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Carlo Massarini e le 280 canzoni che fecero il rock

Nella nuova opera il giornalista e conduttore racconta in 280 brani e 5 ere musicali coloro che, dal blues degli Anni 30 al 1969, posero le fondamenta della nuova musica giovanile che avrebbe cambiato tutto

Di Gianluca Santisi

(15 dicembre 2016) Giù in fondo, dove tutto ebbe inizio. Un tuffo nei race records, i dischi della razza, la musica nera che segnò la prima metà del Novecento, dagli anni Venti ai Quaranta: blues, jazz, gospel. E ancora boogie woogie e rythm'n'blues. Perché se è vero che agli antipodi, in quel salto temporale dal 1936 al 1969, dal blues primordiale di Robert Johnson alle sperimentazioni di Rober Fripp e dei suoi King Crimson, i punti di contatto sono pressoché azzerati, tutto quello che sta nel mezzo è pura, continua evoluzione.

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Robert Jonhson

Race music: Robert Jonshon, il padre del blues

A rovistare tra i tizzoni ardenti di quel suono così seminale - che prenderanno letteralmente fuoco a metà del XX secolo con il rock'n'roll e subito dopo il rock - è stato il giornalista e conduttore radio-televisivo Carlo Massarini, uno tra i maggiori esperti di musica in Italia. Un lavoro minuzioso di ricerca e approfondimento, il suo. Confluito prima nelle “pillole” quotidiane prodotte per Virgin Radio e diventato, adesso, un prezioso libro edito da Hoepli. Per le due derivazioni Massarini ha scelto lo stesso titolo: Absolute Beginners. Come il film musicale di Julian Temple sull'Inghilterra pre-Beatles, con David Bowie nella duplice veste di attore e autore di alcuni brani della colonna sonora (tra i quali l'omonima title track). Il libro, un bel volume di oltre 400 pagine con un ricco apparato iconografico, sarà presentato domenica al Ma di Catania, alla presenza dello stesso autore e dei giornalisti Enzo Stroscio e Gianni Nicola Caracoglia per un evento organizzato da Sinuhe Third. Massarini ha tessuto le fila di un avvincente percorso lungo 33 anni, dal ’36 al ’69, attraverso il racconto di 280 brani di artisti noti e meno noti. Non semplici schede didascaliche ma vere e proprie storie. Da leggere seguendo l’ordine cronologico oppure aprendo il libro a caso, “assaporando” un singolo brano per volta. «Mi piaceva l'idea di mettere in prospettiva la musica - spiega l'autore -. Tutte le storie che stanno dietro a questi artisti e alle loro band. Erano giovani, trasgressivi, sfacciati, iconoclasti, spesso e volentieri cialtroni, a volte anche banditi. E facevano una cosa che al tempo nessuno conosceva e che loro stessi pensavano potesse finire nell'arco di uno o due anni al massimo. Ci sono interviste in cui a Mick Jagger e Peter Townsend chiedevano: “Allora? Che farete adesso?”. E loro rispondevano: “Beh, non lo so, facciamo musica, quest'anno e forse anche il prossimo, vediamo come va...”. Non si rendevano conto che stavano creando una forma d'arte contemporanea».

Elvis Presley

The “golden age” of rock’n’roll: “That’s all right” tra i primi singoli di Elvis Presley (1954)

Che avrebbe scardinato le porte della cultura di massa, influenzandola. Le 280 storie di Absolute Beginners sono divise in cinque grandi sezioni tematiche. Race Records: la musica afroamericana, dal blues primitivo al boogie woogie. La “golden age” del rock'n'roll: gli anni ’50, bianchi e neri. Folksinger: il folk che si trasforma in canzone d’autore. The Beat: i primi anni ’60 sulle due sponde dell'Atlantico. Classic Rock: il rock che diventa adulto e scrive la storia. «Io consiglio di leggere il libro – continua Massarini - creandosi prima una playlist con le canzoni e poi ascoltandola man mano. Ogni storia è strutturata per prendere 2-3 minuti per la lettura, giusto il tempo del brano. È un libro quasi didattico con 280 canzoni di circa 230 artisti, perché ovviamente dei grandi ne ho messe più di una. Molte di queste canzoni hanno il bollino della Rock and Roll Hall of Fame e risultano ufficialmente inserite nella lista delle 500 che hanno plasmato il rock. È chiaro che questa è una lista soggettiva, la mia visione di 280 canzoni».

Bob Dylan

Folksinger: “Blowin’ in the Wind”, così nasce il mito di Bob Dylan (1964)

E il percorso di Carlo Massarini alla scoperta della musica quando è iniziato? «Il primo disco che appartiene alla storicizzazione del rock e che ricordo di aver sentito da piccolino quando vivevo in Canada è Tom Dooley, una ballata noir, una sorta di traditional rifatto e cantato, in una versione che oggi diremmo abbastanza pop, dai Kingstone Trio. Parla di uno che è stato impiccato per aver ammazzato la sua fidanzata. Era il 1959. Negli anni ’60 ho cominciato, come tutti, a comprare i dischi di Rita Pavone, Gianni Morandi, Mina e Celentano, e subito dopo nel ’65 ho scoperto Beatles e i Rolling Stones. A quel punto si sono aperte le acque: Who, Kinks, Animals e tanti altri. Sono arrivato in radio nel 1971, a 18 anni, e a quel tempo era un'eresia pensare di costruire una vita professionale attorno a questa passione. Studiavo medicina e i miei credevano fossi pazzo a volerla mollare. Ho tenuto un piede in due staffe per un po’, poi mi sono deciso. Eravamo anche noi degli absolute beginners, passavamo musica che nessuno conosceva e provavamo a inquadrarla in un momento storico nel quale non fosse solo intrattenimento ma rappresentasse qualcosa. E in quegli anni lo era sul serio: c’era la lotta alla guerra in Vietnam, le canzoni di protesta di Bob Dylan e di Joan Baez, c'era la follia di Frank Zappa, i nuovi suoni acustici di Crosby, Stills e Nash, quelli elettrici pesanti dei Led Zeppelin, c'era la fantasia e l'ecletticità dei Traffic. Fino a quel momento in Italia gli anni Sessanta erano passati abbastanza lisci. Poi sono arrivati gli anni Settanta, i festival pop e la musica è diventata una cosa importante anche per le masse».

Beatles

The Beat: “Love Me Do”, e così nasce il mito dei Beatles (1964)


I Beatles come spartiacque. «Io lo definisco come il passaggio dal bianco e nero al colore. È il momento in cui i giovani diventano finalmente parte attiva della società. Non solo perché hanno una musica nuova dietro cui andare, che sarà un veicolo per le loro aspirazioni, i loro sogni, le loro insoddisfazioni, ma anche perché si crea un mercato, un sistema che prima non c'era. I Beatles creano i consumi giovanili, la moda. Se ci pensi, coincide anche con il vero inizio del dopoguerra, che fino a quel momento era stato solo sangue, sudore e lacrime. Significava ricostruire le città, accontentarsi di poco. Da lì in poi arriva il boom. Anche in Italia». C'è ancora un pezzo di storia del rock da raccontare, un altro libro da scrivere. «Dovrei avere pazienza e tempo – conclude Massarini -, perché sono un ossimoro vivente: uno perfezionista pigro. E le due cose non vanno d'accordo. Mancano gli anni Settanta ma mi divertirebbe molto l'idea di fare anche gli Ottanta e Novanta…».

Led Zeppellin

Classic Rock: il primo live dei Led Zeppellin a Battersea (1968)

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