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La (pessima) sanità pubblica ai siciliani costa quanto la Germania

La Regione spende il 10% del Pil: ben più della media Ue. Maglia nera su posti-letto, dimissioni e Lea

Leandro Perrotta

04 Settembre 2024, 09:32

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In Sicilia per la sanità pubblica si spende quanto la Germania. Ovvero, più del 10% del Pil. Sono infatti dieci miliardi e mezzo gli euro di spese sanitarie complessive inserite nel bilancio di previsione regionale per il 2024, a fronte di un prodotto interno lordo che nelle migliori delle previsioni possibili potrebbe sfiorare - sarebbe la prima volta nella storia dell'Isola - quota 100 miliardi, visti gli ottimi dati di incremento registrati da Banca d'Italia e Svimez (oltre il 2% di crescita, migliore performance nazionale). Il dato, pur trattandosi di una semplificazione utile solo per un confronto, porta a un 10,5% di spesa sanitaria sul Pil: per la Germania, prima in Europa, è il 10,1%.

L'Italia è invece al 6,2%, fanalino di coda tra i grandi Paesi dell’Ocse. Come calcolato dalla Fondazione Gimbe la media Ocse 2023 vede una spesa del 6,9%, mentre quella europea è del 6,8%. Più del bel Paese spendono anche gli Stati Uniti, che anche per via del sistema sanitario basato sulle assicurazioni private raggiungono una spesa sul Pil stratosferica vicina al 14%, ma anche Francia, Svezia, regno Unito, Spagna e persino la Repubblica Ceca. Rapportando la spesa in dollari e a parità di potere d'acquisto, la ex repubblica socialista spende 3.900 dollari per cittadino in Sanità, quasi 500 euro in più dell'Italia a quota 3.574. La media Ocse è di 4.174 dollari, con la Germania che arriva a quota 7.253. Gli Usa sorpassano di slancio i 10 mila dollari pro-capite.

Numero di medici

Al 2022 Germania e Sicilia hanno inoltre lo stesso numero di medici ogni mille abitanti, 4,5, più della media italiana che si ferma a 4,2. Regioni italiane “virtuose” per la Sanità, come Lombardia e Piemonte che hanno ottime performance per i Livelli essenziali di assistenza (in breve Lea), hanno un rapporto ben più basso, rispettivamente di 3,8 e 3.9. L'Emilia-Romagna, prima nei Lea, ne ha 4,6. Ma le buone notizie finiscono qui. Il numero di dimissioni ospedaliere, dato che per Ocse è il maggior indicatore della performance del sistema ospedaliero, al 2022 vede in Sicilia solo 9.387 dimissioni per 100mila abitanti, contro una media italiana di 10.139 e gli 11.578 dell'Emilia-Romagna. La Germania raggiunge quota 21.800 (dati però riferiti al 2020), mentre la Repubblica Ceca supera le 18.100.

Posti letto

La differenza di posti letto è del resto enorme: in Sicilia sono solo 2,8 per mille abitanti, contro una media italiana di 3,1. I posti letto salgono a 4,8 in Repubblica Ceca e la Germania ancora una volta spicca in Europa con 5,8 posti. La Sicilia non brilla nemmeno per quanto riguarda il personale. Medici a parte, come detto in numero ben superiore alla media italiana, gli infermieri attivi in servizio sono solo 5,8 ogni mille abitanti. La media italiana è di 6,5, e solo una regione ha un dato più basso, la Calabria, con 5,6.
Si tratta di carenze che hanno avuto anche un riscontro nel calcolo annuale dei fabbisogni stabilito dalla conferenza Stato-Regioni.

Il mondo universitario

Le università siciliane per il 2024-2025 mettono a bando posti per 2.200 nuovi infermieri. Secondo Ocse, al 2022 il numero di infermieri attivi in Sicilia è di 28 mila unità: un ricambio di quasi il 10% annuo. E non è così scontato trovarli, i nuovi infermieri. Secondo i dati raccolti da Angelo Mastrillo, docente di Organizzazione delle professioni sanitarie dell'Università di Bologna, e diffusi dal Sole 24 ore, ai corsi di infermieristica in tutta Italia gli iscritti ai test sono 21.350, ma a fronte di 20.174 posti. Ovvero: c'è un posto disponibile quasi per ogni iscritto ai test.
Una situazione molto più frequente al Nord, dove il caso di Treviso – 527 candidati per 423 posti - è stato pubblicamente citato dal presidente del veneto Luca Zaia. Ma anche in Sicilia i numeri sono in calo: secondo i dati fornitici dall'Università di Catania, il numero di iscritti per i test d’ingresso ai propri corsi nelle professioni sanitarie, che si terranno come nel resto d'Italia il prossimo 5 settembre, è di 2.021 candidati, a fronte però di 975 posti disponibili. Un rapporto di 2 candidati per posto: solo dieci anni fa il rapporto era di quattro a uno. Ai nuovi aspiranti infermieri del resto potrebbe convenire tentare il salto di qualità: il fabbisogno stabilito dalla conferenza Stato-Regioni mette a bando 2.400 posti per medicina in Sicilia, 200 in più che per gli infermieri.