Divorzi
Niente assegno per Wanda Nara da Mauro Icardi: il Tribunale di Milano boccia la richiesta da 100.000 euro al mese
Valutate adeguate le risorse della showgirl argentina che dall'attaccante, suo conterraneo, ha avuto due figlie
Centomila euro al mese richiesti, nessun assegno divorzile riconosciuto. La fine del matrimonio fra Wanda Nara e Mauro Icardi passa dal Tribunale di Milano, che ha respinto la domanda economica della showgirl. Dietro la cifra, però, c’è una valutazione precisa: i giudici ritengono adeguate le sue risorse e non provate le rinunce professionali invocate per ottenere il contributo.
La notizia riguarda due aspetti distinti: lo scioglimento del matrimonio e il rigetto della domanda economica avanzata dalla showgirl. A pronunciarsi è stata la nona sezione civile del Tribunale di Milano, con un collegio presieduto da Anna Cattaneo. Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, i giudici hanno ritenuto che la situazione patrimoniale di Nara fosse sufficiente a sostenere le sue esigenze di vita, senza un contributo periodico dell’ex marito.
La cifra richiesta attira inevitabilmente l’attenzione, ma non esaurisce il significato della decisione. Il punto centrale è il rapporto fra autonomia economica, percorso professionale e scelte familiari: quali risorse possiede chi chiede l’assegno e quali eventuali rinunce, compiute durante il matrimonio, devono essere compensate dopo la sua fine.
Perché i giudici hanno escluso l’assegno
Nella ricostruzione pubblicata dal Corriere, Nara aveva sostenuto di aver sacrificato una carriera artistica già avviata per dedicarsi alle necessità della famiglia e delle due figlie. Il collegio ha però considerato questa tesi non dimostrata. Non sarebbe quindi emerso un sacrificio professionale tale da giustificare un assegno con funzione compensativa. È un passaggio importante: il tribunale non si è limitato a confrontare le disponibilità economiche dei due ex coniugi, ma ha esaminato le ragioni dell’eventuale squilibrio.
A questo si aggiunge l’altro elemento decisivo. Come riferisce ANSA, i giudici hanno escluso anche la funzione assistenziale dell’assegno, rilevando che Nara dispone di mezzi adeguati alle proprie esigenze. L’agenzia riporta inoltre che la showgirl è stata condannata a sostenere due terzi delle spese legali. Il rigetto, dunque, riguarda il diritto al contributo richiesto, non una semplice riduzione dell’importo mensile.
La carriera durante il matrimonio entra nella valutazione
Per ricostruire il percorso lavorativo di Nara, i giudici hanno preso in considerazione diversi impegni svolti negli anni del matrimonio. Il Giorno riferisce che nella valutazione compaiono la partecipazione a Tiki Taka nel 2018, il Grande Fratello Vip, le attività televisive in Argentina, la conduzione di MasterChef Argentina, la musica e Ballando con le stelle. A questi incarichi si aggiunge il lavoro che Nara ha dichiarato di aver svolto nella gestione della carriera sportiva e dei diritti d’immagine di Icardi.
Sempre secondo i passaggi della sentenza riportati dal quotidiano, il tribunale ha ritenuto che la notorietà della showgirl fosse cresciuta durante l’unione con il calciatore, allora giocatore e capitano dell’Inter. Si tratta di una valutazione formulata nel contesto della controversia economica: non di un giudizio generale sul valore della sua attività artistica, ma di un elemento utilizzato per verificare la rinuncia professionale invocata a sostegno della domanda.
La precedente richiesta da 250 mila euro
La domanda da 100 mila euro mensili non va confusa con quella esaminata nella fase precedente. Con un’ordinanza del 1° giugno 2026, la giudice Anna Cattaneo aveva già respinto la richiesta di un contributo provvisorio da 250 mila euro al mese. La Repubblica, che aveva riportato la decisione il 3 giugno, spiegava che il giudice aveva considerato particolarmente solida la situazione patrimoniale e reddituale di Nara.
Le due cifre appartengono quindi a domande e momenti processuali differenti: prima il sostegno economico provvisorio, poi l’assegno collegato al divorzio. Tenerli separati permette di leggere correttamente la vicenda, senza sommare gli importi o presentarli come obblighi già stabiliti a carico di Icardi. Entrambe erano richieste avanzate da Nara, non somme che il calciatore risultava tenuto a versare sulla base dei provvedimenti citati.

Che cosa conta davvero per l’assegno divorzile
Il quadro giuridico aiuta a comprendere perché la differenza di reddito non sia, da sola, una risposta sufficiente. Nel comunicato sulla sentenza delle Sezioni Unite n. 18287 dell’11 luglio 2018, la Corte di Cassazione spiega che l’assegno divorzile ha una funzione assistenziale e, insieme, compensativa e perequativa. La valutazione deve confrontare le condizioni economiche e patrimoniali degli ex coniugi, considerando il contributo alla formazione del patrimonio, la durata del matrimonio, le possibilità di reddito future e l’età del richiedente.
In termini concreti, non conta soltanto quanto guadagna ciascuno dopo la separazione. Conta anche come la coppia ha organizzato la propria vita e se le decisioni comuni abbiano inciso sulle opportunità economiche di uno dei due. La Cassazione sottolinea proprio che le scelte familiari possono produrre conseguenze profonde sul patrimonio e sul percorso lavorativo anche dopo lo scioglimento dell’unione.
Nel caso Nara-Icardi, l’avvocata Valeria De Vellis, che assiste il calciatore insieme a Raffaele Rigitano, ha evidenziato ad ANSA l’assenza di prove delle rinunce professionali sostenute dalla controparte. È il commento della difesa di Icardi e come tale va letto, distinguendolo dalle motivazioni attribuite al tribunale. Il dato centrale della decisione resta il mancato riconoscimento dei presupposti dell’assegno: risorse personali considerate adeguate e sacrifici professionali ritenuti non provati.