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TalK! Talk! TalK!

dESIGNPeople, Oggetti Solidi, ed il miracolo del design parlante

TalK! Talk! TalK!

Eccomi!!!....dESIGNPeople, popolo magico e feroce del rutilante ed ormai (sempre) clamoroso mondo del design.

Si, clamoroso, avete letto bene.

  

Da qualche tempo, nella fattispecie, potrei dire negli ultimi due anni, non facciamo altro che rimbalzare amabilmente, da una Talk all’altra e, cosa strana a dirsi, in questo genere di eventi il soggetto in questione, quello che riesce in modo subitaneo a generare in noi una irresistibile prurigine, proviene proprio dalla disciplina del design.

Chiaramente, il mondo del design, non ha fatto altro che adottare con somma cedevolezza, le dinamiche proprie appartenenti al mondo della Moda.

Un mondo di per sé sbrilluccicante ed effimero, impermanente per costituzione cromosomica, che della temporaneità ne ha fatto una consistente cifra espressiva, fatta di enormi conquiste culturali ed economiche.

Che poi, bisogna dirlo, è stata la Moda, che per più di un secolo, ha messo in atto azioni predatorie nei confronti degli stilemi messi in campo ora dall’Arte, ora dal design.

 

 Ed era ora, dico io.                                                                                                                     Ma so che siete combattuti e che un po’ disapprovate questo mio entusiasmo.                                  Ma io so chi siete, miei cari dESIGNPeople, vi conosco bene, uno per uno.                                        Conosco le vostre nevrosi, amori miei, che sono per me linfa vitale e prezioso parametro d’analisi comportamentale, le vostre micro-psicopatologie del quotidiano, per così dire, che adoro in maniera quasi maniacale e che muovono in me irresistibili moti di curiosità ed indiscrezione.

  

Beh, la curiosità è il motore della vita, ed il miglior propellente per il design.

  

Ma questo lo sapete già, ve lo hanno ficcato a forza nella testa gli altisonanti proclami che sono soliti ripetere, con grande enfasi, e scenografie adeguate, i microbi del Design.

E cioè tutti coloro che sono soliti parlarne del design, senza provare il benché minimo disagio, e nella piena consapevolezza che la questione conoscitiva delle dinamiche fondanti, delle metodologie e dei processi, delle preziose e mai definitive pratiche, possano in qualche modo poter essere per loro invalidanti.

 

 

Si, lo so, ho già scritto parecchie volte su questo argomento, ma sentite a proposito cosa scrivevo, proprio in questo blog, qualche tempo addietro:

 “…. chiariamo subito una cosa: esistono due traiettorie identitarie che individuano il profilo psicologico, e culturale di chi scrive sul Design.

Una prima traiettoria, è quella costituita da tutta una costellazione di giornalisti che, per lo più frequentano e percorrono la cifra gossippara, che avviluppa come una essenza carnivora tutto il circo mediatico e che, con becere dinamiche, fortemente parassitarie, fagocita continuamente il mondo del Design.

Ed è tutta una fauna che mi diverte moltissimo.

 Vi è poi la seconda Aurea traiettoria di chi scrive sul Design, costituita da MegagalatticiSuperSiderali Entità Astratte ed Ultraterrene , che sono gli Storici ed i Critici del Design.

Questi inutili ciarlatani, rappresentano per lo più tutta una categoria asfittica e morente, che si auto-resuscita continuamente, assolvendosi con pratiche e strumenti propri dell’esercizio di casta per poter riprodurre una autoaffermazione che, con meccanismi simili all’accanimento terapeutico, ha l’effetto di sfigurare l’autenticità ed il valore di determinate, genuine, conquiste prodotte dai designer che vivono ogni giorno il Laboratorio, quale Santuario meraviglioso e necessario per l’ottenimento di alti profili della loro proposta, esercitati nella piena libertà di poter intraprendere ogni possibile traiettoria di sperimentazione, di benefica innovazione culturale, morfologica, antropologica.

  

L’esercizio della vita di questi microbi, produce un fastidioso, quanto inutile, rumore di fondo, un suono che viene generato dallo sfregamento continuo tra elementi non afferenti al mondo del Design vero e proprio, quello del mestiere di chi progetta e che, a ragione di questo, dovrebbe avere voce in capitolo per poterne parlare!

Certamente più di altri che fanno soltanto esercizio becero di una autorità baronale che puzza di fetore massonico e di gonnelline fuori moda, che ha mostrato ormai il suo tempo e che, specialmente nel mondo del Design, in cui non si può essere bari, non se ne è sentita mai la necessità.

Da sbellicarsi, vi assicuro.

Tale condizione, propria di chi vuole mantenersi a distanza dalla plebaglia, come si diceva secoli fa, esattamente all’opposto di quello che è il Design, con i suoi alti profili etici e con la sua mission, ed io, in tutta sincerità devo dirvi che, non posso che paragonarla alla portineria sotto casa, con i suoi alti profili di produzione, propri dell’era NeoZotica.”

  

Ma adesso è giunta l’era delle Talk!

  

Ed allora non possiamo far altro che approfittarne, specie nella terra tanto tacciata di insostenibili silenzi ed omertà, adesso che invece si mostra come in preda ad uno stato d’eccitazione permanente, in ogni suo anfratto, in ogni angolo, ad ogni latitudine delle sue cangianti scenografie ambientali.

Divenuta meta prelibata, proprio per l’enorme scorta di sorprendenti, introvabili prelibatezze, che da qualche anno riesce a mettere in gioco, ed in visione, proprio nelle traiettorie portatrici di bellezza, quali quelle dell’Arte, delle pratiche ambientali, della cucina e, ovviamente del Design.

Qualche volta, è la portineria sotto casa ad avere la meglio sulle questioni dibattimentali in atto in queste Talk!, con le inevitabili passerelle del solito politico di turno, con le sue frasi idiomatiche in vernacolo italianizzato a fare da folkloristico preambolo (vedi Verdone su youtube, NdA); altre, invece, è il silenzio sacrale e devoto degli astanti, a generare con sorpresa, una attenzione ed una concentrazione, spesso legittimata da una location vocata, che trova ubicazione nel cuore segreto di un Design Lab di una azienda illuminata, e portatrice di alti profili d’ eccellenza.

Ma non è soltanto lo scenario, per quanto pervasivo e dopante, a catturare la nostra attenzione, ma sono i contenuti, gli argomenti in ostensione, e la modalità di elargirli.

  

Eh già, l’ho sempre detto, il pubblico ama la verità sino ad un certo punto.

  

E quando ci si sente smarriti, in piena onda e baraonda, sballottati a destra ed a manca nella giostra magica e musicale dell’incertezza, quando affiorano e scompaiono veloci rapidi appigli, è giunto il momento di concedersi, consegnarsi, affidarsi, nelle mani accoglienti, e sempre taumaturgiche di un qualche classico.

Eh già, un classico, per definizione è sempre attuale, e può aiutarci in alcuni casi, a dipanare momentaneamente una matassa, per poter subito procedere ad  ingarbugliarne un’altra.

Ed è stata la madrina di tutte le intuizioni possibili, colei che della analisi delle psicopatologie del quotidiano ne ha fatto merce rara e preziosa, a venirmi in mente, la Virginia Woolf di Oggetti Solidi,nella fattispecie il piccolo racconto intitolato “Quartetto d’archi”(Oggetti Solidi. Tutti i racconti ed altre prose, Virginia Woolf, Racconti Edizioni, 2016, NdA), ricordandomi che “se dire qualcosa, tanto spesso, lascia dietro di sé un bisogno di migliorarla e di rivederla, e risveglia per di più rimpianti, piaceri, vanità, desideri”, mi sono detto, quale danno possa mai recare l’atto del concedervisi.

  

Ed allora, sotto dESIGNPeople: Talk! Talk! Talk!!!

  

 

P.S. 

Dulcis in fundo, mi pare doveroso segnalarvene due, di queste Talk!, poste in prossimità delle nostre vacanze:

 

Una prima si chiama “Frammenti di Architetture”a cura di Salvo Puleo, con il contributo dei critici di architettura contemporanea Francesco Pagliari, Franco Porto, Mariagrazia Leonardi, che accoglie un evento espositivo denominato "Progetti stesi", con le curatele di Luigi Prestinenza Puglisi ed Orazio La Monaca, di Antonio Presti per l'Arte Contemporanea, di Andrea Branciforte, Anna Fidelio, ed il sottoscritto per il contributo a cura di ADI Sicilia per il Design.                                                           Una Confidential Talk aprirà il vernissage, che si svolgerà a Noto sabato 28 luglio alle ore 19:30, a Palazzo Nicolaci. Evento patrocinato dal Comune di Noto, da ADI Associazione per il Disegno Industriale e In Arch;

 

Ed un’altra, dal titolo “Public Design Game. Design therapy for a real life”, a cura di ADI Associazione per il Disegno Industriale, Design al Centro, ADI Sicilia ed ADI Veneto, che si svolgerà il 30 settembre, all’interno del ciclo di eventi della Biennale d’Architettura di Venezia, che vedrà anche me come co-protagonista, ma di cui vi parlerò meglio più avanti, sulle modalità per potervi accreditare.

 

Aloha

          dESIGNPeople!

 

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