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La Creatività Estrema ci salverà!

U Design

La Creatività Estrema ci salverà!

U Design Il blog di Luigi Patitucci

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Vi sono delle storie, scritte tutte attraverso il linguaggio del corpo.            Per poter essere comprese, hanno bisogno di una efficace integrazione ambientale.
Il design dovrebbe interrogarsi sul modo in cui lo spazio sfida l'utente, sul modo in cui lo provoca o, gli resiste.
Solo in tal modo potremo avere una amplificazione del concetto di corporeo, in grado di produrre maggiore consistenza all'immaginazione.

E quando questa integrazione non è possibile?                                            Cosa accade?                                                                                           Beh, dovremo già saperlo da un pezzo, non credete?

In ogni caso, questo momento si presta ad essere il momento ideale per potersi sottrarre, quanto meno, alle lusinghe della frazione seduttiva, esercitata dalla pressione mediatica nella direzione univoca della promozione di una vita migliore, che passa inesorabilmente attraverso la pratica dell’acquisto di una merce che, ai profili nobili riposti nella promessa del solvimento di una scorta di problematiche correnti, fa corrispondere un elemento o un dispositivo che presenta le fisionomie dell’assenza di concretezza, proprie dei gadget.                                                                Si, questo momento di riflessione forzata ed impropria e feroce, per certi versi.                                                                                                      Proprio come quando si fissano delle ipotesi in matematica, ove si lavora generando quel silenzio, capace di poter sostenere la riflessione, che ci consentirà poi di poter traguardare nuovi orizzonti, nuove traiettorie di  solvimento.                                                                                                                                 

E’ questo il lavoro del designer, contenuto, se volete, nell’ambito applicativo proprio del Public Design.

 

Voglio dirvi, a scanso di equivoci, che non nutro alcun dubbio in merito: credo, ed ho sempre creduto fermamente, che la Natura non debba essere difesa.                                                                                  Semplicemente, perché sono convinto che non ne abbia alcun bisogno.      Va soltanto lasciata in pace.                                                          Possiede già nel suo patrimonio genetico formidabili ed insostituibili sistemi di autodifesa, in grado di ripristinare, in maniera agevole e senza titubanza, nuovi stadi di equilibrio, persino in relazione alla sua matrice globale. E mai, come in questo momento di grande preoccupazione, di quarantene, già precedute da un secolo di produzioni artistiche, che non recano altro che delle rappresentazioni possibili di una condizione, divenuta perpetua, di ordinario disagio, agganciato al mantra inesorabile del Paradis Perdù.

 

 

Il vero problema è semmai quello di poter garantire, nel lungo termine, una felice sintonia, tra l’uomo ed il sistema Pianeta.                                    Individuare, passo passo, con continuità, una stessa modulazione di frequenza tra i due organismi viventi.

Anch’esso un problema del Design.

 

Agire ora.                                                                                           Con intelligenza, creatività, flessibilità, lungimiranza.                                Tutti hanno la possibilità di poter avere una parte da svolgere nello sceneggiato della reinvenzione del mondo. Tutti devono avere una parte, è questa la condizione imprescindibile.

Abbiamo già assistito al fallimento delle politiche del welfare e ad ogni intervento che incrociasse problematiche di respiro transnazionale che, com’è ovvio, hanno bisogno della messa in atto di nuove sovrastrutture d’intervento transnazionali.                                                               Questo può accadere soltanto attraverso la creazione di serie di Sovrastrutture in grado di mettere in relazione il ‘Contributo Speciale’ di ognuno di noi, generalmente costituito da competenze e risorse, che afferiscono a comunità specifiche.

I designer, in tal senso, posseggono nel loro DNA un modus operandi che gli consente di poter individuare con facilità: debolezze, bisogni, necessità e desideri di intere comunità.

Bisogna individuare allora delle sovrastrutture che possano generare Processi di Rimodulazione continua delle risorse di intere biosfere, per poter consentire lo sviluppo delle migliori condizioni di vita.        Intervenire con la creazione di sovrastrutture diverse da tutte quelle preesistenti, che generano approcci di metodo e modalità applicative nuove, in una combinazione meravigliosa di persone, competenze e scale di lavoro.                                                                                              Tutte le scale dell’organizzazione umana possono combinarsi e ricombinarsi tra loro innumerevoli volte, generando soluzioni inattese e nuove.             La questione di dover affrontare la risoluzione di problemi estremi a scale estreme, può già da sola generare le condizioni per il coinvolgimento delle persone comuni.

E’ arrivato dunque il momento di giocare le nostre carte a scale estreme.

 

 

A pensarci bene, in tutti gli stadi di evoluzione del pianeta in cui vi sono state delle condizioni di particolare difficoltà nella conduzione dell’umana esistenza, si sono generate delle modificazioni che possiamo definire salti evolutivi. Come nell’ultima glaciazione, ad esempio, che ha dato vita all’Homo Sapiens.

Il Sapiens ha messo in campo, in un periodo di enorme stress ambientale, flessibilità, previsione e creatività.

Erano soltanto degli uomini comuni, che in condizioni estreme, hanno messo in campo una Creatività Estrema, che ha permesso l’immaginazione, e dunque,  la generazione di idee considerate prima impensabili.                                                                                            Oggi, gli stessi uomini comuni, hanno di nuovo la possibilità di poter contribuire direttamente, grazie a nuovi strumenti, che hanno generato nuovi sistemi di comunicazione, nuove Sovrastrutture, alla modulazione delle migliori frequenze degli ecosistemi presenti nel nostro pianeta.

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