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La bufera ad Aci Catena, ora è caccia alle spie

Di Vittorio Romano
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Oggi gli arrestati saranno interrogati nel carcere di piazza Lanza dal gip Anna Maggiore, che dovrà decidere sulla convalida del fermo, disposto dalla Procura etnea, e sulla richiesta di emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Al centro delle indagini della Dia di Catania, che s’è avvalsa anche di intercettazioni e pedinamenti, una presunta tangente da 15.000 euro che l’imprenditore, secondo l’accusa, ha consegnato al consigliere comunale, il quale l’ha equamente divisa con il sindaco. Tutto per il rinnovo del contratto di fornitura del servizio di assistenza e manutenzione dei sistemi software e hardware del Comune di Aci Catena («affidato - come si legge nelle carte della Procura - alla ditta per oltre 10 anni mediante il ricorso all’illegittimo istituto del “rinnovo del contratto” e in violazione del divieto di frammentazione dell’appalto per un importo complessivo pari a oltre 400.000 euro») e l’aggiudicazione del progetto esecutivo “Home Care” finanziato dall’Unione europea con 252.000 euro.

Accertamenti sono in corso, come ha sottolineato il procuratore Carmelo Zuccaro, sia sullo stesso contratto e la sua estensione nel tempo (il primo rapporto tra l’azienda di Cerami e l’ente comunale risale al 1996), sia sui comportamenti dei tre indagati, che temevano di essere intercettati. Ma s’indaga anche sulle relazioni tra le persone indagate e soggetti in corso di identificazione, “capaci di veicolare informazioni in ordine alle indagini che li riguardavano”.

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