Blitz centri scommesse, Bacchi non risponde a Gip

Di Redazione / 02 Febbraio 2018

Palermo – Benedetto Bacchi, imprenditore di Partinico del settore giochi e scommesse online, arrestato ieri dalla polizia insieme ad altre 30 persone, con le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio, concorrenza sleale e truffa allo Stato, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Stessa scelta ha fatto il socio occulto, il boss di Partinico Francesco Nania, anche lui finito in manette, accusato di associazione mafiosa e autoriciclaggio. Aveva avviato una attività di import-export di prodotti alimentari con gli Usa per “ripulire» i soldi sporchi. Sono rimasti in silenzio anche altri 5 arrestati: Fabio e Francesco Lo Iacono, Antonio Lo Baido, Salvatore Cusumano e Alessandro Lo Bianco. Agli interrogatori, svoltisi davanti al gip Antonella Consiglio, erano presenti le pm Annamaria Picozzi e Amelia Luise che hanno coordinato l’inchiesta insieme al pm Roberto Tartaglia.


Dall’indagine è emerso un vero e proprio accordo contrattuale tra Bacchi e i vertici delle famiglie mafiose palermitane che assicuravano, in cambio di somme che andavano dai 300 agli 800mila euro, il monopolio delle agenzie di scommesse in Sicilia all’imprenditore. Bacchi aveva oltre 700 centri in tutta Italia e 40 in Sicilia. I punti scommesse erano tutti irregolari. Nel corso dell’inchiesta ne sono stati chiusi 46. L’indagine ha dimostrato come quello del gioco online sia il nuovo business di Cosa nostra che riesce a ricavare fiumi di denaro sicuri e riciclare soldi sporchi. Secondo gli inquirenti Bacchi, che ha scelto come suo legale l’ex pm Antonio Ingroia, incassava un milione di euro al mese. Dall’inchiesta è emerso che avrebbe voluto coinvolgerlo in una società che si sarebbe dovuta occupare di energie rinnovabili per sfruttare l’immagine di ex magistrato antimafia. L’affare però non avrebbe avuto seguito. Gli interrogatori di garanzia proseguiranno nei prossimi giorni.

«Le indagini della Squadra Mobile di Palermo hanno poi disvelato anche il tentativo inquietante di Bacchi, avallato dal boss Francesco Nania, di condizionare la decisione del Tar di Napoli, adito a seguito di un ricorso amministrativo presentato nell’interesse della sua società di scommesse al fine di ottenere un rinvio del giudizio alla Corte di Giustizia Europea, a dimostrazione della pericolosità sociale dei soggetti interessati a garantire a Bacchi l’espansione della sua attività economica, nonché della spregiudicatezza dei mezzi adoperati non esitando ad inquinare organi giurisdizionali». Lo scrive il gip di Palermo a proposito dell’imprenditore di Partinico Benedetto Bacchi, re delle scommesse on line, arrestato ieri con le accuse di concorso in associazione mafiosa e riciclaggio. Il tribunale amministrativo di Napoli avrebbe dovuto decidere del ricorso contro il sequestro di alcuni punti di scommesse online dell’imprenditore di Partinico privi di autorizzazione. Bacchi si sarebbe rivolto per raggiungere lo scopo anche a un commercialista napoletano, Michele De Vivo, anche lui arrestato ieri. 

Dall’inchiesta emerge anche che il boss di Partinico Francesco Nania, arrestato sempre ieri nella stessa operazione, e Antonino Pizzo, altro arrestato, trovarono una microspia piazzata dagli investigatori nel garage dell’abitazione di Pizzo. Era l’11 ottobre del 2014. Dopo le telecamere scoperte nei pressi dell’abitazioni di Nania era la conferma che i due erano coinvolti in un’indagine. Il particolare emerge dall’ordinanza di custodia cautelare del gip. La mafia di Partinico voleva avere la parte più cospicua dei soldi che Bacchi proprio per assicurarsi il controllo esclusivo del settore dava alle famiglie mafiose di Palermo. E bisognava vigilare perché tutti gli altri boss potenziali concorrenti nella spartizione dei guadagni di Bacchi avessero di meno. Di questo parlavano continuamente Francesco Nania, socio occulto dello stesso Bacchi, e Antonino Pizzo. 

I due, Nania e Bacchi, avevano una grande preoccupazione: il numero sempre più elevato di soggetti appartenenti all’organizzazione mafiosa che man mano decidevano di collaborare con la giustizia. Il 27 aprile de 2015 commentavano la notizia della collaborazione di Francesco Chiarello, affiliato a Cosa nostra fino al suo arresto avvenuto nel luglio 2011. «Un altro ce n’è. Ora è spuntato», dice Nania a Bacchi. «L’ho letto. L’ho visto», risponde Bacchi. «Qua spuntano come i funghi ogni mattina», replica Nania. Il particolare emerge dall’inchiesta Game Over che ha scoperto l’accordo stretto tra Bacchi, Nania e i vertici delle famiglie mafiose di Palermo per la spartizione dei ricavi delle scommesse online di cui Bacchi, proprio grazie a Cosa nostra, era diventato monopolista in Sicilia. 

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