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Trapani: così i cittadini hanno salvato le eritrine, gli alberi che il Comune voleva tagliare

I componenti del comitato si sono legati alle piante, dichiarate ora beni monumentali: «Risultato eccezionale che chiude una lunga battaglia»

Trapani: così i cittadini hanno salvato le eritrine, gli alberi che il Comune voleva tagliare

Gli alberi posti sotto la tutela della monumentalità sono 38, tra viale Duca d'Aosta, la gran parte, e in via Calvino e Piazza Vittorio Veneto. Una relazione agronomica del Comune ne chiedeva l’abbattimento ma la controperizia del comitato ha fermato «lo scempio». Il Comune, retto da un commissario, però, pur non pronunciandosi ufficialmente, in questi giorni ha stipulato una convenzione con il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Palermo, di cui è responsabile il prof. Giuseppe Barbera, ordinario di Colture arboree e specialista di alberi e paesaggi agrari - che lavorerà con il professore Salvatore Donato La Mela Veca, ricercatore della facoltà di Agraria - per capire come recuperare le eritrine “pericolose” e metterle in sicurezza.

Gli alberi quindi sono ora nelle mani dell’Università che, dicono dal comitato, «dovrà dare indicazioni per la gestione straordinaria e ordinaria al fine della salvaguardia dell’alberata; si perseguirà l’obiettivo di ridurre i rischi e si terrà conto che il legno delle eritrine è tenero e che queste piante non hanno mai beneficiato di alcun intervento». Anche gli architetti si sono uniti al comitato chiedendo valutazioni «sul recupero paesaggistico delle aree interessate, attraverso dibattiti e workshop».

I docenti universitari raccoglieranno la documentazione e avvieranno uno studio approfondito sullo stato delle eritrine che si spera possa portare al più presto alla rimozione delle tante transenne che da mesi imbruttiscono il centro storico. Il comitato, in questa direzione, ha suggerito di mettere cartelli che avvertono di non sostare sotto gli alberi nelle giornate ventose. Ma non sono solo le secolari eritrine a soffrire, anche pini, tamerici, platani eucalipti attendono un’attenzione e una cura adeguata; e non una capitozzatura a tutti i costi come i giardinieri comunali sono soliti fare. E così lo stesso vale per le tante aiuole abbandonate, ricche solo di erbacce e arbusti tra i marciapiedi sconnessi. Lo sottolinea l’ex presidente dell’Ordine degli Agronomi, Giuseppe Pellegrino: «Non sono mai stati fatti interventi fitoiatrici in città».

E si scopre allora che nella pianta organica del Comune non c’è un agronomo, un dirigente esperto di verde, e che quando era stato predisposto un bando per inserirlo, il tecnico che era stato individuato aveva trovato posto alla Regione e sorprendentemente il bando era stato annullato. A poco era valso un corso per potatori con prove pratiche e teoriche che l’Ordine degli agronomi aveva fatto realizzare. Il verde pubblico non è mai stato argomento di attenzione politica e amministrativa, come dimostra la scarsa cura delle Ville comunali, i cui alberi non sono catalogati. Ma l’esperienza del comitato “Pro eritrine”, i cui componenti si sono legati agli alberi per fermare l’abbattimento, e la pervicacia e la competenza con cui si sono mossi, consegnano un esempio di senso civico collettivo e di impegno spassionato verso la città e i suoi tesori, ormai monumenti verdi.

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