il caso
Sgarbi ricoverato in terapia intensiva: scatta l'esposto contro la compagna Sabrina Colle
La figlia Evelina sollecita accertamenti su ritardi nei soccorsi e circonvenzione di incapace ma la sorella Elisabetta difende l'autonomia del critico
La degenza di Vittorio Sgarbi al Policlinico Gemelli di Roma conosce uno sviluppo formale che sposta parte della vicenda dall’ambito clinico a quello giudiziario. Dal 30 settembre 2026 il critico d’arte è ricoverato in terapia intensiva per una polmonite complicata da una grave insufficienza respiratoria. I bollettini parlano di condizioni stazionarie ma fragili; intanto, sul versante familiare e legale, si è aperta una frattura con il deposito di un esposto alla Procura della Repubblica di Roma.
Dopo un primo aggiornamento del 1° ottobre, che descriveva uno scenario critico ma stabile, il 9 ottobre il Gemelli ha diffuso una nota firmata dal professor Massimo Antonelli. Il comunicato ha registrato un miglioramento del quadro polmonare e della microembolia polmonare. Considerata però la persistente dipendenza dal supporto ventilatorio, i sanitari hanno eseguito una tracheostomia percutanea per garantire un accesso respiratorio diretto. I medici non hanno indicato tempi di recupero né prospettato dimissioni a breve, confermando la necessità di proseguire con l’assistenza intensiva.
La figlia Evelina Sgarbi, 26 anni, assistita dall’avvocato Lorenzo Iacobbi, ha presentato un esposto sollecitando verifiche sulla gestione sanitaria e patrimoniale del padre. L’iniziativa chiama in causa la compagna di Sgarbi, Sabrina Colle, e altre persone a lui vicine. Come precisato dal legale, l’atto invita i magistrati ad accertare l’adeguatezza della tutela prestata, contestando l’intensa attività pubblica mantenuta durante l’estate a fronte di uno stato di salute ritenuto fragile, nonché un presunto ritardo nell’attivazione dei soccorsi a domicilio. Tra le ipotesi prospettate figurano la “circonvenzione di persona incapace” e l’“abbandono di persona bisognosa di cure”. Sotto il profilo patrimoniale, l’istanza chiede di verificare la regolarità della gestione, pur in assenza di rilievi già accertati dagli inquirenti.
A sostegno di Evelina è intervenuta la madre, Barbara Hary, ex compagna di Sgarbi. Nella puntata del 12 ottobre de “La volta buona”, Hary ha riferito di aver accompagnato la figlia in ospedale e ha respinto la ricostruzione che riconduceva la debilitazione del critico principalmente a una sindrome depressiva. A suo dire, la consultazione delle cartelle cliniche evidenzierebbe problematiche fisiche pregresse non adeguatamente considerate. Già l’11 ottobre, a “Verissimo”, Evelina Sgarbi aveva manifestato forte preoccupazione per le condizioni del padre, denunciando dissidi familiari e raccontando un episodio di tensione in ospedale con Sabrina Colle.
Sempre il 12 ottobre, la sorella del critico, Elisabetta Sgarbi, e la compagna Sabrina Colle hanno diffuso una nota congiunta per smentire le ricostruzioni circolate sui media. Le due hanno definito “lesive” alcune notizie e invitato gli organi di informazione ad attenersi ai soli bollettini del Gemelli, rimarcando l’importanza della vicinanza affettiva e del lavoro dei medici. La comunicazione ha inoltre richiamato un precedente provvedimento del giudice tutelare che aveva confermato la piena capacità di Vittorio Sgarbi di provvedere agli atti della vita quotidiana, alla cura della salute e alla gestione ordinaria del patrimonio, escludendo la necessità di un amministratore di sostegno.
Per una corretta ricostruzione occorre separare l’attuale ospedalizzazione dai precedenti clinici. Il 24 marzo 2025 le agenzie avevano riportato un ingresso al Gemelli legato a una sindrome depressiva con difficoltà di alimentazione. Tale episodio, risalente all’anno scorso, non va sovrapposto all’attuale crisi respiratoria con polmonite, che dal 30 settembre 2026 tiene Sgarbi in terapia intensiva.