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Sbarco a Trapani da Diciotti, fermati i due indagati

Le indagini hanno accertato il loro ruolo nell'aggressione subita dall'equipaggio della nave Vos Thalassa che li aveva soccorsi al largo della Libia

Sbarco a Trapani da Diciotti, fermati i due indagati

Trapani - Due giorni di indagini e i racconti dei testimoni hanno aggravato la posizione del ghanese e del sudanese indagati, finora in stato di libertà, per l'aggressione subita dall’equipaggio del rimorchiatore Vos Thalassa che, l’8 luglio, soccorse in mare l’imbarcazione su cui entrambi viaggiavano insieme ad altri 65 migranti. I pm di Trapani guidati da Alfredo Morvillo hanno disposto il fermo di entrambi: avrebbero minacciato un marinaio, un ufficiale e il comandante che, obbedendo alla Guardia Costiera libica, avevano deciso di riportarli nel Paese nordafricano. La decisione degli inquirenti è stata commentata su Fb dal ministro dell’Interno Salvini con un semplice «Grazie».


Il provvedimento di fermo si è reso necessario, secondo la Procura di Trapani, per evitare che i due facciano perdere le proprie tracce e per le nuove contestazioni che vengono loro rivolte. Non più la violenza privata, ma i più gravi reati reati di resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale e concorso in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Sarebbero loro, per i magistrati, gli scafisti del gommone soccorso dalla Vos Thalassa. I 67 sono stati poi fatti trasbordare su nave Diciotti della Guardia costiera, approdata due giorni fa a Trapani.


Tra racconti contrastanti, smentite, pressioni del ministro dell’Interno Salvini che invocava un intervento forte della magistratura e impediva lo sbarco dei migranti, le sorti dei 67 sono rimaste incerte per ore. Poi l’intervento del Capo dello Stato e l’attracco della nave a Trapani. Ma per la Procura gli elementi per una misura cautelare ancora non c'erano. La svolta è arrivata oggi, dopo che i pm hanno ricostruito quanto accaduto l'8 luglio. Il rimorchiatore Vos Thalassa aveva soccorso in area Sar libica i profughi che viaggiavano verso la Sicilia e dalla Guardia costiera libica aveva avuto indicazioni di dirigersi verso le coste africane per trasbordarli su una motovodetta. Terrorizzati, i due fermati, insieme ad altri ancora non identificati, avrebbero accerchiato, spintonato e minacciato ripetutamente di morte (mimando il gesto di tagliargli la gola e di gettarlo in mare) il marinaio. Stessa sorte avrebbe avuto il primo ufficiale. L’aggressione avrebbe costretto il comandante della Vos Thalassa a invertire la rotta, fare ritorno al punto di soccorso e richiedere con urgenza l’intervento delle autorità italiane. Il rimorchiatore ha così fatto rotta verso nord (cioè verso le coste italiane) per ricevere i soccorsi della nave militare Diciotti. 

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