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L'aperitrek fra storia e sapori nella Valle fluviale di Cava d'Ispica

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L'aperitrek fra storia e sapori nella Valle fluviale di Cava d'Ispica

Di Carmen Greco

MODICA - Se è vero che il lavoro si crea assecondando le proprie passioni, Giovanni Carbone è uno che incarna in pieno questa filosofia. Di fronte alla perdita del posto di lavoro ha messo insieme il piacere di camminare nella natura con quello del cibo e ne ha fatto una nuova professione. Otto anni fa si è inventato l’Aperitrek, un marchio registrato grazie al quale fa conoscere a circa 1.500 persone l’anno un angolo di Sicilia poco conosciuto, specialità gastronomiche comprese.

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L’idea è semplice e come tutte le idee semplici anche geniale: collegare un’escursione a piedi nel cuore del “canion” di Cava d’Ispica con il gusto di scacce, formaggi ragusani, salami modicani, olive di Chiaramonte Gulfi e pomodori secchi di Vittoria, il tutto annaffiato da Nero d’Avola. Carbone si mette alla testa del gruppetto di turisti per fare loro strada nell’area archeologica di Cava d’Ispica, guidarli fra la vegetazione della valle fluviale, raccontando la storia dei luoghi, le tombe a forno, le case scavate nella roccia e ancora abitate negli Anni Sessanta, il fiume che scorre invisibile prendendo via via nomi diversi.

«Io sono un camminatore da sempre - racconta - poi un giorno ho conosciuto Nanni Di Falco (storica guida ambientale della Sicilia ndr) e lui mi ha fatto pensare all’idea di organizzare una degustazione di prodotti locali abbinata a un’escursione. Così abbiamo iniziato a creare dei piccoli brunch per coloro che arrivavano al Rifugio Scirocco, il più a sud d’Italia, e la cosa, man mano, è diventata una consuetudine».

Da allora di turisti, zaino in spalla e bastoni da trekking, ne sono passati tanti, di età, culture e nazionalità diverse. «In genere, di Aperitrek nel facciamo circa 40 l’anno - dice Carbone - nel 2020, abbiamo dovuto ridurre l’entità dei gruppi e organizzare anche giornate “individuali”, ma abbiamo lavorato lo stesso. Qui c’è tutto lo spazio per garantire il distanziamento e siamo all’aperto, però è chiaro che è stata un’annata anomala».

Il percorso “classico” prevede prima l’escursione a piedi, poi la sosta al rifugio e la risalita dalla valle passando per l’area archeologia dove grazie a Sebastiano Tusa sono state riportate alla luce le tombe “a forno” completamente sepolte. Il trekking mediamente copre circa 7 km, si accede da “Scale Piane” così si chiama uno degli ingressi di Cava d’Ispica (ma siamo in territorio di Modica), e si esce al “Castello”, nell’aera archeologica. Dura circa sei ore: tre di cammino, la sosta al rifugio (senza guardare l’orologio) e poi un’altra ora e mezza per uscire.

L’aperitrekkista “tipo” è prima di tutto un camminatore, la presenza fra uomini e donne è (almeno qui) paritaria e, spesso, Carbone e il suo collaboratore Giuseppe Sofia, hanno portato al rifugio anche escursionisti ottantenni con un bel po’ di passeggiate in montagna nelle gambe.

Una foto pre-pandemia dell'aperitrek al rifugio Sciroco, al centro Giovanni Carbone

«La cosa che mi colpisce di più è lo “wow” di chi viene a visitare questi luoghi. Restano a bocca aperta e, quando se ne vanno, mi abbracciano. Quando poi tornano a casa e postano le foto di queste giornate sui social e questo è importante. Vuol dire che abbiamo tramesso loro qualcosa del piacere che proviamo noi a frequentare questi luoghi. Io ci vengo spesso da solo e quello è un momento che ritaglio tutto per me. Il cellulare resta isolato per qualche ora e quando me ne devo andare sto male».

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