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Trent'anni fa fu ucciso Mauro Rostagno, il giornalista "rompiscatole"

Commemorazioni fra Trapani e Palermo per ricordare il cronista assassinato dalla mafia

Trent'anni fa fu ucciso Mauro Rostagno, il giornalista "rompiscatole"

Il murales dedicato a Mauro Rostagno, vittima della mafia, a Torino

TRAPANI - Dietro l’uccisione di Mauro Rostagno c'era il suo «esemplare lavoro giornalistico» che aveva sollevato il velo sulla ragnatela di interessi di Cosa nostra a Trapani. Il sigillo sulla matrice del delitto è arrivato con le sentenze di condanna degli esecutori materiali. E viene ora ripreso come tema conduttore nelle iniziative organizzate fra Trapani e Palermo a 30 anni dall’agguato al sociologo-giornalista.

A Trapani e Valderice un cartello di associazioni - tra cui Articolo 21, Libera e Anpi - ha organizzato vari momenti: un incontro sul luogo del delitto, l’inaugurazione di murales, la proiezione del documentario "La rivoluzione in onda", realizzato dal regista Alberto Castiglione con il materiale video recuperato negli archivi di Rtc, la tv di Rostagno. A Palermo altro ricordo organizzato al teatro Biondo da Ordine dei giornalisti e Unci, unione nazionale cronisti.

Come i processi hanno stabilito, Rostagno era impegnato in una attività giornalistica che aveva acceso i riflettori sui traffici di Cosa nostra, sui suoi intrecci con i poteri occulti e sulla sua penetrazione nella pubblica amministrazione. Con i suoi interventi dagli schermi di Rtc, il giornalista era diventato una «camurria», un rompiscatole. Questo era stato il giudizio indispettito di Francesco Messina Denaro, il padre del superlatitante Matteo che a quel tempo governava il vertice di Cosa nostra a Trapani.
Con i suoi servizi Rostagno aveva svelato il volto nuovo della mafia in una città avvolta nelle trame di un’ organizzazione diventata moderna e dinamica, collegata con la massoneria deviata e in grado di controllare le grandi scelte amministrative e il giro degli appalti.
Mafia, dunque, ma non solo mafia. Eppure per molto tempo le indagini sul delitto Rostagno sono state frenate da omissioni, sottovalutazioni e depistaggi. Al punto che, messa da parte la pista mafiosa, si è cercata un’altra improbabile verità con l'amplificazione di presunti contrasti e rivalità all’interno della comunità Saman, di cui Rostagno era stato uno dei fondatori. 

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