Fondi Ue, la corsa “folle” della Regione, per non perdere 500 milioni di euro

Di Mario Barresi / 20 Marzo 2017

CROCETTA SI INFURIA CON LE IENE

Benvenuti nel fantasmagorico mondo di quelli che un tempo si chiamavano progetti “sponda”. Poi, per un rigurgito di dignità (e di pudore) sono diventati “coerenti”. Infine, oggi, li chiamano “retrospettivi”. Un termine più oscuro, per indicare una procedura sgradita, seppur in certa percentuale consentita, dall’Europa. E cioè: le Regioni destinatarie di fondi comunitari, all’atto della rendicontazione del settennio di programmazione precedente, possono ripescare vecchi progetti (già finanziati con risorse statali e non soltanto) e inserirli “retrospettivamente” nel calderone per farli finanziare da Mamma Ue. Insomma: bravi i sindaci che riescono ad alleggerire i bilanci comunali drenando inaspettate risorse per (ri)pagare opere già realizzate; e anche la Programmazione della Regione fa il suo mestiere, cercando di spendere fino all’ultimo centesimo le somme di periodi comunque precedenti all’attuale governo.

Ma c’è un ma. Siamo alla resa dei conti. Sta per scadere l’ultimatum per la certificazione degli ultimi progetti che la Sicilia cercherà di farsi finanziare con i fondi europei Fesr 2007-2013: il 31 marzo, infatti, tutti i progetti dovranno essere certificati. E funzionanti.

«I dati sono disastrosi e parlano chiaro: la macchina regionale siciliana, che avrebbe dovuto spendere 4,5 miliardi di fondi Ue destinati alla Sicilia per il periodo 2007-2013, potrebbe perdere circa 500 milioni». Questo è il grido d’allarme di Ignazio Corrao, eurodeputato del Movimento 5stelle. Che denuncia «un rischio gravissimo, connesso anche all’abuso dei cosiddetti “progetti retrospettivi”».

E qui entriamo nel cuore del problema. «Si tratta di un escamotage contabile che permette alla Regione di spendere i fondi Ue, anziché per progetti nuovi di zecca utili per lo sviluppo, facendosi rimborsare progetti vecchi, già realizzati anni prima, che poco o niente hanno a che fare con gli obiettivi dello sviluppo della Sicilia. La Commissione non li vieta ma ne sconsiglia l’uso, perché questi progetti rischiano di non essere approvati dall’Europa». Significativo, in questo senso, il monito della “nota Cocof”, nella quale l’Europa mette nero su bianco che l’abuso di questo tipo di procedura è «altamente rischioso».

Le vecchie iniziative possono essere finanziate, ma senza esagerare. «E invece noi, che non siamo stati capaci in ben sette anni di produrre progetti nuovi e seri, ne abusiamo tantissimo», sbotta Corrao.

Basti pensare che nella programmazione 2007-2013, quella che sta per chiudersi, la Regione ha presentato 650 progetti retrospettivi, per un totale di 900 milioni. Dunque mezzo miliardo di euro di progetti vecchi, talvolta inutili, che tutto sono tranne che progetti per lo sviluppo della Sicilia».

Qualche esempio? «Tramite gli uffici della Commissione europea – afferma Corrao – abbiamo scoperto che tra questi progetti ci sono tantissime manutenzioni ordinarie, parcheggi, bocciodromi, piccole sistemazioni di campi sportivi, climatizzazione di ospedali, maneggi, attrezzature per asili nido, verde pubblico. Per carità, tutti interventi che sicuramente per la gran parte saranno stati utili per i beneficiari, ma lontani anni luce dal vero obiettivo dei fondi europei! Che beffa sapere che avevamo a disposizione tanti miliardi che invece spenderemo per tanti piccoli progetti spazzatura». Qualche altra chicca? A Santo Stefano Quisquina, nella black list dei grillini, c’è il finanziamento per il secondo stralcio della costruzione del maneggio: 998.180,08 euro, ma almeno questo intervento rientra nel cosiddetto “Obiettivo Operativo 6.2.1 Infrastrutture”. E quindi ha un minimo di logica. Così come il progetto denominato “Ospedale di Sciacca – N° 6 interventi per climatizzazione, ristrutturazione ed adeguamenti”: quota ammessa per 2.065.827,60 euro, dal plafond della Sanità. E poi altre decine di micro-interventi nei comuni siciliani. Tutti utili, magari qualcuno non indispensabile. Del resto, a caval donato non si guarda in bocca. A maggior ragione se trattasi di euro-equino. Finché non dovesse arrivare un imbizzarito colpo di zoccolo sul grugno di una Sicilia improvvisata e improvvisatrice. E lì sarebbero dolori.

Twitter: @MarioBarresi

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