Mons. Lorefice ricorda Papa Francesco: «Ero solo un parroco a Modica, mi volle arcivescovo a Palermo»
L'alto prelato guida la diocesi del capoluogo siciliano dal 2015 proprio su indicazione del Pontefice
Papa Francesco con l'arcivescovo Corrado Lorefice al foro Italico, durante la messa, Palermo, 15 settembre 2018. ANSA / IGOR PETYX
«Lo ricordo con affetto filiale. Con me aveva una relazione paterna. Era un uomo impregnato di Vangelo. Sono arrivato a Palermo da parroco di Modica su sua nomina. Mi disse di rimanere quello che ero. Potete immaginare che cosa significa saperlo nelle braccia di Dio. Adesso è una mancanza. Ma ho una certezza: continuerà a guidare i miei passi. Lui mi ha dato tanti segni». A parlare è l’arcivescovo Corrado Lorefice che guida la diocesi di Palermo dal 2015 proprio su indicazione di Papa Francesco.
«Dovevamo incontrarci a Roma il 19 febbraio scorso con una bimba migrante salvata nel Mediterraneo. Sarebbe stato un grande dono per me, anche perché era la festa di San Corrado. Ma il suo ricovero in ospedale impedì l’incontro», ricorda commosso Lorefice che si appresta a partecipare, sabato, al funerale a San Pietro.
Non sarebbe stata la prima volta di un migrante in Vaticano proveniente dalla Sicilia. «Nel marzo 2019 lo andai a trovare con Francois, ospite della comunità di Biagio Conte, incontrato l'anno precedente quando il Pontefice era stato a Palermo nel ricordo di padre Pino Puglisi. In quella occasione, a Roma, ricevette un grembiule confezionato dallo stesso Francois che è sarto - afferma Lorefice -Il Papa lo utilizzò per la lavanda dei piedi nel successivo giovedì Santo nel carcere minorile della Capitale».
L’arcivescovo di Palermo prosegue: "I suoi viaggi in Sicilia sono stati segnati dalla tragedia delle migrazioni e dal ricordo di padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia».
«Lampedusa fu il suo primo viaggio fuori dalle mura Vaticane - continua il presule - l’8 luglio del 2013 venne nell’isola per un viaggio che aveva una prospettiva internazionale. Da lì nascono le tre domande che trafiggeranno sempre i cuori non solo dei cristiani ma anche di coloro che reggono le sorti della casa comune: Adamo dove sei? Dov'è tuo fratello? Chi ha pianto per loro? Non sono cristiano se non ho la consapevolezza che ogni volto umano mi appartiene. E molti di quelli che muoiono nel Mediterraneo sono cristiani».
Lorefice fa riferimento anche alle parole del Papa che, l’anno scorso, in collegamento con la facoltà teologica di Palermo, aveva accomunato padre Puglisi e i giudici Rosario Livatino, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (le «cattedre di giustizia").
«Francesco aveva colto il fiume di sangue che caratterizzava la Sicilia a causa della mafia - aggiunge Lorefice - colpisce che un Papa che arrivava dai confini del mondo parlasse dell’Isola in questi termini. In questa terra che conosce ancora la criminalità mafiosa, il Papa ha visto l’impegno anche della comunità cristiana. E ai mafiosi, in continuità con papa Giovanni Paolo II, ha detto per l’ennesima volta: convertitevi. Anche su questi temi Francesco lascia una chiesa appassionata del Vangelo».