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U Design

…per fare un tavolo, ci vuole Desine

U Design Il blog di Luigi Patitucci

Gli oggetti che animano il nostro paesaggio quotidiano, non sono mai solo strumenti o attrezzi, per raggiungere una funzione pratica.                          Essi sono attivatori di comportamenti, mezzi per comunicare, strumenti della nostra gestualità, ma anche testimoni delle nostre vite capaci di poter immagazzinare ricordi e memorie, e di riverberarle, in un tempo infinito, così da poterle  tramandare.                                                                    Gli oggetti ci servono e – quando sono fatti per durare – ci sopravvivono, portando tracce delle relazioni passate dentro loro stessi.                            Per poter resistere al trascorrere inesorabile del tempo è necessario che essi svolgano funzioni fondamentali e sempre utili, ma anche che rechino forme chiare, capaci di poter valicare le futili frequenze proprie delle mode e delle tendenze passeggere.  

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                                                                                                              Ed è a ragione di ciò che a Grammichele – che è già di per sé un posto unico al mondo – il mio amico Vincenzo Castellana ha pensato di fondare uno dei nostri, ormai irresistibili, design lab: il Desine Design Lab, con l’azienda Dallegno s.r.l., con l’obiettivo condiviso di poter realizzare una collezione di arredi ed oggetti, progettati a partire dalla relazione tra gli individui e le cose che li circondano.

 


Il contesto in cui si sviluppa questo progetto è di fondamentale rilievo.
Siamo nella Sicilia Orientale, in un territorio reso celebre per la storia dell’artigianato in esso sviluppatosi per millenni, ed in una città unica nel suo genere sia per la sua conformazione fisionomica, che per le sue radicate, inestinguibili, tradizioni, quale è per l’appunto la città di Grammichele.
La sua piazza centrale, a pianta esagonale, ne determina tutto il tessuto urbanistico, nato da un progetto illuminista di ricostruzione dopo il terremoto del 1693, con la supervisione delle migliori menti del tempo, e con la regia illuminata del principe Carlo Maria Carafa Branciforte.          L'11 gennaio 1693 la città di Occhiolà venne distrutta da una scossa di terremoto, così come la quasi totalità dei centri abitati dell’intero territorio della Sicilia Orientale.                                                                              Ed è dalle macerie di questo infausto evento che alle autorità del tempo, si mostra una delle occasioni migliori per poter mettere in atto una maestosa operazione di riqualificazione ambientale che partorisce la scena barocca più nota al mondo, quella denominata della Val di Noto, oggi presente nella lista dei Patrimoni dell’Umanità redatta dall’UNESCO, e messa in visione, in maniera continua e costante da venticinque anni a questa parte, con lo sceneggiato de “Il commissario Montalbano, tratto dagli scritti di Andrea Camilleri.

 

Il principe, fece costruire una nuova città, come dicevo, l’odierna Grammichele, la prima città in Europa ad avere una pianta esagonale, disegnata dall'architetto Michele da Ferla.                                              Gli abitanti, sopravvissuti al terremoto, cominciano presto a mettersi al lavoro, con una energia inestinguibile, capace di poter realizzare delle magiche prefigurazioni che, hanno l’effetto esorcizzante di allontanarne sempre più i fantasmi del terribile evento vissuto.                                      E lo fanno pensando in grande, spostando la loro città dall’altipiano di Occhiolà, ad un’altro altipiano più grande, meglio posizionato dal punto di vista geografico, logistico e climatico, ed in grado di poter meglio accogliere i fastosi progetti pensati dal principe Carlo Maria Carafa, a sovrintendere alla magnifica operazione di ricostruzione di tutta una nuova comunità locale.

 

Gli ambiti applicativi coinvolti nella riqualificazione del sito sono quelli che hanno coinvolto da millenni le energie umane del territorio, quali quelle legate alla lavorazione della terracotta, con l’ausilio delle tecniche antiche e sempre in divenire della ceramizzazione; o quello degli intagliatori delle pietre, che essi mutano poi in sorprendenti elementi, che partecipano alla meraviglia di complessi architettonici dai profili di ineguagliabile maestria; o quella degli ebanisti, che con il loro ‘saper fare manuale’ realizzano meravigliosi dispositivi, atti a sostenere le funzioni vitali della utenza locale, come mobilia ed elementi di servizio, e che come magiche protesi, hanno lo scopo di poter rendere meno gravose le nostre azioni ordinarie, di poter alleggerire la frazione di spesa energetica che investiamo nel nostro modus operandi.

Tali abili artigiani, con il loro secolare e prezioso lavoro, realizzano i prodromi di quello che noi oggi chiameremo “Comfort”.

Ma è un comfort, che non si arresta affatto nelle rigide maglie dell’asservimento alla funzione di servizio, ma tracima e collide meravigliosamente, sin dall’ingaggio con il nostro sistema sensoriale, attraverso la messa in visione di profili fisionomici seducenti, sorprendenti, inediti, capaci di operare una sottile e segreta, perpetua, seduzione, che si rivela in un tempo altro, un tempo che non soffre di alcun condizionamento esterno, un tempo che è soltanto ‘il nostro tempo’, quello che questi dispositivi ci suggeriscono, il tempo che desideriamo avere per noi stessi.


     "Questi arredi, dai profili fisionomici seducenti, sorprendenti, inediti, capaci di operare una sottile e segreta, perpetua, seduzione, che si rivela in un tempo altro, un tempo che non soffre di alcun condizionamento esterno, un tempo che è soltanto ‘il nostro tempo’, quello che questi dispositivi ci suggeriscono, il tempo che desideriamo avere per noi stessi”.

 

                                                                                                              Nel secolo scorso, viene fondato a Grammichele, in provincia di Catania,  un Istituto  d’Arte, per poter sopperire al deficit della istruzione e della formazione dei figli degli artigiani locali. Oggi gli artigiani, qui formati, sanno governare le più antiche tecniche ed i più innovativi processi tecnologici, con la piena consapevolezza del proprio ruolo d’interpreti e co-protagonisti della visione progettuale di ogni designer che collabori alle loro produzioni.                                                                                              Proprio qui, nel 1996, s’incontrano Francesco Azzolina e Salvatore Mancuso, entrambi esperti nella lavorazione del legno.                              Dai 14 ai 23 anni Salvatore lavora da Arca arredi, azienda nella quale ricopre il ruolo di capo mastro come suo padre, e dal quale egli impara l’arte antica dell’ebanisteria.                                                                    La collaborazione di Salvatore e Franco inizia nel 1998 quando decidono di voler fondare una falegnameria in un garage, dalla quale poi verrà fuori la Dallegno , dapprima come azienda individuale, divenuta nel 2005 l’attuale Dallegno s.r.l.                                                                                      Quello che Azzolina e Mancuso acquisiscono in questi anni, non è solo esperienza nel fare, ma anche una consapevolezza diversa del ruolo antico dell’artigiano. Quest’ultimo, infatti, è una figura che negli ultimi tempi ha saputo aprirsi al dialogo con il mondo del design, mettendo a disposizione dei progettisti un sapere millenario che, si ha implementato oggi l’uso delle tecnologie più innovative.

 

   “…..poter immaginare l’”oggetto”, ma anche il “complemento oggetto”, ovvero il risultato di un’azione.”

                                                      

Quasi fosse una conseguenza naturale, direi fisiologica, avviene poi l’incontro con Vincenzo Castellana, architetto e designer, che capisce come dalle conoscenze e dalle capacità inerenti i metodi di lavorazione posseduti dall’azienda sulla materia prima utilizzata dalla Dallegno, si possa creare un nuovo modo di fare progetto.                                                                                             L’idea portante, è quella di realizzare degli arredi in grado di poter coniugare una forte personalità ed un netto legame con le storie locali, accogliendo la visione plurale, ampia, in qualche misura incontenibile e contemporanea, che la cultura del progetto realizza ed accoglie nella nostra era, ed alle nostre latitudini.                                                                                                                   Nasce così, da una crew sempre salda ma, sempre pronta ad accogliere le proposte irriverenti ed elegantissime di nuovi designer di caratura internazionale, il Progetto Desine.

Tale progetto mette in campo una prima collezione, che viene presentata alle recenti Milan Design Week e ad Edit Napoli, conquistando la nomination al Compasso d’Oro, il prestigioso premio che viene conferito dall’ADI , l’Associazione per il Disegno Industriale, che in ambito mondiale viene considerato un po’ come l’Oscar per il Design.                                  I designer che hanno firmato le opere prodotte dalla Dallegno s.r.l. sono : Clelia Valentini, Tomoko Mizu, Turi Acquino, Giuseppe Arezzi, e lo stesso Vincenzo Castellana.

Bisogna dire, che non sempre è tutto oro quel che luccica, ed in tema di Compasso d’Oro, l’argomento mi pare vocato: la Dallegno s.r.l. avrà presto delle grane, dal momento che ha deciso di coinvolgere anche me nel palmares dei suoi designer!

Ma questo è ancora un segreto industriale, come nei migliori film di spionaggio….SSSssshhh!!!....SSSsshhh!!!

 

In conclusione, devo dirvi che nell’ideare la Collezione Desine, il suo art director, l’inarrestabile ed irruente Uragano Castellana, con il suo modus operandi da Agente CIA, l’uomo a l’Havana di cui disponiamo in Sicilia, ha inteso innestare lo stilema capace di poter attivare una precisa traiettoria generativa, quella che considera e consiglia ai suoi progettisti di poter immaginare l’”oggetto”, ma anche il “complemento oggetto”, ovvero il risultato di un’azione.

Perché gli elementi dell’abitare non sono soltanto capaci di poter generare uno scenario ambientale dalle luccicanti fattezze, bensì mostrarsi invece come alleati eleganti e colti, intelligenti e seducenti, compagni reali della nostra esistenza.

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