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Strage di Altavilla Milicia, i deliri social di Giovanni Barreca e l’ombra della setta

L'autore del massacro era ossessionato da dottrine religiose, predicatori sul web e riunioni di preghiera nella sua villetta

Di Lorenzo Attianese |

Tolte le scarpe sporche di stucco e vernice, dopo l’uscio rientrando a casa restavano quei mantra sulla conversione ripetuti come ossessioni. E alle spalle per lui sempre la paura che il diavolo potesse bussare alla porta. Venerdì scorso Giovanni Barreca, 54 anni, ha trasformato quelle suggestioni in orrore, commettendo una strage familiare. L’imbianchino che ad Altavilla Milicia ha ucciso la moglie e due suoi figli di 5 e 16 anni perché – ha detto – voleva liberarli da Satana, viveva tra difficoltà economiche e tensioni alleviate soltanto dal suo accanimento per dottrine religiose, predicatori sul web e riunioni di preghiera nella sua villetta, circondato dagli ulivi.

Sui social condivideva salmi, passi dei vangeli e video di pastori spirituali più o meno improvvisati. Nel suo profilo Facebook citava spesso anche Roberto Amatulli, un parrucchiere barese auto proclamatosi guaritore, santone ed esorcista che affermava di essere in grado di scacciare il demonio e di poter curare i propri fedeli senza il ricorso ai medici.

«Giovanni, che si professa evangelico, diceva continuamente che Dio è con noi», raccontano alcuni familiari. Erano parole semplici, spesso pronunciate per alleviare i suoi disagi, nei quali però Barreca stava covando una sorta di fanatismo religioso: forse, ipotizzano gli investigatori, è lo stesso che potrebbe averlo portato ad uccidere. Il sospetto è che negli ultimi tempi il 54enne avesse aderito a qualche gruppo o setta.

Timori confermati anche dalle parole di Gaspare Basile, pastore evangelico del paese: «Quella famiglia non frequentava alcuna chiesa, tantomeno la nostra. Facevano incontri privati di preghiera e di letture delle scritture a casa loro, credo con altre persone. Non avevano, però, un pastore di riferimento. Almeno così mi raccontò sua moglie».

Per diverso tempo l’imbianchino aveva vissuto a Novara lontano da Palermo da alcuni parenti assieme alla sua famiglia, con la quale si era poi trasferito ad Altavilla cinque anni fa, dove aveva stretto nuove amicizie e frequentazioni.

Le paranoie

Alcuni conoscenti raccontano di paranoie fino a ieri sembrate banali, come le sue convinzioni sui gatti: «Per lui i gatti erano il diavolo, me lo scrisse in un messaggio ricevuto col telefonino», dice la vicina.

La figlia 17enne è invece l’unica ad essere sopravvissuta alla strage e quella notte si è alzata dal letto intontita trovandosi di fronte ai corpi dei fratelli. «Lei – racconta sempre la vicina – è la sua preferita”: una ragazza timida, alla quale veniva imposto di avere soltanto conoscenze nell’ambito della cerchia di amicizie del 54enne, così come per gli altri due figli, Emanuel e Kevin. Una famiglia povera e sola distrutta dalle manie del padre, che ha tramutato preghiere di speranza in deliri di morte. Deliri religiosi anche sulla pagina della moglie Antonella Salamone. «All’orizzonte di una nuova notte c’è un nuovo domani» scriveva nei post su Facebook e poi «Gesù sei la mia vita». Il marito ha ucciso lei e i figli in nome di Satana.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA