusato i coniugi di aver riservato alla famiglia reale britannica una “grande mancanza di rispetto”.
L’affondo arriva a ridosso del clamoroso trasferimento dei Sussex, emerso tra il 19 e il 20 agosto 2026: la coppia ha lasciato la California, dove risiedeva da sei anni, per tornare oltremanica.
Fonti autorevoli come BBC e Associated Press hanno confermato che il rientro avverrà esclusivamente su base privata, escludendo qualsiasi ritorno a incarichi ufficiali come “working royals”.
Questa discrasia fra presenza fisica nel Regno Unito e assenza di uno status istituzionale costituisce un nodo di sensibilità politica e diplomatica sia per Buckingham Palace sia per Washington.
La reazione del presidente non è soltanto un giudizio di costume, ma si inserisce in una precisa strategia transatlantica.
Nel corso del 2026, la Casa Bianca ha intensificato i rapporti bilaterali con Londra, culminati nella visita di Stato di re Carlo III a Washington alla fine di aprile.
Presentando quell’evento come celebrazione della storica “special relationship” anglo-americana, Trump ha scelto di accreditarsi come difensore della lealtà verso la Corona, utilizzando i Sussex come comodo controcanto polemico in chiave di mobilitazione del proprio elettorato conservatore.
L’ostilità del presidente nei confronti della coppia non è nuova. Già nel settembre 2020 il tycoon aveva manifestato pubblicamente freddezza verso Meghan Markle, augurando ironicamente “buona fortuna” al principe Harry.
Col tempo, Harry è divenuto anche oggetto di contesa politica interna negli Stati Uniti, complici le azioni legali promosse da gruppi conservatori per ottenere la revoca del suo visto, dopo le ammissioni sull’uso di sostanze stupefacenti contenute nell’autobiografia Spare.
A rendere più complesso il rientro in patria pesa anche la questione sicurezza.
Il contenzioso del principe contro lo Stato britannico ha subito una battuta d’arresto decisiva il 2 maggio 2025, quando la Court of Appeal ha respinto il suo ricorso contro il ridimensionamento della protezione pubblica.
La decisione ha confermato una precedente sentenza dell’High Court del 28 febbraio 2024, secondo cui la perdita dello status di reale operativo giustifica un regime di tutela flessibile e non automatico.
Harry ha più volte sostenuto che l’assenza di scorta di Stato renderebbe rischioso un trasferimento stabile di moglie e figli, ma finora da Londra non emergono segnali di ripristino dei precedenti privilegi.
Il ritorno dei duchi si colloca, peraltro, in una fase di estrema fragilità per la monarchia britannica, segnata dalla malattia del sovrano e da un equilibrio dinastico particolarmente vulnerabile.
La parabola di Harry e Meghan continua così a trascendere la dimensione privata, trasformandosi in un indicatore geopolitico delle tensioni tra istituzioni tradizionali, assetti di potere e il costante scrutinio dei media internazionali.