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Palermo

Anno giudiziario, a Palermo mafia e corruzione in crescita

Nella relazione del presidente della Corte d’appello Matteo Frasca anche il fenomeno della mafia nigeriana e della tratta di esseri umani tra le coste libiche e l’Italia 

Di Redazione

Aumentano nel distretto di Palermo le denunce per mafia e quelle per corruzione. Quasi stabili quelle per reati contro la pubblica amministrazione. Il dato emerge dalla relazione per l’apertura dell’anno giudiziario che illustrerà domani il presidente della Corte d’appello Matteo Frasca. Anche se le denunce per reati contro la pubblica amministrazione segnalano un lieve incremento (da 3.799 a 3.832 con una variazione dell’1%), per altre fattispecie le variazioni sono più consistenti. Le concussioni sono aumentate da 12 a 19 (+58%), le denunce per corruzione sono cresciute del 4% (da 81 a 84) mentre quelle per peculato sono diminuite da 104 a 82. 
 Sono tornate a crescere anche le truffe e le accuse di indebita percezione di contributi, finanziamenti concessi dallo Stato, da altri enti pubblici o dall’Unione europea.

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Cosa nostra continua, secondo Frasca, continua a esercitare il suo «diffuso, penetrante e violento controllo sulle attività economiche, imprenditoriali e sociali del territorio». Se negli anni precedenti il dato statistico aveva mostrato qualche cenno di diminuzione Frasca rileva che nell’ultimo anno le denunce sono state 79 mentre erano state 50 e 77 nei due anni precedenti. A livello distrettuale quindi si registra un incremento del 58%. 

La mafia nigeriana, una delle organizzazioni più crudeli che a Palermo era radicata nel quartiere di Ballarò, sarebbe stata invece smantellata. «La presenza di membri della Black Axe a Palermo - sostiene Frasca - è venuta meno, come attestato dal chiaro contenuto delle intercettazioni successive agli arresti, nel corso delle quali, i membri di altri cult (gli Eiye, anch’essi poi destinatari di un fermo indiziato di delitto, esultavano per la scomparsa degli Aye, ossia dei membri della Black Axe] da Ballarò». Nel corso delle indagini, è stata accertata una catena di violenze, anche gravissime, nei confronti dei congiunti residenti in Nigeria delle vittime e dei collaboratori di giustizia. «Il rafforzamento della cooperazione - aggiunge Frasca - potrebbe, in questi casi, consentire: di individuare efficaci strumenti di tutela delle vittime sul territorio nazionale nigeriano; di agevolare il non semplice trasferimento dei soggetti vittime di intimidazione sul territorio italiano; di reprimere tali condotte direttamente in Nigeria, mediante uno scambio efficace di informazioni». 

Le inchieste sulla tratta di esseri umani tra le coste libiche e l’Italia hanno accertato episodi di vera e propria tortura. Il caso è citato nella relazione del presidente della Corte d’appello di Palermo, Matteo Frasca. La relazione, che sarà svolta domani, è pubblicata nel sito della Corte. Frasca segnala «un’ampia ripresa degli sbarchi provenienti sia dalla rotta libica che da quella tunisina». L’entità del fenomeno ha comportato, secondo il presidente, una «difficoltà di svolgere tempestive indagini a causa della quarantena a cui vengono sottoposti i migranti». A questo si aggiunge anche una mancanza di collaborazione internazionale che impedisce di "identificare compiutamente i responsabili e di eseguire i provvedimenti» emessi dalla magistratura. Proprio per individuare le attività dei gruppi criminali sono state delineate le aree territoriali sulle quali si sono concentrate le indagini organizzate sul modello delle inchieste antimafia. Proprio da queste inchieste emersi anche i casi nei quali è stato coinvolto l’ex ministro Matteo Salvini con l'accusa di avere negato gli sbarchi delle navi che avevano raccolto profughi nel Mediterraneo. Salvini è stato prosciolto a Catania ma viene processato a Palermo. 

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