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Covid, medici in allarme: «In Sicilia scenario da guerra, servono ospedali da campo»

Di Redazione |

Palermo – Se ieri la Federazione dell’Ordine dei Medici, per voce del suo presidente nazionale Filippo Anelli, è stato categorico nel chiedere il lockdown totale in Italia per i troppi contagi che si stanno registrando, anche in Sicilia l’allarme dei camici bianchi non è più contenuto. “In queste ore assistiamo allibiti a dichiarazioni di soggetti istituzionali che fanno a gara il gioco dello scaricabarile. Ci auguriamo che la Protezione civile stia programmando la realizzazione di strutture da campo. Lo scenario è già uno scenario di guerra. Il trend va verso un peggioramento e non si potrà essere colti alla sprovvista. Minimizzare non serve a nessuno: si è già minimizzato abbastanza”. A dirlo è Angelo Collodoro, vice segretario regionale siciliano del sindacato dei medici ospedalieri Cimo. Ieri il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, in una lettera indirizzata al premier Giuseppe Conte, al governatore siciliano Nello Musumeci e al prefetto del capoluogo siciliano, Giuseppe Forlani, per sottolineare che la Sicilia va verso “una strage annunciata”.

A snocciolare i numeri è lo stesso Collodoro. “In questo momento al pronto soccorso dell’Arnas Civico stazionano 45 Covid positivi e circa 40 pazienti al Cervello – dice -. Tutti in attesa di ricovero. Il pronto soccorso Di Villa Sofia ha al momento 63 pazienti in trattamento e altri 22 in attesa per un totale di 85 malati, al pronto soccorso del Policlinico ci sono 26 pazienti in trattamento e al piccolo pronto soccorso Ingrassia stanno assistendo 26 pazienti, di cui 4 sono positivi e 10 in attesa di risposta del tampone. Per non parlare di una povera vecchietta che dal giorno 5 novembre sta pronto soccorso in attesa di un posto letto”. “Questi numeri ci fanno dire che la realtà che viene raccontata non è quella che viene vissuta su campo dai medici e dal personale sanitario tutto – attacca Collodoro -. In questi giorni abbiamo assistito a enormi assembramenti a Palermo, non ultimo nei mercatini che andrebbero chiusi. Da medici non possiamo che chiedere al sindaco Orlando la loro chiusura per motivi di sicurezza”. Dal Cimo arriva anche una richiesta al Governo regionale. “Realizzare strutture territoriali alternative all’ospedale per dimettere i pazienti ricoverati in ospedale ma non necessitanti di un contesto assistenziale ospedaliero”, conclude.

Anche i presidenti degli Ordini dei medici e degli odontoiatri della Sicilia, riuniti a Messina per discutere dei problemi sanitari della regione, lanciano il loro grido d’allarme su una gestione dell’emergenza Covid “inefficace” e su una «strategia poco chiara». «Dopo una verifica sulle singole realtà provinciali – si legge in una nota – sono emerse diverse disfunzioni che gli Ordini intendono segnalare tempestivamente, con spirito costruttivo ma con determinazione, al solo fine della tutela della salute dei siciliani». I presidenti degli Omceo siciliani hanno rilevato: «Salvo poche eccezioni, la mancata distribuzione ai medici dei dispositivi di protezione individuale, fondamentali a garantire sicurezza e serenità ai sanitari, ai cittadini e ai pazienti». Questo accade, hanno detto «nonostante la diversa disposizione del presidente della Regione e contravvenendo quanto prescrive il cosiddetto decreto Cura Italia». Va segnalata inoltre, hanno aggiunto i presidenti «una strategia poco chiara sulle modalità di attuazione dei tamponi fatti dai cittadini su base volontaria. Appare quantomeno inefficace dal punto di vista epidemiologico e in controtendenza rispetto alla strategia nazionale, che invece prevede un’esecuzione mirata dei tamponi a soggetti e a gruppi di popolazione a rischio, emarginando in questo modo il ruolo dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta, degli specialisti ambulatoriali e dei dirigenti medici delle Asp, tutte figure cardine dell’assistenza territoriale».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA