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Pescatori liberati, pescherecci ancora a Bengasi per problemi ai motori

Trapani

Pescatori liberati, pescherecci ancora a Bengasi per problemi ai motori

Di Redazione

PALERMO -«Grazie a tutti in Italia. Ma ora lasciatemi andare, dobbiamo ricaricare le batterie per far partire i motori». La voce di Pietro Marrone, comandante del motopesca «Medinea», arriva lontana dal porto di Bengasi quando è già sera, al termine di una giornata convulsa a Mazara del Vallo salutata dai festeggiamenti per la notizia della liberazione dei 18 marittimi sequestrati il primo settembre scorso dalle milizie del generale Haftar. Il capitano parla al telefono con il suo armatore, Marco Marrone (hanno lo stesso cognome ma non sono parenti), al quale spiega il motivo del ritardo nella partenza dei due motopesca. «Un problema tecnico». L'equipaggio dell’altra imbarcazione, l’Antartide», non riesce infatti ad avviare i motori. «Le batterie dei due motopescherecci sono state ferme quasi 4 mesi e quindi sono scariche», dice.

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A sciogliere la tensione per l’ennesimo imprevisto è uno scambio affettuoso di battute tra il comandante Marrone e la madre, Rosetta Ingargiola, 74 anni, che dalla mattina è in spasmodica attesa insieme agli altri familiari in una sala del municipio di Mazara del Vallo: «Mamma stai tranquilla, va tutto bene. Ci sentiamo non appena partiamo da qui». E sui visi tirati dei familiari torna il sorriso dopo settimane lunghissime di angoscia e ansia. Ora gli equipaggi sono finalmente a bordo, pronti a prendere il largo e a fare rotta verso Mazara del Vallo. Il giovane armatore Marco Marrone ricostruisce i momenti salienti di questa odissea a lieto fine attraverso il racconto "in diretta» degli stessi pescatori. A partire dal primo settembre, il giorno in cui ha appreso la notizia che mai avrebbe voluto sentire: «È stato il capitano Giacomo Giacalone a chiamare via radio il fratello Alessandro, che poi mi ha chiamato al telefono. 'Aiutateci, i libici ci hanno sequestrato e ci stanno costringendo a dirigerci verso il porto di Bengasi...». Da quel momento sono trascorsi 108 giorni lunghissimi per i familiari dei 18 pescatori, che sono riusciti a sentire solo una volta per telefono i loro cari: «Siamo in una palazzina vicina al porto, stiamo tutti bene. State tranquilli torneremo presto».

Oggi la notizia tanto attesa e quelle poche battute scambiate per telefono dal figlio con «nonna» Rosetta, la più anziana tra le madri in attesa: «Ce l’abbiamo fatta, ce l’abbiamo fatta!», ripete la donna tra le lacrime. «Mio figlio e tutti gli altri pescatori stanno tornando. Ringrazio tutti: Conte, Di Maio, il sindaco, il vescovo, i giornalisti. Non ho parole per riuscire a esprimere tutta la felicità di una mamma che finalmente può riabbracciare suo figlio». Una felicità condivisa da tutte le madri, mogli e figlie dei 18 pescatori che finalmente, come ripetono in coro, potranno trascorrere il Natale con i loro uomini.
«È una vicenda che mai avrei voluto vivere piena di paura e angoscia, sentimenti condivisi con tutti i familiari», aggiunge commosso Marco Marrone dopo avere concluso la telefonata con il comandante. Il giovane armatore, che mai prima aveva vissuto una vicenda simile, ha preso in mano le redini dell’azienda di famiglia quasi dieci anni fa dopo la morte del padre . «Ho saputo che stavano per rilasciarli dal ministro Alfonso Bonafede col quale sono legato da una profonda amicizia. È stato lui a chiamarmi comunicandomi che il premier Conte e il Ministro Di Maio erano già a Bengasi». Poi il tam tam delle notizie, le foto dei pescatori liberi e il pianto liberatorio: «Ora non vedo l'ora di riabbracciarli», dice mentre continua ad attendere la telefonata di conferma dal capitano della sua imbarcazione.

E i 18 marittimi questa sera sono tornati a cenare, per la prima volta dopo il sequestro, a bordo delle proprie imbarcazioni. Le guardie dell’esercito di Haftar hanno consegnato generi alimentari ai marittimi dei due motopesca, «Medinea» e "Antartide". che hanno potuto così cenare a bordo. Intanto per ricaricare le batterie è stato fornito agli equipaggi un booster, un apparecchio in grado di velocizzare le operazioni e consentire quindi la partenza delle due imbarcazioni. 

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